Quintali di pesce già finiti tra i rifiuti, frutta, verdura, latte e carne a rischio. Il blocco dei tir nel Sud Italia sta provocando un paradosso sempre più grave: i centri distributivi sono pieni di merce che non riesce a raggiungere i negozi, mentre gli scaffali restano vuoti e gli alimenti deperibili rischiano di andare perduti. A lanciare l’allarme è Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione, la federazione che riunisce associazioni e imprese della distribuzione al dettaglio, con quasi 20 mila punti vendita fisici in tutta Italia, oltre ai canali digitali.

«Sono blocchi inaccettabili, illegali, non degni di un Paese civile», afferma Buttarelli, preoccupato per le ricadute sulla rete commerciale e arrabbiato soprattutto per lo spreco alimentare. «Quintali di cibo che vengono buttati via, è inaccettabile».

Quintali di pesce già buttati, gli altri alimenti rischiano di marcire

Le situazioni più critiche si registrano in Campania e Calabria. «A Napoli e dintorni - racconta -, ci sono negozi vuoti». Eppure, nei centri distributivi le merci non mancano: «Ma i centri distributivi di Napoli e Cosenza sono pieni di merce, bloccata lì perché i camion non partono».

Il risultato è una doppia emergenza: da una parte i consumatori che non trovano i prodotti nei punti vendita, dall’altra gli alimenti che restano fermi e si deteriorano. «Quintali di cibo che deperiscono, frutta, verdura, latte, carne, prodotti che hanno bisogno di essere consegnati tutti i giorni per la loro deperibilità, e invece rischiano di andare a male. Quintali di pesce sono stati già buttati. Anche la consegna al terzo settore è bloccata, immorale buttare via il cibo così».

Lo spreco riguarda quindi non soltanto il sistema commerciale, ma anche la possibilità di destinare gli alimenti a chi ne ha bisogno. Le consegne al terzo settore, sottolinea il presidente di Federdistribuzione, sono ferme proprio mentre parte della merce rischia di diventare inutilizzabile.

Dal blocco dei tir problemi anche per le farmacie

Buttarelli non mette in discussione il diritto alla protesta, ma chiede che la situazione venga riportata alla legalità. «Il diritto di sciopero va sempre garantito, ma la situazione sta degenerando, penalizzando agricoltori, produttori, negozianti e cittadini, per questo chiediamo al ministro dell’Interno di ripristinare la legalità».

Il caro carburanti, riconosce, è un problema reale che deve essere affrontato. «Certo che è un tema che va affrontato, ma non in questo modo e il governo dei passi li ha fatti, quindi non capisco perché andare avanti con queste proteste: non si può tenere in ostaggio un intero sistema economico».

Il presidente ricorda che, fin dallo scoppio della guerra Usa-Iran, molte aziende della grande distribuzione hanno assorbito gli aumenti dei costi dell’autotrasporto. «Molte imprese della grande distribuzione hanno sostenuto i costi aumentati dell’autotrasporto, ma ricordo che anche loro sono energivore, il problema riguarda tutti». La sua conclusione è netta: «Oggi c’è una minoranza che prende in ostaggio tutti».

Dalle clementine calabresi all’uva pugliese: il rischio contagia il Nord

L’incontro tra autotrasportatori e governo previsto per il 27 ottobre è ancora lontano e, nel frattempo, il blocco rischia di produrre conseguenze sempre più ampie. I primi segnali, spiega Buttarelli, riguardano prodotti che non riescono a raggiungere le destinazioni commerciali, con possibili effetti anche sui negozi e sui supermercati del Nord Italia.

«Già ora alcune aziende hanno problemi con prodotti che non riescono ad arrivare — dice Buttarelli —: dall’uva dalla Puglia alle clementine della Calabria, e anche le farmacie cominciano ad avere problemi».

Il rischio è che alle perdite economiche per produttori, trasportatori e distributori si aggiunga un danno concreto per i consumatori: meno disponibilità di prodotti freschi, consegne irregolari e altri alimenti destinati a essere buttati perché non arrivati in tempo sugli scaffali.

Il 90% delle merci viaggia su gomma

La crisi riapre anche il tema della dipendenza del sistema logistico italiano dal trasporto stradale. Con il 90% delle merci che viaggia su gomma, Buttarelli riconosce la necessità di sviluppare alternative, soprattutto per le lunghe distanze.

«Non c’è dubbio che sulle lunghe percorrenze l’intermodalità sarebbe una soluzione, ma il tratto finale sarà sempre affidato al trasporto su gomma».

Intanto, l’emergenza è già visibile nella contraddizione tra i magazzini pieni e i negozi senza prodotti: merci che non arrivano a destinazione, alimenti che deperiscono e quintali di cibo già buttati. È questo il costo più immediato del blocco, mentre resta incerta la durata della protesta e si teme che le ripercussioni possano estendersi ad altre aree del Paese.