Rogo di San Ferdinando, l'ultimo saluto al giovane Surawa

VIDEO | Una delegazione guidata dalla Flai Cgil di Gioia Tauro è giunta a Reggio per celebrare il rito funebre e pregare per l'anima del diciottenne morto carbonizzato la sera del primo dicembre nella baraccopoli. Domani la salma raggiungerà il Gambia

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di Angela  Panzera
22 gennaio 2019
19:20

Oggi è stato il giorno della commemorazione di Surawa Jaiteh, il diciottenne gambiano morto carbonizzato la notte del primo dicembre alla baraccopoli di San Ferdinando. Una delegazione di migranti, sotto la guida della Flai Cgil di Gioia Tauro, questo pomeriggio dalla Piana è giunta all’obitorio del grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria, dove si trova la salma del giovane, per dargli l’ultimo saluto. 


Sui loro volti c’era tanta tristezza, ma anche tanta rabbia per una morte così atroce e ingiusta. È stato l’Imam Abdelkarim a far da guida durante la preghiera: «La comunità musulmana è voluta essere qua stasera - ha detto l’Imam alla nostra testata - per fare il funerale al nostro fratello. Il nostro piccolo che è rimasto bruciato». Surawa Jaiteh era in Italia da poco più di un anno ed era venuto per studiare e lottare per un destino migliore. Ospite allo Sprar di Gioiosa Ionica, era giunto a San Ferdinando, per fare visita ad alcuni amici pochi giorni prima di morire. Tutti lo ricordano e tutti ricordano anche la sera in cui è divampato l’incendio che se l’è portato via per sempre.


«Io c’ero quella notte - ci dice un ragazzo - subito ho visto che il fuoco era grande. Ho cercato di arrivare a casa mia, ma non ci sono riuscito. Ho visto il ragazzo che scappava, correva e gridava. Non siamo riusciti a spegnere le fiamme. Poi sono arrivati i vigili del fuoco e hanno spento l’incendio, ma ormai era morto». Anche se era da poco in Italia, Suruwa Jaithe era molto conosciuto dalla comunità dei migranti del reggino. In tanti oggi hanno riferito come fosse «un bravo ragazzo, gentile ed educato» ed in tanti ci hanno detto anche che «era venuto qua per avere un lavoro e riacquistare la dignità da uomo». I suoi sogni sono svaniti tra le fiamme quella sera maledetta del primo dicembre.


Surawa, però, non è l’unica vittima del ghetto di San Ferdinando. Il 27 gennaio dello scorso anno un altro rogo (in quel caso doloso), distrusse diverse baracche causando la morte di una giovane 26enne originaria della Nigeria, Becky Moses. La ragazza era a San Ferdinando da pochi giorni e proveniva da Riace. Pochi mesi dopo per l'incendio fu arrestata una donna con l'accusa di esserne la mandante per vendicarsi della vittima che sospettava avere una relazione col suo ex convivente. 


In quello stesso campo poi, viveva Sacko Soumayla, 29enne maliano, ucciso a colpi di fucile nel giugno dello scorso anno a San Calogero
. Per la morte di Suruwa Jaithe sono in corso le indagini da parte della Procura di Palmi che subito dopo l’incendio ha disposto l’autopsia. Domani mattina il corpo del diciottenne raggiungerà l’aeroporto di Reggio Calabria e da lì partirà verso il Gambia. Tutta la funzione, compresi i funerali, sono stati donati alla famiglia dalla Flai Cgil di Gioia Tauro, diretta dal segretario Rocco Borgese, che è sempre al fianco dei migranti anche in questo momento di grande dolore. «Era doveroso da parte nostra - ha affermato Borgese - compiere questo gesto. Noi siamo sempre dalla loro parte e saremo sempre al fianco di quelle persone che, come Surawa, sono venute in Italia per poter trovare una vita migliore e invece, hanno trovato la morte».

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