Ucciso dal rogo di San Ferdinando, l'ultimo viaggio di Surawa in Africa

VIDEO | Commozione e dolore oggi all'aeroporto dello Stretto per il rientro in patria del corpo del giovane gambiano morto carbonizzato la sera del primo dicembre alla baraccopoli. Il trasporto e il funerale in patria sono stati donati alla famiglia dalla Flai Cgil di Gioia Tauro 

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di Angela  Panzera
23 gennaio 2019
14:01
L’ultimo saluto a Surawa
L’ultimo saluto a Surawa

Tanta commozione oggi all’aeroporto di Reggio Calabria per l’ultimo saluto a Surawa Jaithe, il diciottenne gambiano morto carbonizzato alla baraccopoli di san Ferdinando il primo dicembre scorso. Un gruppo di migranti, insieme ai sindacalisti della Flai Cgil di Gioia Tauro, è partito stamani dalla Piana e ha raggiunto lo scalo reggino per stringersi intorno al feretro e per pregare per la sua anima. Tanto il dolore della comunità che oggi ha pianto un fratello, un compagno, un giovane ragazzo giunto in Italia poco più di un anno fa, in cerca di speranza, e invece ha trovato la morte, tra le baracche fatiscenti, mentre cercava solo di ripararsi dal freddo.


Alla commemorazione era presente anche il cugino di Surawa che, emozionato, ha ricordato così il congiunto: «Surawa era un ragazzo rispettoso ed era rispettato da tutti. Ringrazio la Flai Cgil di Gioia Tauro per averci aiutato da quando e morto fino ad oggi e anche la Questura e tutti gli italiani che hanno permesso il suo rientro in Africa».


Oggi è il giorno del dolore, il giorno in cui si prendere ancora più coscienza delle assurde condizioni di vita nel ghetto di San Ferdinando. I migranti chiedono solo di avere la giusta dignità e soprattutto che nessuno muoia più anche perché lì nulla ancora è cambiato. «Non si può morire così e così giovane - ha detto alla nostra testata Paco Saer Fall, uno dei tanti migranti che vive proprio alla baraccopoli - basta davvero con queste morti. Noi vogliamo solo lavorare e avere i mezzi per vivere. Non vogliamo più stare alla baraccopoli, non esistono condizioni igieniche e lì vivono tante donne e bambini, vogliamo solo la dignità».


La salma di Surawa ha lasciato la Calabria intorno a mezzogiorno per fare scalo prima a Roma-Fiumicino, poi in Marocco ed infine arriverà in Gambia la notte tra il 25 e il 26 gennaio. Il trasporto in patria, come il funerale, è stato donato alla famiglia dalla sigla sindacale. «Era doveroso - ha dichiarato Rocco Borgese, segretario della Flai Cgil di Gioia Tauro - ridare dignità a questo ragazzo che ha perso la vita ingiustamente. Noi ci siamo fatti carico delle spese affinché lui possa riposare in pace nella sua terra di origine. Quella dignità che un paese che si definisce civile come il nostro non è stato in grado di dargli e il nostro sindacato ha voluto proprio testimoniare questo, ossia che la dignità è un bene prezioso e va rispettato per tutti».


Già ieri pomeriggio i migranti, sempre insieme ai rappresentanti sindacali, hanno potuto pregare per Surawa. All’obitorio del grande ospedale metropolitano reggino, parte della comunità guidati dall’Imam Abdelkarim, hanno pregato per il diciottenne deceduto nel rogo. «Abbiamo accompagnato i migranti - ha sottolineato Pasquale Iaria, della Flai Cgil gioiese - in questo percorso per dare l’ultimo saluto al ragazzo. È ingiusto morire così e questa grande tragedia doveva essere evitata».

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