Reggio, non vuole vendere il negozio a un mafioso e glielo incendiano: due arresti

VIDEO | Sono finiti in carcere su ordine del gip distrettuale che ha accoto la richiesta della Dda. Sequestrate anche due imprese dolciarie per un valore di 2 milioni di euro

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di Redazione
31 maggio 2021
06:20

Questa mattina, a Reggio Calabria due persone sono state arrestate dai carabinieri per tentata estorsione, danneggiamento mediante incendio, porto di arma in luogo pubblico. L’episodio al centro dell’indagine coordinata dalla Dda reggina è l’incendio di un esercizio pubblico per costringere un esercente, riottoso nell’accettare la proposta di acquisto recapitata da un esponente della ‘ndrangheta del capoluogo.

L'operazione

L’operazione denominata “La fabbrica dei cornetti”, è stata coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri e ha portato all’esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip reggino. L’ordinanza ha riguardato Antonio Morabito, reggino di 42 anni, e il 39enne Riccardo D’Anna nato a Siracusa. Nello specifico, il primo è stato ritenuto responsabile di associazione mafiosa ed entrambi di tentata estorsione, danneggiamento mediante incendio, detenzione e porto in luogo pubblico di arma da sparo in concorso ed aggravati dall’agevolazione mafiosa.


L’attività, diretta dai sostituti procuratori Dda Walter Ignazitto e Nicola De Caria avrebbe consentito al Nucleo investigativo cittadino di mettere in luce non soltanto le azioni illecite cui gli indagati sono dediti ma anche il ruolo centrale ricoperto da Antonio Morabito nella ‘ndrangheta dell’area meridionale di Reggio Calabria. Quanto acquisito nel corso delle indagini, oltre a fornire una plastica dimostrazione del pieno inserimento degli indagati nelle dinamiche mafiose locali, costituisce importante elemento di riscontro alle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia.

La tentata estorsione

Le risultanze investigative avrebbero permesso di documentare come Morabito, con l’aiuto di D’Anna, aveva inizialmente tentato di estorcere – attraverso l’invio di messaggi diretti al proprietario di un tabaccaio di Ravagnese - il consenso alla cessione della sua attività, e di fronte alle resistenze di quest’ultimo, aveva poi dato mandato a D’Anna affinché venisse appiccato il fuoco alla saracinesca dell’esercizio commerciale.

Sarebbe stato, inoltre, accertato come Morabito, in ragione del suo stabile inserimento all’interno della ‘ndrangheta, fosse perfettamente in grado di procurarsi clandestinamente armi da sparo tanto da mettere a disposizione una di queste ad un soggetto non identificato mediante la collaborazione del sodale Riccardo D’Anna.

L’ indagine nel suo complesso ha consentito di porre sotto sequestro 2 imprese operanti nel settore della produzione e vendita di prodotti dolciari e della panificazione site a Reggio Calabria per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro. Ad esito dell’esecuzione del provvedimento cautelare, entrambi gli arrestati sono stati portati nel carcere di Reggio Calabria a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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