«Questa è roba mia»: l'Inviato speciale aggredito nell'ultima puntata: ecco IL VIDEO

VIDEO | Le minacce di un dipendente della Città metropolitana di Reggio Calabria a Michele Macrì nelle campagne di Taurianova, lungo uno dei tratti della futura arteria

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di Redazione
28 aprile 2021
10:52

Alla troupe di LaC ha mostrato un tesserino della «polizia stradale», si è presentato come «ispettore Condello» e ha dichiarato di essere «un pubblico ufficiale», ma poi si è scoperto che è “solo” un impiegato della Città metropolitana di Reggio Calabria. Ecco perché Michele Macrì, nella puntata de L’Inviato Speciale andata in onda lunedì sera, nelle immagini si sente e si vede impietrito durante un controllo pieno di parolacce e minacce, a cui ha reagito senza far spegnere la telecamera, continuando a fare domande, e rinunciando ad allontanarsi dall’area di cantiere della Pedemontana, una strada completata e pronta per l’inaugurazione.

Il faccia a faccia assai drammatico è avvenuto in un luogo dove i giornalisti hanno sempre potuto lavorare con tranquillità, calpestando il manto stradale che Condello ha considerato «roba mia», facendo interviste che hanno avuto come set questa che è una delle eterne incompiute calabresi. Considerazioni che Macrì ha girato a Carmelo Versace, consigliere metropolitano e delegato che ha condannato il gesto. «Mi sono sentito con Condello stamattina – ha riferito l’amministratore reggino – e mi ha offerto le sue scuse».  


Versace ha parlato di «provvedimenti che verranno assunti all’interno dell’ufficio», senza chiarire quali, e insieme al dirigente Lorenzo Benestare, è sembrato non sapere che il guardiano del cantiere va in giro con tesserini delle forze dell’ordine. «È certamente da stigmatizzare il suo comportamento – ha detto Belvedere – ma voi potevate chiedere l’autorizzazione, al limite via mail, per girare il vostro servizio».

In realtà Macrì si trovava in un punto, dove le interviste si sono sempre fatte, per raccontare un aspetto inedito dei lavori per questa eterna incompiuta: ovvero il disastro ambientale lungo il torrente Razzà, che secondo gli imprenditori agricoli intervistati, sarebbe dovuto anche al prelievo indiscriminato di ghiaia dal corso d’acqua, servito alle ditte per la costruzione dell’arteria e autorizzato dalla Città metropolitana. La reazione spropositata del dipendente è sembrata proprio giustificare il sospetto che proprio questa novità scoperta da l’Inviato Speciale si volesse nascondere.

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