“Sant’Anna”, raffica di condanne per boss e favoreggiatori dei clan di Rosarno

In Cassazione definitivi i 20 anni di reclusione per l'anziano boss Umberto Bellocco, alias 'Assu i mazzi'. Nell'inchiesta della Dda dello Stretto fondamentali sono state le dichiarazioni della collaboratrice Giusy Pesce. Solo una posizione torna in Appello 

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di Angela  Panzera
2 maggio 2019
22:02

Solo una posizione torna al vaglio dei giudici di secondo grado, per il resto arriva una “pioggia” di condanne confermate in Cassazione per 13 imputati del processo, svoltosi in abbreviato, “Sant’Anna”. Alla sbarra c’erano boss e gregari e della cosca Bellocco di Rosarno accusati non solo di associazione mafiosa, ma anche di armi, intestazione fittizia di beni e favoreggiamento. Reati tutti aggravati di aver agevolato la ‘ndrangheta. Confermata in toto la condanna a 20 anni di reclusione per il mammasantissima Umberto Bellocco, alias “Assu i mazzi”.

 

Parte dell’inchiesta, condotta dai Carabinieri del comando provinciale e del Ros, su coordinamento dei pm Giovanni Musarò, Alessandra Cerreti, Matteo Centini e Luca Miceli, precedentemente in servizio alla Dda reggina, ruotava intorno allo storico boss della ‘ndrina. L’anziano capo, che dopo 21 anni di carcer,e venne nuovamente arrestato il 16 luglio del 2014 poiché ha continuato a mantenere la sua leadership criminale. L’altro troncone dell’indagine invece, era finalizzata alla cattura dell’allora latitante Giuseppe Pesce, detto “Testuni”, divenuto reggente della cosca subito dopo l’arresto, il 9 agosto del 2011, del fratello maggiore Francesco, classe 1978. Per l’Antimafia Stretto, e adesso anche per i giudici della Suprema Corte, c’erano due tipi di gruppi che aiutarono “Testuni” a sottrarsi alla giustizia: da un lato il team degli “scappoti” e dall’altro quello dei “bunkeristi”.

 

Tutti si sono adoperati per assecondare gli scopi illeciti della ‘ndrina e per gestire, in piena sicurezza, la latitanza del giovane boss facendolo restare sempre presente sulla fascia tirrenica della Calabria. In questo contesto sono state fondamentali le dichiarazioni della collaboratrice di giustizia Giuseppina Pesce che agli inquirenti ha fornito nomi, ruoli e dettagli dell’organigramma dei favoreggiatori e dei componenti dell’associazione criminale. Adesso quindi è stata posta la parola “fine” su una delle più importanti inchieste condotte contro i clan di Rosarno.

 

In Appello “torna” solo la posizione di Biagio Sergio, difeso dall’avvocato Domenico Malvaso, a cui in secondo grado erano stati inflitti due anni di carcere, pena sospesa. La Cassazione ha annullato con rinvio per un capo di imputazione e adesso la sua posizione dovrà essere discussa  nuovamente dai giudici di piazza Castello.

La sentenza della Suprema Corte

Umberto Bellocco 20 anni di reclusione

Salvatore Barone 8 anni

Antonella Bartolo 2 anni 2 mesi e 20 giorni

Domenico Bartolo 1 anno e 9 mesi e 10 giorni

Rossana Bartolo 2 anni 2 mesi e 20 giorni

Mercurio Cimato 1 anno e 9 mesi 10 giorni

Giuseppe Ciraolo 7 anni e 4 mesi

Michele Forte 6 anni e 3 mesi

Elvira Messina 6 anni e tre mesi

Umberto Emanuele Olivieri 6 anni

Massimo Paladino 1 anno, 9 mesi e 10 giorni

Giorgio Antonio Seminara 1 anno 9 mesi e 10 giorni

Biagio Sergio annullamento con rinvio 

Salvatore Zangri 1 anno e 9 mesi e 10 giorni

 

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