’Ndrangheta

Reggio Calabria, investì il presunto boss Benestare per tentare di ucciderlo: condannato a 10 anni

Giorgio Benestare è considerato elemento di spicco della cosca De Stefano-Tegano. I fatti risalgono al maggio 2021

 

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di Redazione
7 novembre 2022
11:48

Una condanna a 10 anni per il tentato omicidio del presunto boss Giorgio Benestare a Reggio Calabria. Il gup Giovanna Sergi ha accolto la richiesta del sostituto procuratore della Dda Stefano Musolino e ha condannato Marco Geria a 10 anni di carcere. Benestare, detto "Franco", si è costituito parte civile. Si è concluso così il primo processo, con il rito abbreviato, sull'incidente in cui il 26 maggio 2021 rimase gravemente ferito l'uomo, considerato elemento di spicco della cosca De Stefano-Tegano.

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Benestare venne investito nel quartiere Archi da un furgone Fiat Doblò bianco mentre percorreva a piedi via Croce Cimitero, riportando gravissime lesioni. Il mezzo, risultato rubato, fu poi ritrovato incendiato dalla polizia che pochi mesi dopo i fatti arrestò Marco Geria, ritenuto uomo di fiducia del presunto boss Gino Molinetti, e il figlio di quest'ultimo, Emilio Molinetti che è ancora sotto processo con il rito ordinario. A entrambi la Procura ha contestato il tentato omicidio, il danneggiamento a mezzo incendio e la ricettazione.

Prima del processo, Marco Geria ha ammesso di essere stato a bordo del furgone con cui è stato investito Benestare. Per la Dda, guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri, con l'imputato già condannato ci sarebbe stato Emilio Molinetti. «L'autista dell'autoveicolo - è scritto nel capo di imputazione - aumentava la velocità una volta individuato il pedone e lo colpiva indirizzando la traiettoria del mezzo contro la vittima designata». Scaraventato sul ballatoio di un'abitazione, Benestare ha riportato diverse ferite a causa delle quali ha subito un intervento chirurgico ed è stato a lungo ricoverato in ospedale. Il presunto boss si è costituito parte civile nel processo e il gup Sergi ha disposto, a carico di Geria, il risarcimento dei danni subiti e delle spese legali sostenute. Con la stessa sentenza di primo grado, il giudice ha dichiarato l'imputato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici.  

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