Il maxiprocesso

Rinascita Scott, nel racconto di Cannatà i prestiti usurai e le strategie per essere scarcerati

Il collaboratore di giustizia si è anche soffermato sulle assunzioni imposte dai clan in un supermercato di Vibo e in un villaggio

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di Giuseppe Baglivo
14 ottobre 2021
22:48
Nel riquadro, Gaetano Cannatà
Nel riquadro, Gaetano Cannatà

Assunzioni imposte dai clan nei supermercati, usura, rapporti di comparaggio e “strategie” per arrivare a scadenza dei termini di custodia cautelare per gli arrestati di Rinascita Scott. È continuata anche oggi la deposizione del collaboratore di giustiziaGaetano Cannatà, nel maxiprocesso e diversi sono stati gli episodi trattati. «Quando è scattata l’operazione Insomnia, non solo gli arrestati, ma anche altre persone erano preoccupate per le dichiarazioni accusatorie di Sergio Baroni. In particolare lo erano i fratelli Enzo Barba, Giuseppe Barba e Giovanni Barba perché una parte del denaro che Salvatore Furlano aveva prestato ad usura a Baroni proveniva dai Barba, cosa di cui erano a conoscenza anche i D’Andrea». 

I prestiti ad usura fatti da Cannatà

Il collaboratore di giustizia ha quindi spiegato di aver prestato soldi ad usura a diverse persone. «Come Romolo De Luca, un mio amico, al quale ho prestato saltuariamente del denaro sino ad un massimo di tremila euro nel 2010. Erano Pino Barba e Salvatore Furlano a prestarmi il denaro ad un tasso di interesse del 4%. Quello stesso denaro lo giravo quindi a Romolo De Luca ad un tasso dell’8% al mese e dividevo poi i proventi con chi mi aveva prestato i soldi. Con mio nipote Pasquale D’Andrea dividevo invece i guadagni. Altra persona a cui ho fatto prestiti ad usura – ha aggiunto Cannatà – era tale Sergio Politi che si occupava dei frigoriferi per le macellerie. L’ho conosciuto tramite Sergio Baroni ed anche a lui ho fatto prestiti ad usura con un tasso di interesse del 7% mensile. A volte i soldi me li prestava mio nipote Pasquale D’Andrea. Politi fra il 2013 ed il 2014 mi ha restituito tutti i prestiti ricevuti. Altra persona a cui ho prestato soldi ad usura è Sandro Currà che aveva un campeggio a Portosalvo. Gli ho prestato quattro, cinque volte soldi sino ad un massimo di mille euro per volta con un tasso di interesse sino al 7% mensile. Anche in questo caso, il denaro che gli prestavo proveniva da soldi miei o di mio nipote Pasquale D’Andrea».


I soldi prestati da Furlano anche alla “signora dell’agenzia”

Fra le persone che hanno invece ricevuto prestiti ad usura da Salvatore Furlano, il collaboratore ha indicato tale «Niuccio, un vicino di casa dello stesso Furlano che abitava pure vicino al mio bar. Su mille euro di prestito pagava il 10% mensile. Ricordo anche che Furlano ha prestato parecchi soldi ad una signora che aveva un’agenzia di viaggi a Vibo vicino al Monte dei Paschi di Siena. Questa signora per pagare i debiti ad usura con Furlano si prendeva la caparra dai clienti dell’agenzia di viaggi, tanto che in poco tempo – ha aggiunto Cannatà – l’agenzia fallì e c’è stato uno scandalo mediatico sui giornali». Cannatà non ha fatto il nome della “signora” dell’agenzia, ma il 15 settembre scorso il Tribunale di Vibo Valentia ha condannato a 3 anni per il reato di truffa Stefania Messina, 41 anni, di Vibo Valentia, all’epoca dei fatti titolare dell’agenzia denominata “Il Mercatino dei viaggi”.

Le assunzioni all’Eurospin e al villaggio

Gaetano Cannatà, rispondendo alle domande del pm della Dda di catanzaro Antonio De Bernardo, è quindi passato a parlare delle assunzioni al supermercato Eurospin di Vibo Valentia. «Per fare assumere mia moglie all’Eurospin – ha spiegato – mi ero rivolto a Damiano Pardea, ma lui mi rispose che delle assunzioni all’Eurospin se ne occupava Andrea Mantella. So che Damiano Pardea dopo l’assunzione si dimise per far assumere all’Eurospin suo fratello. Altra assunta nel supermercato era la moglie di Salvatore Morelli. Ricordo – ha aggiunto il collaboratore – che il proprietario dell’Eurospin era Renda il quale aveva preso in gestione a Parghelia pure il Rosette Resort e in tale villaggio lavorava Damiano Pardea che si occupava del servizio navetta per portare gli ospiti sino a Tropea, mentre la moglie di Pardea stava alla reception del villaggio».

Damiano Pardea, secondo quanto dallo stesso sarebbe stato confidato a Gaetano Cannatà, avrebbe avuto inoltre un comparaggio con Enzo Barba, detto Il Musichiere. Lo stesso Enzo Barba che «stava aprendo con Damiano Pardea un ristorante a Vibo in piazza Santa Maria in società pure con Ciro Davolo». Gli arresti per l’operazione “Insomnia”, che oltre a Gaetano Cannatà ed al fratello Francesco, portarono in carcere pure Damiano Pardea, hanno però interrotto l’apertura del ristorante.

Rinascita Scott e i propositi per arrivare alla scarcerazione

Gaetano Cannatà si è infine soffermato sulle “strategie” di Mommo Macrì e di alcuni avvocati (di cui non ha fatto comunque i nomi) per arrivare alla scarcerazione degli imputati del processo Rinascita Scott per scadenza dei termini massimi di custodia cautelare. «Quando siamo stati arrestati per Rinascita Scott, in carcere inizialmente tutti dicevano di voler scegliere il processo con rito ordinario per intasare così il Tribunale visto l’alto numero di imputati. Si puntava in questo modo ad ottenere le scarcerazioni per scadenza dei termini massimi di custodia cautelare. Mommo Macrì diceva che gli avvocati si volevano mettere d’accordo per andare tutti con il rito ordinario, ma alla fine l’accordo non venne trovato e pure Mommo Macrì ha scelto il rito abbreviato».

Giornalista
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