Rinascita, il pentito Moscato: «Così i clan volevano uccidere il boss Pantaleone Mancuso»

Il patto fra Andrea Mantella, i Bonavota, Bruno Emanuele e Michele Fiorillo per eliminare 'Scarpuni': «Quel giorno non passò da dove lo aspettavamo»

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di Giuseppe Baglivo
16 marzo 2021
19:48
Il pentito Moscato e Pantaleone Mancuso
Il pentito Moscato e Pantaleone Mancuso

Ancora una giornata di deposizione “fiume” per Raffaele Moscato, fra i principali collaboratori di giustizia del maxiprocesso Rinascita-Scott. Collegato in videoconferenza, rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, Raffaele Moscato non ha mostrato tentennamenti confermando quanto dichiarato nei verbali della collaborazione arricchendo di diversi particolari fatti e circostanze che l’hanno visto in molti casi protagonista in prima persona.

La volontà di eliminare il boss Pantaleone Mancuso

Per contrastare il potere di Pantaleone Mancuso, detto Scarpuni, che nel frattempo si era schierato con i Patania di Stefanaconi nella guerra di mafia contro il clan dei Piscopisani, diverse cosche hanno pensato di unirsi per far fuori il potente boss dell’omonimo casato di ‘ndrangheta di Limbadi e Nicotera. “Nell’organizzazione dell’omicidio ai danni di Scarpuni – ha raccontato Moscato – erano coinvolti anche Franco Dascoli del clan Tripodi di Portosalvo e Nazzareno Galati dei Piscopisani i quali hanno partecipato a delle riunioni fatte in campagna a Piscopio. Siamo stati io e Nazzareno Galati a recarci a Nicotera con un furgone rubato per uccidere Pantaleone Mancuso e lì ci raggiunse Antonio Campisi, figlio dell’assassinato Domenico Campisi, il quale portò con sé un’ascia ed una pistola. Per il fatto di sangue era d’accordo pure Salvatore Cuturello”, che ha sposato la figlia del boss Giuseppe Mancuso, detto ‘Mbrogghja, tuttora detenuto.


 “Erano Rosario Fiorillo di Piscopio (in foto) e Antonio Campisi di Nicotera che volevano tagliare la testa a Pantaleone Mancuso. Io e Nazzareno Galati dovevamo invece occuparci del recupero dei killer con due auto, ma quel giorno Pantaleone Mancuso non passò da dove lo aspettavamo. Anche i Bonavota di Sant’Onofrio, Salvatore Morelli di Vibo Valentia, facente parte del gruppo di Andrea Mantella, e Bruno Emanuele a capo dell’omonimo clan delle Preserre volevano morto Scarpuni e sapevano delle nostre intenzioni. Il clan dei Piscopisani – ha ricordato Moscato – parlò dell’idea di uccidere Pantaleone Mancuso anche con Saverio Razionale di San Gregorio d’Ippona. Ricordo che in carcere, in un periodo di comune detenzione, avevano deciso di eliminare Scarpuni personaggi come Andrea Mantella, Bruno Emanuele, Domenico Bonavota e Michele Fiorillo. Il primo che usciva di galera avrebbe dovuto organizzare l’omicidio”.

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