Caso Riace, il sindaco sospeso Mimmo Lucano rischia il processo

Comparirà davanti al gup insieme agli altri 29 indagati dell’inchiesta Xenia. Tra i reati contestati favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti

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di Angela  Panzera
22 marzo 2019
07:31

Mimmo Lucano dovrà  comparire il primo aprile, dinnanzi al gup di Locri Amelia Monteleone, insieme agli altri 29 indagati dell’inchiesta “Xenia”. Il sindaco “sospeso” da Riace quindi a breve dovrà presentarsi in udienza preliminare dove il gup deciderà se mandarlo o meno a processo. Nei giorni scorsi la Procura di Locri ha chiesto per tutti i soggetti coinvolti il rinvio a giudizio.

Mimmo Lucano  rischia di finire alla sbarra

Mimmu u “Curdu”, ideatore del cosiddetto “modello Riace”, basato sull’integrazione sociale e lavorativa dei migranti, rischia di finire alla sbarra. La Procura della Repubblica di Locri, guidata da Luigi D’Alessio, contesta a  Lucano e ad altri indagati il reato di associazione per delinquere che avrebbe, tra l’altro, orientato: «l’esercizio della funzione pubblica degli uffici del Ministero dell’Interno e della Prefettura di Reggio Calabria, preposti alla gestione dell’accoglienza dei rifugiati nell’ambito dei progetti Sprar, Cas e Msna e per l’affidamento dei servizi da esplicare nell’ambito del Comune di Riace». Ed è questo che il Viminale e il Palazzo del Governo sono indicati tra le persone offese e potranno quindi costituirsi parte civile durante l’eventuale processo.

L’inchiesta Xenia

L’inchiesta “Xenia”, condotta dai finanzieri del gruppo di Locri riguarda anche un’ipotesi di concorso in abuso d’ufficio per avere: «intenzionalmente» procurato ad alcune associazioni un «ingiusto vantaggio patrimoniale pari a euro 2.300.615,00»: «Lucano – si legge nelle carte- in qualità di pubblico ufficiale, sindaco del comune di Riace, in concorso con i singoli presidenti pro-tempore degli enti gestori dei progetti Sprar e Cas, nella loro qualità di incaricati di pubblico servizio, nello svolgimento delle loro funzioni, nella parte immediatamente precettiva relativa al buon andamento e imparzialità dell’amministrazione, mediante indebite rendicontazioni al Servizio Centrale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) e alla Prefettura di Reggio Calabria (Cas) delle presenze relative ad immigrati non aventi più diritto a permanere nei progetti». A lui, e ad altri indagati, viene contestata dal pm oltre che l’accusa di abuso d’ufficio anche l’associazione per delinquere. Entrambe però non avevano superato superato il vaglio del gip di Locri che nell’ottobre scorso , aveva disposto gli arresti domiciliari per Mimmo Lucano solo per due ipotesi, quelle di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti.

Tutti gli altri indagati

Gianfranco Musuraca, classe 1976

Fernando Antonio Capone, classe 1966

Jerri Cosimo Ilario Tornese, classe 1976

Antonio Santo Petrolo, classe 1966

Giuseppe Sgrò. Classe 1954

Nicola Audino, classe 1969

Domenico Latella, classe 1967

Annamaria Maiolo, classe 1959

Renzo Valilà, classe 1970

Salvatore Romeo, classe 1977

Maria Taverniti. Classe 1964

Oberdan Pietro Curiale, classe 1983

Cosimina Ierinò, classe 1961

Lemlem Tesfahun, classe 1982

Gebremarian Abeba Abraha, classe 1980

Giuseppe detto “Luca” Ammendolia, classe 1976

Valentina Micelotta, classe 1993

Prencess Daniel, classe 1987

Oumar Keita, classe 1986

Assan Balde, classe 1985

FIlmon Tesfalem, classe 1988

Alberto Gervasi, classe 1951

Cosimo Damiano Musuraca, classe 1977

Pasquale Valenti, classe 1964

Nabil Moumen, classe 1984

Rosario Antonio Zurzolo, classe 1977

Maurizio Senese, calsse 1963

Maria Caterina Spanò, classe 1972

Domenico Sgrò, classe 1990

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