Rossano, Oculistica chiusa per far spazio al polo Covid. Polemiche sui percorsi per i pazienti contagiati

VIDEO | Stop alle prestazioni del reparto per aumentare i posti letto destinati ai pazienti paucisintomatici. Intanto il direttore del Dea denuncia la mancata separazione nel nosocomio tra le aree Covid e quelle che dovrebbero essere free

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di Matteo Lauria
14 novembre 2020
13:28

Sospese da ieri le prestazioni in regime di urgenza nella Unità Operativa di Oculistica del presidio ospedaliero “Nicola Giannettasio”, area urbana Rossano. Disposizione, adottata poiché è in atto il trasloco dell’U.O. di Oculistica dopo che alcuni pazienti si erano presentati invano in reparto per essere sottoposti a visita. Il provvedimento si è reso necessario per liberare i locali e destinarli a posti letto per il Polo Covid, in particolare ai paucisintomatici.

Non ci sono percorsi Covid

Non accennano a placarsi i disagi all’interno dello Spoke di Corigliano Rossano da dove parte l’ennesima segnalazione in merito alla mancata attivazione di percorsi interni “covid” e “non covid”. È il direttore del DEA (Dipartimento Emergenza Accettazione) dott. Natale Straface, a scrivere al Direttore sanitario e al Direttore dello Spoke, ribadendo che «non è stato definito un percorso, condiviso, interno all’ospedale Covid dal pronto soccorso alla Tac dedicata e dal pronto soccorso al reparto di degenza Covid. Non si può accettare la proposta del responsabile della gestione del rischio clinico di utilizzare il servizio esterno del 118 con ambulanza; soluzione ancora più improponibile e pericolosa dell’utilizzo della barella di biocontenimento». In pratica non esiste, all’interno, un percorso differenziato a tutela di tutti gli utenti: «Attualmente si è costretti per i pazienti covid positivi ad attraversare corridoi e spazi che dovrebbero essere preservati al covid free, e provvedere alla sanificazione di volta in volta, con interruzioni e intralci alle attività assistenziali e relativi rischi di contagio».

«Scelte frettolose e improvvisate»

Una situazione frutto di «scelte frettolose e improvvisate di 6 mesi fa, fra l’altro mai condivise, ora non più tollerabili e proponibili. Ho cercato in più occasioni – continua il dott. Straface – incontri per cercare soluzioni con percorsi differenziati in base alla tipologia di pazienti (covid, sospetto covid, no-covid) ma non ho trovato corrispondenza fra gli operatori della Gestione del rischio clinico, che hanno svolto le seguenti attività senza verificare la fattibilità sul campo, definendo flussi differenziati per pazienti, operatori, materiali puliti e sporchi, anche tramite sopralluoghi». L’invito è a rimuovere le criticità. «La validazione del percorso interno validato dalla Direzione medica dello Spoke espone a Sue esclusive responsabilità per i rischi per gli operatori e pazienti, atteso, fra l’altro, che addirittura nello stabilimento di Corigliano non esiste un percorso interno controllato, vigilato e dedicato per eventuali patologie contagiose e/o diffusive. Le recenti esperienze con presenza di pazienti covid positivi a Corigliano – conclude il direttore del DEA – ha determinato pericolose ed incresciose situazioni di pericolo».

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