Il caso

Scalea, nudo e ubriaco sul tetto della sua baracca: continua l’incubo di Claudio nell’indifferenza delle istituzioni

L'uomo era arrivato in città in sella alla sua bici nel giugno di un anno fa. Poi le sue condizioni erano peggiorate ed era finito a vivere in una grotta. Dopo il clamore mediatico suscitato, il 42enne è caduto sempre di più nel vortice dell'abbandono

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di Francesca  Lagatta
26 aprile 2022
21:54

Quella di Claudio Carobbio poteva essere una favola e invece, no, non lo sarà. La sua, man mano che passano le ore, somiglia sempre di più a una disfatta, a un fallimento, a una pagina nera di un Paese che si libera da tutto ma non da se stesso. I lettori di Lac News24 si ricorderanno di lui come l'uomo con un sorriso dolcissimo che viveva in una grotta a Scalea e che, d'improvviso, ha conosciuto notorietà e speranza grazie ai nostri servizi giornalistici.

Ma oggi di quell'uomo mite di cui vi abbiamo raccontato non c'è più nemmeno l'ombra. Forse non solo a causa sua. Oggi Claudio non è più solo una mina vagante, come raccontavamo già qui, è anche una persona pericolosa di cui nessuno si occupa e a cui nessuno fa rispettare la legge. Claudio, che affetto da dipendenze e turbe psichiche, continua a seminare il panico in una città che lo aveva accolto a braccia aperte con una escalation di violenza che presto o tardi potrebbe fare danni irreparabili. La serie di denunce accumulate di recente hanno costretto la questura di Cosenza a emettere anche un foglio di via della durata di tre anni. Ma Claudio è ancora lì, quasi sempre sotto effetto di alcool.


L'escalation di violenza

Ci eravamo lasciati con Claudio che, dopo giorni passati in una grotta gelida, in diretta tv rivelava il suo sogno: una casa vista mare. Probabilmente è quello il punto di non ritorno del 42enne di origini lombarde. Quella frase, commenti social alla mano, in tanti non gliel'hanno perdonata. «Già vieni a chiedere una casa - hanno scritto in tanti -, come ti permetti a chiederla con vista mare?». E giù una valanga di accuse e insulti, rivolti a lui e a chi ha pensato di potergli tendere una mano.

«C'è tanta gente che non può permettersi una casa, prima agli scaleoti». Claudio, che è arrivato dalla Lombardia in sella a una bici qualche mese prima, da un lato riceve gli aiuti, cibo e vestiti, dall'altro conosce l'isolamento, l'emarginazione. Intanto, durante le sue crisi continua a distruggere ogni cosa. Alla casella di posta della redazione di LaC News24 arrivano messaggi e tutti dello stesso tenore: «Adesso chi me li ripaga i danni?». Qualcuno non perdona nemmeno noi, colpevoli, come siamo, di avergli dato troppe attenzioni raccontando la sua storia.

Claudio è sempre più fuori di sé, si ferisce a sangue una mano sfondando una grondaia di un supermercato nel bel mezzo di una domenica pomeriggio, quando le famiglie sono a fare la spesa con i bimbi. L'ambulanza e i carabinieri arrivano per l'ennesima volta, ma due giorni dopo Claudio è di nuovo tra le vie del paese.

La nuova dimora

La casa che gli era stata promessa non arriva, per la gioia di tanti, e lui si stabilisce in un locale abbandonato a ridosso della ss 18. Sul tetto ci piazza pure una bella bandiera della pace, poi decapita un babbo natale di plastica che pende dal soffitto. Arrivano altri messaggi alla nostra posta: «Avete visto cosa avete fatto?». Sì, abbiamo raccontato che Claudio aveva bisogno di aiuto e avevamo ragione. Ma tant'è. Intanto chi deve fare non fa e lui è sempre lì.

Ecco appunto, chi è che deve fare? Non si sa. Il sindaco Giacomo Perrotta dice di aver fatto tutto il possibile. Pure i cittadini si danno da fare e denunciano alle forze dell'ordine. Alla fine si attiva pure la questura di Cosenza: Claudio Carobbio deve andare via da via da Scalea e dovrà rimanere lontano almeno per tre anni. Bene - si fa per dire - e a questo punto che si fa? Chi deve attuare il provvedimento? Claudio è ancora in pianta stabile a Scalea.

«Il ragazzo che avete portato in tv e andava aiutato...», si lamenta con sarcasmo ancora un altro cittadino, mostrandoci i muri imbrattati di un esercizio commerciale. Magari un giorno a Claudio gli si potranno perdonare i danni e la violenza, ma non il fatto di aver rubato la scena nazionale per qualche minuto. E nemmeno quella richiesta di una casa vista mare, che per alcuni è risultata come un'offesa. Quando si è poveri si dovrebbe anche ragionare da poveri. Ne prendiamo atto.

Siamo un Paese civile?

Dunque, ricapitoliamo. Per lo Stato Claudio Carobbio è perfettamente capace di intendere e di volere, quindi non può subire l'interdizione e finire forzatamente in un centro di cura, però è abbastanza alterato da subire due tso in poche settimane. Arriva il foglio di via ma può continuare tranquillamente a rimanere dov'è. Il problema è che anche se Claudio prima o poi dovesse essere allontanato da Scalea, sarà libero di attuare il suo comportamento in un altro posto.

Claudio è una persona che ha bisogno di cure urgenti, senza le quali potrebbe fare del male a se stesso e agli altri da un momento all'altro. Ma nessuno sembra poter fare nulla. In un Paese civile qual è il confine tra la libertà e la libertà di infrangere ripetutamente la legge senza subire alcun provvedimento, tra la lucidità e la follia? Serve arrivare a un certo numero di episodi violenti o bisogna direttamente passare alla tragedia per stabilirlo? Intanto ieri era sul tetto della sua nuova dimora, completamente nudo, ubriaco, in bilico tra la vita e la morte sotto gli occhi ciechi delle istituzioni. Qualcuno ha chiamato il 118, l'ennesima ambulanza è arrivata a salvargli la vita. Ma pure stavolta l'effetto durerà solo per poche ore.

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