«Se scavano sono fottuti»: Cosenza, l'ombra di una tangente in un'intercettazione sull’ospedale

In una delle conversazioni telefoniche captate dagli investigatori, nell’ambito dell’inchiesta Silence, una dirigente dell'emiliana Coopservice rivela: «Non ricordo a chi sia stata pagata ma ne sono certa. Se cercano un po’ trovano centinaia di migliaia di euro per servizi non resi» (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Salvatore Bruno
21 dicembre 2020
22:26
L’ospedale di Cosenza
L’ospedale di Cosenza

«Se vanno in fondo alla questione di Cosenza sono fottuti, perché lì ne sono certa che è stata pagata una tangente. Anche se non mi ricordo a chi. L’importo invece lo so a memoria. Basta che vanno sulle fatture registrate, scavano un po’ e trovano centinaia di migliaia di euro pagati per servizi non resi. E qualcuno dovrà dare la spiegazione del perché». A parlare, intercettata dagli investigatori, è Monica Fabris, dirigente della Coopservice indagata nell’inchiesta Silence condotta dalla Procura di Cosenza per frode nelle pubbliche forniture e truffa ai danni dello Stato.

L'intercettazione

La telefonata riassume in maniera drammatica i contorni di una vicenda sulla quale un primo squarcio di luce si è aperto, ma destinata ancora a riservare grosse sorprese. Il lavoro certosino coordinato da Mario Spagnuolo e dal sostituto Margherita Saccà, ha portato a galla l'addebito sistematico a carico dell’Azienda Ospedaliera di prestazioni aggiuntive, cosiddette complementari, rendicontate dai funzionari della società emiliana e mai effettivamente somministrate.


Poco personale 

Semplicemente perché la Coopservice non aveva impiegati sufficienti nelle corsie dell’Annunziata, per svolgere un monte ore così alto. Il dubbio che i numeri non tornassero era venuto anche ai cronisti locali, più volte impegnati negli ultimi due anni, nel seguire le periodiche vertenze sindacali dei lavoratori Coopservice: troppo esiguo appariva quel contingente di personale, assunto pure part-time, per rispettare gli standard di qualità previsti dal capitolato d'appalto nella fornitura dei servizi di inservientato, di assistenza integrata ai pazienti e, per un certo periodo, anche di somministrazione di personale Oss, nelle corsie dell'Annunziata.

Ospedale sporco

E infatti l’ospedale era sempre sporco e le lamentele continue. Dagli atti dell’inchiesta emergono segnalazioni pressoché quotidiane dei medici indirizzate alla direzione generale dell’Azienda Ospedaliera per pulizia insufficiente, inadeguata, superficiale o addirittura non svolta affatto. E spesso capitava anche che gli inservienti contestualmente dovessero svolgere servizi di supporto ai pazienti e quindi, per dirla con il procuratore capo Mario Spagnuolo: «lasciavano lo straccio per dedicarsi ai degenti allettati». Anche durante l’emergenza pandemica, con tutti i rischi per la diffusione del contagio.

Lavoro di squadra

Carabinieri e Guardia di Finanza, con la collaborazione dell'Inps, dello Spisal di Catanzaro, dell'Ispettorato del lavoro di Reggio Calabria, hanno evidenziato le discrasie tra le ore lavorate e quelle addebitate all’Azienda Ospedaliera di Cosenza, mettendo a confronto le retribuzioni del personale impiegato dalla Coopservice all’Annunziata e gli importi fatturati all’Ente di Via San Martino. È emersa una disparità sbalorditiva con oltre 177 mila ore in più liquidate dall'Azienda Ospedaliera rispetto a quelle effettivamente svolte dai dipendenti Coopservice, pari ad un danno di tre milioni di euro indebitamente percepiti dalla multinazionale.

Omessi controlli

Quello che non è chiaro è come mai l’Azienda Ospedaliera non ha effettuato controlli, non ha chiesto il software di rilevazione delle prestazioni erogate, che pure era previsto dal capitolato d’appalto, non ha preteso livelli qualitativi adeguati per un luogo in cui la salubrità degli ambienti è fondamentale, anche per evitare il diffondersi di infezioni tra i malati. Inerzia oppure c’era un accordo occulto tra la Coopservice ed alcuni funzionari dell’Ente?

I funzionari pubblici indagati

La Procura ritiene che vi sia comunque una responsabilità dei pubblici dirigenti. Per questo ha chiesto al Gip Giuseppe Greco la misura cautelare della interdizione a carico dell’ex direttore generale Achille Gentile, del responsabile della Unità Operativa Complessa di gestione delle forniture e della logistica Teodoro Gabriele, dei collaboratori amministrativi Domenico Fuoco, Renato Mazzuca e Maria Giacinta. Il giudice, prima di assumere una decisione in merito, procederà al loro interrogatorio presumibilmente nell’ultima settimana del mese di gennaio.

Giornalista
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