Il caso

Reggio, chiuso da tre anni e senza nuovo protocollo: il Mandela’s office non riapre ancora

VIDEO | Resta inattivo l’ufficio di Giustizia riparativa, inaugurato in un bene confiscato nella cornice di un protocollo innovativo siglato dal ministero della Giustizia e dal Comune nel 2018 

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di Anna Foti
27 ottobre 2021
06:30

Neppure l’assegnazione per fini istituzionali esime un bene confiscato dal mancato utilizzo e la sua gestione da criticità. L’esperienza del Mandela’s Office, ufficio per la Giustizia Riparativa allestito a Reggio Calabria in un bene confiscato destinato al Comune, al centro di un protocollo innovativo siglato con il ministero di Giustizia, di fatto chiuso da circa tre anni, tristemente lo dimostra.

Inaugurato e chiuso dopo qualche mese

Operativo, dopo l’inaugurazione e tanti buoni propositi, solo per qualche mese nel 2018, l’Ufficio dal portato valoriale accresciuto dalla ristrutturazione ad opera di un gruppo di detenuti di Arghillà, arredato con il contributo del Ministero, animato da risorse umane regionali del Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità, ha chiuso battenti per rilevanti disagi legati a servizi essenziali e utenze (acqua, riscaldamento, internet) in capo al Comune reggino.


La volontà condivisa di riaprirlo 

Lo scorso aprile Giovanna Francesca Russo, garante comunale delle persone private della Libertà Personale, si era attivata per approfondire la vicenda, perorando il rilancio di un’esperienza preziosa di mediazione tra vittime e autori del reato, in un’ottica di rigenerazione umana e sociale e di un sistema penale non solo punitivo, e di riutilizzo di un bene sottratto al malaffare a beneficio della collettività.

Un intento sposato dal sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, dall’assessore e dal dirigente del settore Welfare, rispettivamente Demetrio Delfino e Francesco Barreca, e dalla direttrice del Centro Giustizia Minorile della Calabria, Isabella Mastropasqua, anche lei firmataria del protocollo e che aveva a sua volta più volte segnalato la problematica.

La Città Metropolitana tra i partner del protocollo

Da allora hanno avuto luogo delle riunioni, alla quale hanno preso parte anche il garante regionale delle persone private della Libertà Personale, all’epoca dell’inaugurazione garante comunale, Agostino Siviglia, l’assessora comunale alla Legalità Rosanna Scopelliti, la presidente della commissione consiliare Politiche Sociali Lucia Anita Nucera e l’allora consigliera comunale con delega ai Beni Comuni e Confiscati Deborah Novarro.

Dal confronto è emersa la necessità, condivisa da tutti, di revisionare il protocollo per prevenire i medesimi problemi di gestione e una nuova battuta di arresto dell’attività, puntando anche ma non solo sull'allargamento della platea di attori istituzionali e partner coinvolti. Una bozza di nuovo protocollo è già al vaglio del settore Welfare del Comune di Reggio Calabria.

Tra le novità annunciate l’ingresso, tra gli attori sottoscrittori, della Città Metropolitana. La stessa garante Giovanna Russo, che continua a sollecitare una risoluzione in tempi ragionevoli, ha proposto anche l’ingresso dell’associazione italiana Mediatori Penali, che ha già manifestato interesse per questo partenariato.

In attesa della revisione del protocollo

L’unanimità di intenti per riattivare l’esperienza è stata, dunque, manifestata ma i tempi sono sempre tanto lunghi. Mentre si resta in attesa che la revisione del protocollo sia completata, un bene confiscato potenzialmente fruibile resta chiuso, ed esposto al deterioramento del tempo e all’incuria, ed un servizio cruciale per l’amministrazione della Giustizia sui territori rimane senza una preziosa sede operativa.

Giornalista
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