Sbarchi in Calabria

Reggio, la fuga di minori migranti dopo l’accoglienza: «Situazione da attenzionare»

VIDEO | Con il susseguirsi degli sbarchi sulle coste calabresi, si ripropone anche il fenomeno dell’allontanamento arbitrario dei giovanissimi che arrivano senza famiglia. Preoccupa l'età, abbassatasi fino ai 12 anni.

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di Anna Foti
7 dicembre 2021
13:10

«Negli ultimi due mesi abbiamo avuto 14 inserimenti. Di questi sette si sono allontanati. Quattro sono stati ritrovati. Qualcuno è scappato di nuovo e qualcun altro è stato rintracciato a Como. Degli altri, personalmente, non ho notizie».

Questo è solo uno spaccato dal quale guardare al fenomeno che, in costanza di sbarchi, viene registrato dalle comunità che accolgono minori migranti non accompagnati, come la casa dell’Annunziata della comunità Papa Giovanni XXIII, ente Pontificio e struttura accreditata dalla Regione per questa tipologia di accoglienza finanziata con il fondo nazionale Asilo, attiva a Reggio Calabria dal 2014 e di cui è responsabile Giovanni Fortugno.


«Siamo una comunità educativa e non detentiva»

«Molti si calano giù dalla finestra con le lenzuola di notte scavalcano un cancello abbastanza alto. Ma scappano anche di giorno. Noi abbiamo un sistema di sorveglianza collaudato e i nostri cancelli si aprono solo su nostra disposizione, tuttavia questa struttura non un carcere né una comunità del circuito penale. Pur riservando grande attenzione alla sicurezza, come attestato anche dal numero contenuto di posti proprio per garantire che coloro che sono accolti siano seguiti in modo adeguato e costante, non dimentichiamo che non sono persone arrestate ma minori accolti in una casa di accoglienza e che questa è una comunità educativa e non detentiva che aiuta a tracciare nuovi percorsi di vita», ha specificato Giovanni Fortugno.

Dodici sono i posti disponibili, di cui tre riservati alle ragazze vittime di tratta nell’ambito del progetto Incipit, finanziato dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, di cui l’ente proponente è la Regione Calabria e di cui la casa dell’Annunziata di Reggio è partner.

La struttura di accoglienza reggina, con il suo personale specializzato e i sistemi di sicurezza, in stretta la collaborazione con tutte le istituzioni competenti, resta infatti impegnata a costruire percorsi di integrazione per gli stessi minori migranti arrivati da soli. Percorsi che negli anni hanno prodotto risultati davvero significativi.

«Si tratta di una progettualità non semplice che però ha consentito a molti dei giovani che abbiamo accolto di studiare, diplomarsi, di accedere a tirocini formativi e professionali e di diventare autonomi. Certamente non è facile ma è possibile», ha sottolineato Giovanni Fortugno, responsabile della casa dell'Annunziata della comunità Papa Giovanni XXIII di Reggio Calabria.

L'età di chi arriva solo si è abbassata fino a 12 anni

Nonostante ciò, questi giovanissimi migranti superano ogni ostacolo che si frapponga tra loro e altre mete e sembrano non accettare la proposta di aiuto e integrazione. Così' la casa dell’Annunziata di Reggio si è ritrovata nuovamente a denunciare alle forze dell’ordine e a comunicare alla Procura l’allontanamento arbitrario di alcuni minori. Un fenomeno non nuovo nella città dello Stretto che, tuttavia, in questo frangente storico preoccupa per la giovanissima età, compresa tra i 12 e i 15 anni, dei gruppi coinvolti.

«Siamo una struttura autorizzata proprio per l’accoglienza dei minori che arrivano senza famiglia. Qui arrivano sempre più piccoli. I recenti sbarchi sono stati, infatti, caratterizzati da flussi di età più bassa rispetto al passato, anche a quello recente di alcuni anni fa quando in migliaia sbarcarono a Reggio e avevano prevalentemente sedici – diciassette anni. Oggi la soglia si è abbassata e così stiamo accogliendo bambini e adolescenti infraquattordicenni, al massimo di 15 anni. Gli inserimenti più recenti segnano come paesi di provenienza la Siria, l’Afghanistan e l’Egitto. Mentre i giovani siriani e afgani puntano a raggiungere l’Inghilterra e la Germania, perché lì ci sono comunità di connazionali da raggiungere, quello che desta più perplessità è il gruppo egiziano che ha come meta Milano. Tutti sembrano avere uno zio da raggiungere. Il percorso di accoglienza di questi ragazzi prevede l’avvio della procedura di ricongiungimento familiare anche con i parenti, con le dovute e opportune verifiche, ma spesso loro non sono disposti ad attendere i tempi necessari e lasciano la struttura prima. Tuttavia resta la nostra preoccupazione dal momento che qualche anno fa proprio su un telefonino di un giovane avevamo rintracciato comunicazioni intercorse con dei trafficanti. In passato migliaia sono stati i minori scomparsi dopo gli sbarchi a Lampedusa con telefonini le cui utenze risultavano collegate tra loro. Per questo noi, oggi, requisiamo i telefonini con cui arrivano, assicurando loro di poter comunque e in sicurezza chiamare i loro familiari e mantenere i contatti. Consegniamo loro un altro telefono durante il percorso, a seguito di nomina di tutore e di redazione dei nuovi documenti. Tutto ciò sempre e solo per la loro sicurezza», ha spiegato ancora Giovanni Fortugno.

Traffici dietro gli allontanamenti?

Sulla scorta di esperienze pregresse registrate anche a Reggio Calabria, non può purtroppo escludersi la presenza di trafficanti all’ombra di questi allontanamenti.
«Dopo l’allontanamento, scattano la denuncia alle forze dell’ordine e le ricerche a volte senza esito o comunque non con un esito di cui noi siamo poi messi a conoscenza. Molti verranno rintracciati e ricollocati altrove ma restano tanti interrogativi. Sono piccoli e non hanno mezzi e documenti per munirsi di biglietti. Oggi per prendere un pullman o un treno è necessario anche il green pass. Certamente per compiere lunghe percorrenze incorreranno in controlli e saranno segnalati alle forze dell’ordine. Se ciò non accade, allora significa che dietro c’è un’organizzazione. A mio modesto avviso, questo resta un fronte aperto che, con i recenti e numerosi sbarchi, torna ad allargarsi. Visti i precedenti anche alle nostre latitudini, credo che una riflessione vada avviata seriamente», ha auspicato e concluso Giovanni Fortugno, responsabile della casa dell'Annunziata della comunità Papa Giovanni XXIII di Reggio Calabria.

Giornalista
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