Reggio, dispersione scolastica: ad Arghillà per il Covid in molti non sono tornati in classe

Il Centro per minori del quartiere auspica un potenziamento del servizio comunale per accogliere un numero maggiore di adolescenti

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di Anna Foti
19 maggio 2021
22:55

Ad Arghillà, quartiere di circa 6000 abitanti nella zona nord di Reggio Calabria, da oltre dieci anni ormai opera il centro per Minori facente capo alla parrocchia Sant’Aurelio Vescovo che a sua volta si avvale, in questo caso, dell’associazione Il Tralcio, nata nel 2009 all'interno del contesto parrocchiale con volontari che già facevano questo servizio, e di altre realtà attive sul territorio a supporto delle famiglie. Il centro per Minori è aperto alle fasce giovanili della popolazione del quartiere ed eroga servizi, finanziati dal comune di Reggio Calabria, per contrastare e prevenire la piaga della dispersione scolastica.


«Questo spazio è casa per 50 bambini e ragazzi del territorio di Arghillà. Dal lunedì al venerdì, dalle ore 15 alle ore 19, in questa aula ci si dedica allo studio e si condividono percorsi ludico - ricreativi. Dieci operatori espletano attività di supporto scolastico e potenziamento, attività laboratoriali per stimolare le capacità di ogni minore. C'è anche l'apporto di altrettanti volontari, non solo di Arghillà, che offrono un prezioso contributo.


C'è un'attenzione positiva anche dal resto del territorio». Così Mariella Quattrone, referente del Centro minorile di Arghillà, socia dell'associazione Il Tralcio e presidente della cooperativa sociale Collina del Sole, ha descritto le finalità del Centro. Frutto di un’esperienza radicata in questo territorio complesso e in continuo movimento, negli anni, da luogo di volontariato il centro è diventato un servizio strutturato e garantito con i fondi della legge 285. Ai quaranta bambini che possono essere seguiti in questo momento di pandemia se ne aggiungono altri dieci grazie alla possibilità di utilizzare una saletta che la parrocchia ha messo a disposizione. La pandemia ha purtroppo limitato il correlato servizio del trasporto tramite pulmino.

La maggiore fragilità della zona nord di Arghillà

Anche se il progetto è rivolto alla comunità giovanile, che in questo quartiere raggiunge il 40 %, i servizi sono fruiti soprattutto dai minori di Arghillà Nord (90%) dove insistono comunità rom e africane, con le quali le interlocuzioni sono costanti e positive. «Anche se il minore resta per noi una finestra spalancata sulla famiglia e sul dramma economico che vivono, le madri, quali soggetti trainanti di un possibile cambiamento, restano le nostre interlocutrici principali. Attraverso di loro cogliamo in tutta la evidenza il riflesso negativo dell'assenza negli asili dei bambini e delle bambine di Arghillà. Durante la pandemia, in particolare, abbiamo intrapreso fecondi contatti anche con le mamme delle comunità africane presenti ad Arghillà Nord. Ciò permette di rilevare bisogni e formulare delle risposte in aiuto, con percorsi di accompagnamento, grazie alle sinergie consolidatesi in questi anni con altre realtà associative del territorio come lo Sportello Sociale, segmento Coordinamento di quartiere che agisce in perfetta sintonia con il Centro di Ascolto della parrocchia Sant’Aurelio Vescovo, dal quale tutta l'esperienza ha avuto inizio», ha spiegato Mariella Quattrone.

200 minori a rischio, soprattutto adolescenti

Resta, tuttavia, il dramma della dispersione scolastica che a fronte di circa 200 minori considerati a rischio riesce ad intervenire solo su una parte. «Il nostro intervento per quanto ormai strutturato e consolidato non può essere considerato risolutivo della questione ad Arghillà. Il dato è imponente e riguarda soprattutto la fascia adolescenziale. Solo in pochi casi le ragazze e i ragazzi arrivano alle scuole superiori. Per i pochi che ci arrivano, questo non è un dato scontato; purtroppo però è un dato drammaticamente basso», ha spiegato ancora Mariella Quattrone.

Sono dunque tanti, ma non tutti coloro che ne avrebbero bisogno, le bambine e i bambini delle scuole primarie del territorio di Arghillà a Reggio Calabria che possono contare su questo servizio di supporto scolastico e di sostegno integrato per contrastare la dispersione. Ancora di meno sono i ragazzi e le ragazze delle scuole secondarie di primo grado. Solo il 20 % del totale. «Durante il nostro percorso abbiamo registrato la necessità di allargare il progetto anche ai ragazzi e alle ragazze delle scuole medie, implementando la progettualità di concerto con il Comune. Quindi se prima il centro seguiva solo bambini e bambine dai 6 ai 11 anni di scuola primaria, adesso ci sono anche ragazzi e ragazze delle scuole secondarie di primo grado. Possiamo, tuttavia, garantire solo un piccolo segmento. L'esigenza di aprirci agli adolescenti è nata proprio dall'approccio complessivo che vogliamo abbiano i nostri interventi e dalle ricadute sul territorio e nella quotidianità che auspichiamo. Gli operatori e gli educatori, che vivono ad Arghillà, hanno colto e continuano a cogliere l'esigenza di dare continuità all'intervento per non disperderne gli effetti. Il passaggio alla scuola media e oltre resta critico e sarebbe necessario continuare a seguire un numero superiore di ragazzi e di ragazze», ha segnalato la referente del Centro.
Mentre si dialoga con il Comune di Reggio Calabria per potenziare il servizio e adeguarlo ai tempi e alle esigenze, anche a fronte di un bisogno rilevato dalla stessa Amministrazione comunale reggina, la pandemia sta generando conseguenze disastrose.


La pandemia e l'aumento della dispersione scolastica


Nonostante il centro abbia rimodulato i servizi e le relazioni di aiuto, la situazione già grave è peggiorata. «Ritengo che circa il 70% dei bambini di etnia Rom non sia tornata a scuola da ottobre», ha segnalato ancora Mariella Quattrone che tiene a chiarire come «il centro non sia da intendersi come alternativa alla scuola ma come supporto alla stessa, come servizio da incardinare in un sistema integrato di assistenza e promozione di opportunità».
I servizi e le persone che li rendono concreti e accessibili in queste realtà così fragili sono vitali. Tuttavia ciò che conta non è solo lavorare bene. Sono necessarie, infatti, continuità e tempestività. «È inutile girare intorno alla questione, in mancanza di un'azione rapida, decisa e congiunta, una comunità giovanile crescerà e si consoliderà su esperienze alternative a quella educativa. Noi viviamo il fallimento di arrivare solo fino ad un certo punto e poi di dover lasciare andare. In un contesto del genere, è davvero dura dover dire che si può restare loro accanto. Non si tratta di fronteggiare solo il dato numerico della dispersione scolastica ma di prendere in carico i progetti di vita di questi giovani e giovanissimi e per farlo c'è bisogno di continuità e responsabilità. Non servono progetti calati dall'alto o relazioni con il territorio funzionali solo all'esecuzione di interventi piuttosto che alla loro programmazione. Servono azioni integrate sul territorio e per il territorio che riguardino queste storie e queste persone nello specifico», ha evidenziato Mariella Quattrone.


La sede del Centro per Minori di Arghillà


Avrebbe dovuto diventare un predisio in cui valorizzare i prodotti agroalimentari tipici del territorio, la struttura edificata nei primi anni 2000, nell'ambito del progetto nazionale Urban, finalizzato a recuperare quartieri urbani degradati. Invece è rimasto chiuso per anni.
Don Francesco Megale, parroco della chiesa di Sant'Aurelio Vescovo di Arghillà, da tempo impegnata nell'ascolto del territorio, aveva avviato una interlocuzione con il Comune reggino per poter valorizzare la struttura e poter svolgere delle attività, vista la necessità del quartiere di avere spazi da condividere e dedicare ad attività di aggregazione.

Quel dialogo portò alla disponibilità del bene adibito ad attività ludico-ricreative ma soprattutto ad interventi di contrasto e prevenzione della dispersione scolastica, inseriti in un programma consolidatosi nel tempo e frutto di un percorso già avviato dal centro di ascolto che, con spirito di puro volontariato, stava già alimentando delle sinergie a specifico supporto delle famiglie.

Nel 2008-2009, grazie a questa virtuosa interlocuzione tra il Comune reggino e parrocchia di Arghillà, soggetto aggregante con oratorio laboratorio teatrale e attività sportive, l'esigenza di dotare di una struttura questo sistema di interventi su un territorio già allora problematico e la quella di aprirne finalmente una chiusa da anni si incrociarono fruttuosamente. La struttura dunque oggi è aperta e ospita, unitamente al centro per Minori e allo sportello Sociale, anche la Pro Loco, l'Arte associazione Rionale Terza Età e altre realtà che operano sul territorio.


«La struttura è oggi funzionale ad interventi inseriti in una rete di prevenzione del disagio sociale nella quale confluiscono anche altre realtà molti presenti e radicate sul territorio come gli Scout, il Coordinamento di quartiere che raccoglie tante energie del territorio impegnate per il bene comune. L'obiettivo non è solo quello di tamponare un'emergenza ma di riuscire a dare nel tempo risposte strutturate capaci di fare sistema e rigenerare il tessuto sociale del quartiere», ha concluso Mariella Quattrone.

Una realtà eterogenea e complessa, quella di Arghillà, di cui diventa emblema l'imponente murales intitolato ”La Madre di Arghillà”, che campeggia accanto al Centro, eseguito nel 2015 dagli street artists nisseni Maurizio Giulio Gebbia in arte Rosk e Mirko Loste Cavallotti in arte Loste, dell'Osservatorio sulla creatività urbana Inward.
Allora, il quartiere di Arghillà fu il luogo da cui partì la campagna nazionale di sensibilizzazione ”No a tutti i razzismi”, promossa da Unar, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, e Anci, Associazione Nazionale Comuni Italiani.

Giornalista
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