Scuola, dirigenti tra quarantene e tamponi: «Attendiamo ancora l’infermiere»

VIDEO | A Lamezia la preside dell'istituto comprensivo Perri-Pitagora spiega di aver dovuto già fare ricorso alla Dad per i contagi registrati tra i banchi. La nuova ordinanza regionale però non tocca la sua scuola, che comprende elementari e medie 

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di Tiziana Bagnato
23 ottobre 2020
19:07

Scuola e coronavirus, Teresa Bevilacqua ha il polso della situazione. È una dirigente di un istituto comprensivo di Lamezia Terme, il Perri–Pitagora, che raccoglie scuola primaria e secondaria di primo grado. Sta gestendo i contagi avvenuti nella scuola media, soltanto ieri decine e decine sono stati i tamponi fatti in modalità drive in dall’Asp su insegnanti e ragazzi.

 


La didattica a distanza è stata una scelta obbligata visto che tra positivi e quarantene fiduciarie che hanno coinvolto anche insegnanti di più corsi, mancavano all’appello due interi consigli di classe. L’effetto domino, si sa, è dietro l’angolo. E non solo, per quanto riguarda i possibili contagi a catena, ma la macchina stessa del tracciamento dei contatti e della prevenzione. La nuova ordinanza regionale al momento esclude i gradi scolastici dei quali si occupa Bevilacqua dalla dad, ma la dirigente è pronta a mantenerla o avviarla qualora dovesse essere necessario e più di un aspetto da sottolineare ce l’ha.

 

Ad esempio l’importanza dell’infermiere scolastico, figura ancora non operativa anche se assicurano dal dipartimento che ci si sta lavorando. «Sarebbe fondamentale sia per la scuola che per le famiglie – ci spiega – non solo infonderebbe sicurezza, ma farebbe anche da filtro con le autorità sanitarie, magari, facendo direttamente il tampone qualora se ne rivelasse l’opportunità».

 

Ci spiega poi che la scelta di non mandare in dad i bambini della primaria va incontro anche ad un’esigenza sociale, quella di lavorare dei genitori, e l’impossibilità non solo di lasciare i bambini da soli a casa, ma anche il fatto che questi vanno supportati nelle operazioni al pc. Allo stesso tempo, però, rimarca come siano proprio gli alunni più piccoli a cercare il contatto con l’insegnante: «I ragazzi più grandi diventano più pericolosi dal punto di vista del contagio fuori dalla scuola. Al contrario, i più piccoli, secondo quanto raccontano le insegnanti richiedono il contatto, specie se non riescono a svolgere il compito loro assegnato con una diminuzione delle distanze».


Si è pronti comunque a tutto ma l’ideale, spiega, sarebbe la didattica integrata prediligendo la presenza e ricorrendo alla dad per particolari situazioni.

Giornalista
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