Sono state depositate dalla Corte d’Appello di Catanzaro le motivazioni della sentenza con la quale il 21 maggio scorso si è proceduto alla rideterminazione di 29 condanne nel troncone in abbreviato del maxiprocesso nato dall’operazione Rinascita Scott. Una rideterminazione che si è resa necessaria dopo un annullamento con rinvio ad opera della Cassazione che ha escluso l’aggravante derivante dal finanziamento delle attività economiche con il provento di delitti. I giudici di secondo grado chiariscono quindi che in Cassazione vi è stato “rigetto o dichiarazione di inammissibilità con riferimento agli altri motivi di ricorso”, percui la Corte d’Appello di Catanzaro è stata chiamata “esclusivamente allo scomputo aritmetico della frazione di pena individuata dal giudice di primo grado per la predetta aggravante ovvero per la frazione di pena individuata quale aumento a titolo di continuazione”. E’ rimasta quindi “preclusa qualsiasi discrezionalità nella determinazione della pena, già confermata dalla Corte di Cassazione e divenuta definitiva a seguito del rigetto dei relativi motivi o della dichiarazione di inammissibilità”.
La Corte d’Appello sottolinea così che per tutti gli imputati resta “incontestata l'individuazione della pena base per il reato di associazione mafiosa (ad eccezione di Macrì Luciano che rispondeva anche di sequestro di persona), con la Cassazione che non ha ritenuto assorbito nell'annullamento il motivo di ricorso sul trattamento sanzionatorio nei confronti degli imputati. La pena base individuata per ciascun imputato non è stata così toccata, rendendo quindi definitiva e non modificabile in sede di rinvio la relativa statuizione”.

I singoli imputati

La Corte d’Appello di Catanzaro chiarisce così che “la diversificazione del trattamento sanzionatorio per ciascun imputato è stata determinata dal giudice di primo grado attraverso la valutazione della personalità del singolo imputato e del suo ruolo in seno all'associazione”. Tale valutazione è rimasta “immutata anche riguardo alla posizione di Gregorio Giofrè in relazione al quale la pena base (di poco superiore al minimo edittale) è stata determinata in ragione della sua vicinanza al boss Rosario Fiarè, con il ruolo per Giofrè di ministro dei Lavori Pubblici, non già per la pendenza del procedimento Petrolmafìe citata ad altro fine. Peraltro al momento della proposizione del ricorso in Cassazione, la pronuncia assolutoria in primo grado di Petrolmafie era già stata pronunciata”. L’esclusione dell’aggravante derivante dal finanziamento delle attività economiche con il provento di delitti per i giudici non ha avuto così “alcuna concreta incidenza sui fatti in continuazione, tanto che l’entità della pena è stata determinata dal primo giudice prescindendo dalla predetta aggravante”. Solo per l’imputato “Michele Dominello il calcolo della pena è stato operato dalla Corte di Appello con la sentenza del 30 ottobre 2023, avendo il giudice di primo grado omesso di effettuare il predetto calcolo. Per Luca Belsito di Pizzo, invece, un capo di imputazione è finito in prescrizione e da qui la rideterminazione della pena in complessivi 11 anni e 10 mesi di reclusione. Domenico Cracolici è stato ritenuto responsabile del reato di associazione mafiosa ma con esclusione del ruolo apicale all’interno dell’omonimo clan di Maierato. Ruolo di vertice riconosciuto, invece, per Pasquale Gallone di Nicotera, ritenuto il braccio-destro del boss di Limbadi Luigi Mancuso. Per Gallone la pena finale (ridotta di un terzo per il rito abbreviato) a 14 anni e 10 mesi.

Questa la sentenza completa con la rideterminazione delle pene:

8 anni e 8 mesi BARBA Raffaele Antonio Giuseppe, detto “Pino Presa” nato il 06-01-1968, di Vibo (12 anni nel precedente giudizio d’appello) – avvocati Giuseppe Gervasi e Francesco Gambardella;

11 anni e 10 mesi BELSITO Luca, nato il 25-04-1990, di Pizzo (16 anni in precedenza, 13 anni e 8 mesi la richiesta del pm) – avvocati Luca Cianferoni e Gabriella Riga;

11 anni e 4 mesi CAMILLO’ Domenico, nato 01-09-1941, di Vibo Valentia (15 anni e 4 mesi in precedenza) – avvocati Luca Cianferoni e Salvatore Sorbilli;

8 anni e 8 mesi CARCHEDI Paolo, nato il 16-08-1963, di Vibo Valentia (12 anni in precedenza) – avvocati Giuseppe Di Renzo e Fabrizio Merluzzi;

9 anni e 8 mesi CHIARELLA Carmelo, 32 anni, di Vibo Valentia (13 anni in precedenza) – avvocati Salvatore Sorbilli e Francesco Catanzaro;

14 anni e 10 mesi GALLONE Pasquale, nato il 30-8-1960, di Nicotera Marina (19 anni e 8 mesi nel precedente appello) – avvocato Valerio Vianello Accorretti;

10 anni e 8 mesi GENTILE Sergio (alias Toba), nato il 14-06-1979, di Vibo Valentia (14 anni nel precedente appello) – avvocato Salvatore Sorbilli e Maria Emanuela Genovese;

9 anni e 4 mesi GIOFRE’ Gregorio, nato il 09-12-1963, di San Gregorio d’Ippona (13 anni e 4 mesi in appello) – avvocati Sergio Rotundo e Francesco Lojacono;

8 anni LO BIANCO Nicola, nato il 21-09-1972, di Vibo Valentia (10 anni e 8 mesi in precedenza) – avvocati Giosuè Monardo ed Elisabetta Polito;

8 anni LO BIANCO Salvatore, detto “u Gniccu”, nato il 09-09-1972, di Vibo Valentia (10 anni e 8 mesi in precedenza) – avvocati Raffaele Manduca e Giuseppe Orecchio;

11 anni e 4 mesi LOPREIATO Giuseppe, nato il 29-10-1994, di Sant’Onofrio (14 anni e 8 mesi in precedenza) – avvocati Sergio Rotundo e Pamela Tassone;

15 anni e 2 mesi MACRI’ Domenico, detto “Mommo” nato il 12-08-1984, di Vibo, rinvio in appello per rideterminazione pena (19 anni e 10 mesi in precedenza) – avvocati Stefano Luciano e Salvatore Staiano;

20 anni MACRI’ Luciano, nato il 30-06-1968, di Vibo Marina (20 anni in precedenza) – avvocati Giuseppe Morelli e Giuseppe Zofrea;

8 anni MANCO Michele, nato il 09-05-1988, di Vibo Valentia (12 anni in precedenza) – avvocati Walter Franzè e Antonio Barillaro;

8 anni MORGESE Salvatore, nato l’8-10-1963, di Vibo Valentia (10 anni in precedenza) – avvocati Santino Cortese e Diego Brancia;

10 anni ORECCHIO Filippo nato il 28-07-1995, di Vibo Valentia (13 anni e 4 mesi in precedenza) – avvocati Mario Antinucci e Giuseppe Orecchio;

12 anni PARDEA Domenico, cl ’67, di Vibo, residente a Pizzo (16 anni in precedenza) – avvocati Gaetano Scalamogna e Giuseppe Bagnato;

14 anni e 8 mesi PARDEA Francesco Antonio, nato il 10-03-1986, di Vibo Valentia (20 anni in precedenza) – avvocati Diego Brancia e Renzo Andricciola;

8 anni PRESTIA Domenico, nato il 18-01-1970, di Vibo Valentia (10 anni e 8 mesi in precedenza) – avvocati Letterio Rositano e Luca Cianferoni;

11 anni e 4 mesi PUGLIESE CARCHEDI Michele, nato il 18-02-1984, di Vibo Valentia (14 anni e 8 mesi in precedenza) – avvocati Salvatore Staiano e Raffaele Manduca.


Tali imputati risultano allo stato tutti a piede libero, tranne Salvatore Lo Bianco (condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio Piccione commesso a Vibo), Domenico Macrì, Francesco Antonio Pardea, Luciano Macrì e Pasquale Gallone (obbligo di dimora, obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e divieto di espatrio).
Diversi i Comuni del Vibonese parti civili nel processo (avvocati Domenico Paglianiti, Domenico Sorace, Massimiliano De Benetti, Domenico Talotta, Maria Antonietta La Monica, Antonella Fava Smiriglia, Paolo Del Giudice, Maristella Paolì per il Comune di Vibo). L’avvocato Maria Rosa Pisani assiste invece la Provincia di Vibo Valentia, mentre l’avvocato Michele Rausei rappresenta la Regione Calabria e l’avvocato La Monica l’Associazione antiracket della provincia di Vibo. Parti civili anche la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dell’Interno, il commissario straordinario del Governo per il coordinamento antiracket e antiusura, tutti assistiti dall’Avvocatura Generale dello Stato.