Reggio Calabria, associazioni in piazza per ddl Zan e per le vittime di omotransfobia

VIDEO | Il testo bloccato al Senato introduce misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi legati a sesso, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità. La manifestazione organizzata da Giovani sulla Strada, presenti anche Agedo e Arcigay I Due Mari

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di Anna Foti
15 aprile 2021
16:12

I Giovani sulla Strada di Reggio Calabria scelgono la piazza per accendere nuovamente i riflettori su una questione che reputano di diritti e civiltà. Con un sit-in in piazza Italia sollecitano l'approvazione da parte del Senato del ddl Zan, in attesa di nuova calendarizzazione a a palazzo Madama dopo l'ok alla Camera dello scorso anno. Il disegno di legge si propone come strumento, che le cronache di questo paese dimostrano essere purtroppo assolutamente necessario, sul fronte della tutela delle vittime di omotransfobia e del riconoscimento ampio dell’identità di genere.

«Chiediamo che la Destra smetta di ostacolare la calendarizzazione della discussione in Senato del ddl Zan e che, come accade in tutte le democrazie del mondo, si voti affinché esso venga immediatamente approvato. Il suo contenuto è tutt’altro che superfluo, dal momento che estende la tutela già prevista dalla legge Mancino per le vittime di odio razziale, etnico e religioso anche alle persone omossessuali e transessuali, discriminate per il loro orientamento sessuale e il loro genere. Oggi in Italia le vittime di violenza omobitransfobica non sono tutelate, per questo è necessario approvare subito il ddl Zan», ha sottolineato Francesco Nicolò, portavoce dei Giovani sulla Strada di Reggio Calabria.


Nel nostro Paese, infatti, è punito chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico e chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Non lo è, invece, chi divulga idee fondate sulla discriminazione per motivi di sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità. Questo l’ampliamento di tutela che, nel pieno rispetto della Costituzione equilibrerebbe il nostro ordinamento giuridico, proposto dal disegno di legge del deputato piddino Alessandro Zan. Esso è da tempo al centro di dibattiti e incontra ancora notevoli resistenze. C’è chi crede che la sua formulazione accorpi soggetti e istanze troppo diversi, con un rischio di eccessiva generalizzazione e di inefficacia della tutela, e c’è anche chi ritiene che la legge limiti la libertà di opinione, come se un’offesa potesse assurgere a tale rango.

«La si definisce legge liberticida che limita la libertà di espressione, laddove invece essa prevede un’estensione di tutela per persone che, altrimenti, dovrebbero continuare a non sentirsi libere di camminare per strada, mano nella mano, scambiandosi effusioni e gesti affettuosi, senza rischiare di essere aggredite solo perché dello stesso sesso. Assistiamo ad episodi di violenza inaudita che attesta come in Italia sia forte e radicata questa forma di discriminazione. Il ddl Zan, inoltre, non si concentra solo sul reato ma evidenzia anche la necessità di interventi di prevenzione e analisi del fenomeno», ha messo in luce Mirella Giuffrè, presidente dell’Agedo Reggio Calabria, associazione genitori, parenti e amici di persone omosessuali, unica articolazione in regione del sodalizio che opera in Italia da quasi trent’anni.

Una tutela più ampia del valore costituzionale dell’Identità e della Libertà, dunque, che non si limita al contrasto – con l’introduzione tra i delitti contro l’Eguaglianza del reato e della specifica aggravante, integrando gli articoli 604 bis e ter del codice penale - ma concorre anche al perseguimento di fondamentali obiettivi come la prevenzione e l’emersione del grave fenomeno. Da citare, ad esempio, l’articolo 7 del disegno di legge che dispone l’Istituzione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia e invita esplicitamente le scuole a promuovere “iniziative di promozione della cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione”. La data è quella del 17 maggio, già riconosciuta dall'Unione europea e dalle Nazioni Unite e da anni celebrata a livello internazionale su impulso del relativo Comitato Internazionale.

«Il contrasto e l’introduzione del reato specifico sono certamente importanti ma alcuna tutela sarebbe efficacie senza interventi di prevenzione, senza cioè quel lavoro culturale sui temi della discriminazione per motivi di orientamento sessuale e identità di genere a tutti i livelli, la scuola in primis ma non solo, per il quale come movimento ci siamo sempre spesi. Questa legge aiuterebbe sicuramente la comunità di vittime di questa violenza anche a sentirsi maggiormente incoraggiata a denunciare. Creerebbe una condizione favorevole a portare alla luce quanto, tanto, resta ancora sommerso. Dunque è una grande opportunità di giustizia e inclusione per la nostra democrazia. Per questo come movimento nazionale e locale chiediamo che non vengano, in sede di discussione al Senato, proposti e votati emendamenti che vadano a snaturare il contenuto del disegno di legge. Continueremo a vigilare affinché il testo approdato in Senato non subisca gli esiti di mediazioni al ribasso», ha concluso Michela Calabrò, presidente Arcigay I due mari di Reggio Calabria.

 

Giornalista
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