“Rimborsopoli”, via all'udienza preliminare. Difetto di notifica per Adamo e Talarico

Sono complessivamente 26 fra politici e collaboratori gli indagati comparsi stamani davanti al gup di Reggio. Contestati presunti illeciti nella gestione dei rimborsi dei gruppi consiliari

di Redazione
9 febbraio 2017
15:40
Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale
Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale

Dovranno rispondere di presunti illeciti nella gestione dei rimborsi dei gruppi consiliari a Palazzo Campanella. Sono politici e collaboratori finiti nella maxi inchiesta denominata “Erga Omnes” scattata nel giugno del 2015 e coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria. Tutti sono comparsi stamani davanti al gup del Tribunale di Reggio, Adriana Trapani, che ha determinato la restituzione degli atti in Procura per difetto di notifica della richiesta di rinvio a giudizio per gli imputati Nicola Adamo e Domenico Talarico.


Per tutti gli altri l’udienza è stata aggiornata al 30 marzo e al 6 aprile. In quei giorni il giudice sarà anche chiamato a decidere sulla competenza territoriali.



Gli imputati. Nello specifico gli imputati comparsi stamani davanti al gup sono comparsi Ferdinando Aiello di Cosenza (Pd), Bruno Censore di Serra San Bruno (Pd), Demetrio Battaglia di Reggio Calabria (Pd), il senatore Giovanni Bilardi di Reggio Calabria (Ncd), con il suo assistente personale, Carmelo Trapani, Agazio Loiero di Santa Severina (Autonomia e diritti), Nicola Adamo di Cosenza (Pd), Carlo Guccione, consigliere regionale (Pd), Antonio Scalzo  consigliere regionale di Conflenti (Pd), l’ex segretario-questore del Consiglio regionale, Giovanni Nucera di Reggio Calabria (Udc, poi Ncd), gli ex consiglieri Pasquale Tripodi di Reggio Calabria (Centro democratico), Alfonso Dattolo di Rocca di Neto (Udc), Alfonsino Grillo di Gerocarne (Vibo Valentia, eletto con la lista “Scopelliti presidente” poi passato in Ncd), Giuseppe Bova di Reggio Calabria (Pd), Emilio De Masi di Crotone (Idv), Domenico Talarico di Conflenti (Idv), Sandro Principe di Rende (Pd), Pietro Amato di Borgia (Pd), Mario Franchino di Montegiordano (Autonomia e diritti, poi Pd), Mario Maiolo di Cosenza (Pd), Francesco Sulla di Cutro (Pd), Vincenzo Ciconte di Catanzaro (Pd), Giovanni Raso (già collaboratore nella commissione Bilancio per il gruppo Udc), Candeloro Imbalzano di Reggio Calabria (lista “Scopelliti presidente”), Diego Fedele (figlio dell’ex assessore regionale ai Trasporti, Luigi Fedele, quest’ultimo già a giudizio con rito immediato), Giovanni Franco (Reggio Calabria).

 

Le accuse. L’impianto accusatorio della Guardia di Finanza parte da un accertamento fiscale per sfociare nella scoperta di diversi “metodi” che sarebbero stati adottati dai consiglieri regionali per appropriarsi di soldi pubblici per fini che – ad avviso della Procura – sarebbero stati strettamente privati, privi di giustificazione contabile “o assistiti da documenti di spesa palesemente falsi”. Tra il 2010 e il 2012, i fondi destinati all’attività dei gruppi consiliari, ad avviso degli inquirenti, sono stati utilizzati per viaggi all’estero con voli per Montecarlo, Londra e New York, ma anche per comprare set di valigie o per le consumazioni al bar. E ci sono pure consiglieri regionali che, secondo le indagini della Procura, si sono fatti rimborsare anche un solo caffè.


Quindi il rimborso per l’acquisto di telefoni cellulari, per cene conviviali e la spesa di famiglia, gite alle terme, rimborsi di tablet, spese in albergo, rimborsi per l’acquisto di materiali di edilizia, per l’acquisto di gioielli, di fiori e benzina, oltre al rimborso per affitti, collaborazioni, consulenze, ristoranti, ricariche per il cellulare, l’acquisto di batterie, di ipad, di ventilatori e il pagamento del taxi. Una gestione “allegra” e disinvolta, secondo gli inquirenti, dei fondi pubblici per migliaia di euro.

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