Dopo il Tar Calabria anche il Consiglio di Stato ha dichiarato inammissibile il ricorso della Regione Calabria contro l'Ufficio centrale regionale per il Referendum presso la Corte di Appello di Catanzaro, che, accogliendo la richiesta di sette consiglieri regionali, aveva dato il via libera allo svolgimento del referendum per confermare le modifiche allo Statuto regionale che introducono la figura di due sottosegretari alla presidenza della giunta.

La Quinta Sezione di Palazzo Spada ha infatti respinto l'appello presentato dalla Regione contro la precedente pronuncia del Tar, stabilendo che la controversia esula totalmente dai poteri della giustizia amministrativa.

I giudici hanno chiarito che, quando si discute della possibilità per cittadini e consiglieri di promuovere un referendum su una modifica statutaria, si entra nel terreno sacro dei diritti politici soggettivi. L'Ufficio Centrale Regionale per il Referendum, istituito presso la Corte d'Appello di Catanzaro, agisce come un arbitro neutrale a presidio dell'ordinamento costituzionale e non come una comune articolazione della pubblica amministrazione. Di conseguenza, i suoi atti non sono normali provvedimenti burocratici che il Tar o il Consiglio di Stato possono annullare, e qualsiasi contestazione su questi diritti spetta unicamente alla giurisdizione del giudice ordinario. «Correttamente, il Giudice di prime cure ha ritenuto, carente la giurisdizione del giudice amministrativo, concludendo per l'inammissibilità del ricorso», scrivono i giudici del Consiglio di Stato abbracciando le tesi del Tar Calabria.

La vicenda affonda le sue radici nella legge regionale numero 9 del marzo 2026, con cui il Consiglio regionale ha modificato lo Statuto per consentire al governatore di nominare fino a due sottosegretari alla presidenza della giunta. Di fronte a questo ampliamento dei vertici politici, sette consiglieri di minoranza (Ernesto Francesco Alecci, Francesco De Cicco, Vincenzo Bruno, Giuseppe Falcomatà, Rosellina Madeo, Giuseppe Ranuccio e Maria Elisabetta Barbuto, rappresentati e difesi dagli avvocati Paolo Falzea e Andrea Lollo) hanno subito attivato la procedura per chiedere il referendum confermativo previsto dall'articolo della Costituzione, volendo rimettere la scelta nelle mani della popolazione. Il Segretario Generale della regione, però, aveva negato il referendum affermando che la nascita dei sottosegretari rappresentava una mera riorganizzazione interna esclusa per legge dal voto popolare.

A ribaltare questo stop iniziale è stato proprio l'Ufficio Referendum della Corte d'Appello, che lo scorso 26 giugno ha dato il via libera al quesito riconoscendo che l'innesto di due nuove figure di governo incide in modo sostanziale sugli equilibri dell'esecutivo. Il tentativo della Giunta di azzerare quella decisione ricorrendo prima al Tar e poi al Consiglio di Stato si è rivelato un vicolo cieco, poiché entrambi i collegi hanno rifiutato di entrare nel merito per difetto di giurisdizione.

Si chiude così la vicenda giudiziaria sull’indizione del referendum, al netto del fatto che poco dopo la sentenza del Tar il Consiglio regionale aveva prudentemente fatto dei passi indietro sulla modifica dello Statuto regionale e sulla nomina dei sottosegretari. 

«Anche il Consiglio di Stato ha bocciato definitivamente il ricorso d’appello della Regione Calabria riguardo il referendum per l'istituzione dei sottosegretari – ha commentato la minoranza in Consiglio regionale – , confermando quello che noi consiglieri di minoranza in Consiglio regionale continuiamo a sostenere da mesi e mesi. Adesso è arrivato il momento di dire finalmente basta e mettere fine a questa vicenda incresciosa per la nostra regione. Adesso bisogna solo tornare in aula e chiudere a livello istituzionale questa pagina triste, una volta per tutte. È ora che anche il Presidente Occhiuto se ne faccia finalmente una ragione, dopo aver provato a “battere” tutte le strade possibili. Negli ultimi mesi abbiamo detto a gran voce, fuori e dentro l’aula, che i soldi dei calabresi, non possono essere utilizzati per moltiplicare poltrone o distribuire “mancette” elettorali per tenere in piedi una barcollante maggioranza che nelle ultime settimane si sta dimostrando sempre meno coesa e meno unita nella sostanza delle scelte, al di là delle facili dichiarazioni di forma che provengono dai banchi del centrodestra o dai giornali. E questo assume un significato ancora più attuale e importante in un momento così drammatico per le famiglie e le imprese, come dimostrano le immagini che giungono dalle piazze in questi giorni. Queste risorse vengano utilizzate per loro e non per continuare ad alimentare un “poltronificio” che non fa bene a nessuno, e tanto meno ai cittadini calabresi».