Rinascita-Scott, Gratteri su cattura di Pugliese: «Nascondersi in “casa” propria è sfida mafiosa»

VIDEO | Il Procuratore di Catanzaro in conferenza stampa a Vibo dopo l'arresto del latitante a Bivona. Una quarantina i familiari giunti davanti alla caserma per tributare un applauso a “Cassarola” (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Redazione
5 dicembre 2020
11:07

«L’arresto di oggi dimostra come le forze dell’ordine non si fermano, non si adagiano sugli allori ma continuano a lavorare non solo sul piano investigativo-probatorio». Così il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri durante la conferenza stampa tenutasi nel Comando provinciale dei carabinieri di Vibo Valentia per illustrare i dettagli della cattura del latitante Rosario Pugliese detto Saro Cassarola, arrestato questa notte dopo essere sfuggito all’imponente operazione Rinascita-Scott del 19 dicembre 2019. 

 


«Ero impegnato in un sopralluogo all’aula bunker di Lamezia per sollecitare i lavori - ha spiegato Gratteri -. L’aula verrà inaugurata il prossimo 15 dicembre. Mi ha chiamato il colonnello Capece per darmi questa bellissima notizia e non potevo mancare qui a Vibo».

 

E ancora: «Non è concepibile che su questo territorio ci possano essere latitanti importanti e significativi, promotori dell’associazione a delinquere di stampo mafioso: per noi la priorità non è solo fare le indagini ma anche la cattura, per due motivi: i latitanti sono pericolosi, sono soggetti fuori controllo, che hanno bisogno di protezione, che possano anche minacciare e vessare persone per ottenere protezione. Poi, la latitanza, è una forma di esternazione del potere, ulteriore forma di arroganza e della pericolosità, della mafiosità dell’ardire di queste persone: per noi è un valore aggiunto quello di oggi, che dimostra che noi ci siamo e siamo sul pezzo».

 

“Cassarola” è stato arrestato nella frazione di Bivona, in una palazzina intestata a familiari. Era solo, non aveva cellulari né nulla se non 2mila euro in contanti, ma in questi mesi ha potuto godere della rete di protezione della famiglia e dei suoi più stretti sodali.

L'operazione è iniziata stamattina intorno alle 4. Quando Pugliese ha visto i carabinieri del Nucleo investigativo e dello squadrone "Cacciatori" davanti a sé, non ha proferito parola, ma è rimasto palesemente sorpreso. È stato individuato con metodi tradizionali: appostamenti e pedinamenti di persone a lui vicine. Una volta individuato il nascondiglio, i carabinieri stamani sono entrati in azione. All'irruzione degli uomini agli ordini dei capitani Alessandro Bui e Alessandro Papuri e coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia guidata dal procuratore Gratteri, non ha opposto resistenza e si è fatto ammanettare mentre tutta la zona era controllata dall'alto da elicottero dell'Ottavo Elinucleo dell'Arma.

 

Un lungo applauso è stato rivolto da parte di almeno quaranta familiari all’indirizzo del latitante dinanzi al Comando provinciale dei carabinieri. Dopo essere stato condotto in caserma per le formalità di rito, una volta portato fuori per essere caricato in macchina e scortato sino in carcere, ad attenderlo si sono radunati decine di parenti ed amici che hanno salutato e applaudito a lungo Rosario Pugliese. Un gesto che è stato duramente condannato dai carabinieri e dal procuratore Gratteri, nel corso della conferenza stampa.

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