Reggio, l'allarme delle comunità per tossicodipendenti: «Il primo contatto con le droghe a 12 anni»

L'appello lanciato in occasione della giornata mondiale contro l’uso e il traffico illecito di stupefacenti. Denunciata la mancanza di un programma di prevenzione nell'agenda politica

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di Anna Foti
27 giugno 2021
16:55

«Manca un programma concertato di prevenzione. Dal nostro osservatorio possiamo affermare che l'età del primo uso si è abbassata fino ai 12-13 anni. Inoltre è ormai sempre più diffuso l'intreccio con altre pratiche come l'alcol e il gioco d'azzardo e con l'assunzione di sostanze anche nuove e molto pericolose. Ciò rende ancora più complesse l'individuazione di quella linea sottile che intercorre tra il disagio e la dipendenza e la formulazione di un intervento di aiuto. Chiediamo maggiore ascolto e maggiore attenzione a tutto il mondo istituzionale, scuole comprese. Senza questa presa di coscienza collettiva non potremo essere in grado di offrire a questi giovani e giovanissimi le risposte di aiuto e sostegno di cui necessitano».

È un quadro molto preoccupante quello delineato da Lidia Caracciolo del Ce.Re.So di Reggio Calabria, condiviso e approfondito anche da Milena Modafferi della Comunità La Casa del Sole, da Pasquale Ambrosino della Fondazione Exodus e da Antonio Posterino della Comunità Emmanuel.


L'occasione di incontro è stata quella del webinar, scandito dagli interventi dei rappresentanti delle comunità terapeutiche del territorio reggino, promosso dal Csv I Due Mari di Reggio Calabria, nell'ambito del ciclo di Incontri con le storie con #RIPARTIAMODALLERELAZIONI, slogan lanciato congiuntamente dalle principali reti nazionali delle comunità terapeutiche, in vista dell'odierna giornata mondiale contro l’uso e il traffico illecito di stupefacenti. Problemi tecnici hanno impedito la partecipazione di Pino Latella dell'associazione William Latella.

Resistenza e prevenzione

«Il fenomeno c'è sempre anche se è cambiata la percezione da parte della collettività, complici la totale assenza di campagne di sensibilizzazione e prevenzione presenti fino agli anni Novanta e la mancanza della tossicodipendenza dall'agenda politica del Paese. In tale contesto siamo noi comunità ad attivarci, forti della relazione che ci unisce e della comune e delicata attività svolta sul territorio. Purtroppo c'è poca attenzione su un fenomeno sociale che come tale muta, come mutano i consumi; le sostanze stupefacenti sono oggetto di consumo. Noi vediamo questi cambiamenti e vorremmo poter condividere a tutti i livelli ciò che facciamo quotidianamente. Devo ammettere che in questo momento storico non ci sentiamo sostenuti in questa visione globale dalle indicazioni nazionali che registriamo. Per questa ragione credo che il nostro ruolo oggi sia quello di praticare la resistenza rispetto a questa guardia bassa che genera l'isolamento delle persone che vivono situazione di disagio e poi di dipendenza e l'isolamento delle comunità che invece sono rimaste a fronteggiare il problema. Auspichiamo un ritorno alle politiche di prevenzione e di sostegno alle famiglie», ha sottolineato Milena Modafferi della Comunità La Casa del Sole di Reggio Calabria.

La comorbilità psichiatrica

«Negli anni Settanta-Ottanta il livello di allarme sociale era altissimo, complici le cronache che ci raccontavano di giovani morti per overdose di eroina. Quello fu il momento della nascita delle comunità di recupero e di riabilitazione e l'occasione per la creazione della rete dei servizi pubblici per le tossicodipendenze. Un'esperienza in cui le comunità segnarono il passo delle istituzioni. Oggi, che nell'immaginario collettivo l'uso di stupefacenti ha un impatto minore, il fenomeno si è invece ampliato, con una maggiore varietà di sostanze micidiali, e si è generalizzato investendo tutte le classi sociali. Uno scenario in cui sempre più diffusa è la comorbilità psichiatrica, con un'altra aggravante: una forte sottovalutazione del fenomeno da parte delle famiglie. Un livello preoccupante di normalizzazione del fenomeno che si alimenta di povertà educativa e che ostacola percorsi riabilitativi efficaci e tempestivi. Per questo da anni spingiamo per una conferenza nazionale sulle dipendenze da sostanze stupefacenti», ha spiegato ancora Pasquale Ambrosino della Fondazione Exodus di Reggio Calabria.

Nuove dipendenze

«Non riusciamo a fare quadrato con tutte le istituzioni, questo è un dato ormai consolidato. La crisi delle relazioni, che il Covid ha aggravato, ha determinato nuove dipendenze e nuovi modi di consumare che però restano, in questo clima di staticità, molto difficili da individuare. Siamo impegnati al massimo, noi Comunità Insieme e Asp, per lanciare dei segnali di necessità di attenzione sul territorio. È fondamentale comprendere che l'uso di queste sostanze oggi è cambiato ma non scomparso e che, per alcuni aspetti, esso ha risvolti di maggiori gravità e pericolosità. Non possiamo perdere la speranza ma certamente dobbiamo invocare un approccio più concreto e condiviso, non più differibile», ha sottolineato Antonio Posterino della Comunità Emmanuel di Reggio Calabria.

La via della corresponsabilità

Ha concluso i lavori il direttore del Csv i Due Mari di Reggio Calabria, Giuseppe Pericone. «Porgendo i saluti del presidente Giuseppe Bognoni, desidero ringraziarvi per il lavoro silenzioso e prezioso che fate sui nostri territori. Grazie, altresì, per averci ricordato che questo fenomeno, come ogni dramma sociale, va affrontato in un'ottica di corresponsabilità. Voi non rappresentate solo un luogo di cura ma siete anche un luogo di speranza».

 

Giornalista
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