Sequestro beni per 6 milioni di euro al medico reggino che curava i latitanti

Il chirurgo Francesco Cellini avrebbe messo a disposizione la clinica Nova Salus sita a Villa San Giovanni per esponenti di varie consorterie vicini al clan Bertuca. In pochi mesi sigilli ad un patrimonio di 25 milioni. I dettagli nell’operazione Sansone

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di Redazione
18 maggio 2018
08:44

Altro sequestro patrimoniale per il medico chirurgo Francesco Cellini. I finanzieri del  comando provinciale di Reggio Calabria, con il supporto del servizio centrale Investigazione criminalità organizzata della Guardia di Finanza ed unitamente al R.O.S. Carabinieri, hanno eseguito sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale con il quale è stata disposta nei confronti del medico Cellini l’applicazione della ulteriore misura di prevenzione patrimoniale del sequestro di rapporti finanziari e bancari per un importo pari a circa 6 milioni di euro. L'odierno provvedimento segue il sequestro, finalizzato alla successiva confisca del patrimonio societario e immobiliare ubicato nella provincia di Reggio Calabria e nella città di Roma, riconducibile a Cellini e al suo nucleo familiare effettuato nel marzo scorso per un valore stimato in circa 19 milioni di euro, sempre su ordine della Sezione Misure di Prevenzione. In tutto quindi ammonta a circa 25 milioni di euro il patrimonio riconducibile al noto medico, attinto dalla misura di prevenzione del sequestro.  

 

Operazione Sansone

Entrambi i provvedimenti traggono origine dalle risultanze delle attività investigative condotte dall’Arma dei Carabinieri di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione “Sansone” e concluse nel 2016 con l’esecuzione di provvedimenti restrittivi personali, cautelari e reali, nei confronti di 53 presunti affiliati alle cosche di ‘ndrangheta “Condello” di Reggio Calabria e “Zito- Bertuca”, “Imerti - Buda” di Villa San Giovanni. Nell'ambito del procedimento “Sansone”, Francesco Cellini è imputato con l'accusa di concorso esterno in associazione per delinquere di tipo mafioso, poiché in qualità di medico responsabile e legale rappresentante della cooperativa "Anphora” che gestisce la clinica “Nova Salus”, sita nella frazione di Cannitello di Villa San Giovanni, manifestava, in virtù dei rapporti di costante e reciproco scambio intrattenuti con il capo cosca Pasquale Bertuca , la disponibilità al ricovero presso la struttura sanitaria di soggetti mafiosi vicini al Bertuca, consentendo loro di accedere a trattamenti penitenziari meno afflittivi della detenzione carceraria. Inoltre, avrebbe prestato assistenza sanitaria ai latitanti Pasquale e Giovanni Tegano.

I rapporti con la cosca Bertuca

Secondo gli inquirenti, dalle diverse intercettazioni ambientali,è emersa l'esistenza di uno stabile rapporto di contiguità funzionale tra Cellini e Pasquale Bertuca, capo dell’omonima cosca di ‘ndrangheta, in ragione del quale lo stesso Cellini  si era più volte adoperato per favorire il ricovero presso la Clinica “Nova Salus” di Villa San Giovanni (di esponenti di varie consorterie vicini al Bertuca, su sollecitazione diretta e indiretta di quest' ultimo. Presso la clinica era stata infatti, curata anche la madre di Pasquale Bertuca nonché alcuni esponenti di spicco della 'ndrangheta, posti in regime di detenzione domiciliare, tra i quali Giacomo Latella, Mario Pelaia, Pasquale Libri, Pasquale Pititto, Paolo Meduri, Fomenico Grasso, Gennaro Ditto, Pasquale De Maio, Pasquale Bilardi, Francesco Pangallo e Giuseppe Mazzagatti. Sando alle dichiarazioni inoltre, di alcuni collaboratori di giustizia, sarebbero stati provati collegamenti tra Francesco Cellini e la ‘ndrangheta risalenti a periodi antecedenti il 2007 poiché è emerso che il medico avrebbe fornito le cure mediche ai fratelli Tegano durante la loro latitanza, iniziata nei primi anni novanta.

Operazione Meta


La figura di Cellini era già emersa in precedenza anche nell’operazione del ROS denominata “Meta” per i suoi rapporti con il boss calabro-milanese Giulio Giuseppe Lampada e con il politico Alberto Sarra. Già nel 2007, Lampada, Celini e Sarra dialogavano in merito alla possibilità di costruire una clinica nella frazione di Gallico, periferia nord di Reggio Calabria, all'interno di una proprietà dello stesso Lampada, che sarebbe stata gestita proprio da Cellini il quale, immediatamente, scartava l’ipotesi, per la non idoneità della struttura muraria preesistente. Su delega della Dda, il nucleo polizia economico finanziaria delle fiamme gialle reggine ha avviato un'indagine, a carattere economico/patrimoniale, volta all’individuazione dei beni mobili ed immobili riconducibili a Francesco Cellini. Nel corso degli accertamenti era emerso - tra l’altro -come, a partire dall’anno 2000, una consistente parte dei redditi annualmente dichiarati da Cellini fosse stata erogata dal Servizio Sanitario Nazionale. Queste erogazioni, in ragione del ruolo attivo e-o occulto rivestito dal medico Cellini, quale amministratore di fatto della clinica “Nova Salus”, e di altre realtà imprenditoriali a lui riconducibili, sarebbero risultate in evidente contrasto con quanto sancito dall’ “accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale” che prevede l’incompatibilità con lo svolgimento delle attività previste, da parte del medico che “eserciti attività che configurino conflitto di interessi con il rapporto di lavoro con il Servizio Sanitario Nazionale o sia titolare o compartecipe di quote di imprese che esercitino attività che configurino conflitto di interessi col rapporto di lavoro con il Servizio Sanitario Nazionale”. In tale contesto i redditi percepiti da Cellini alla luce di tale prescrizione, sono stati considerati indebitamente percepiti. 

Gli accertamenti bancari ed i riscontri contabili


Inoltre, gli accertamenti bancari e i riscontri contabili hanno consentito di rilevare come il medico, nel corso degli anni, avesse prelevato ingenti somme di denaro dai conti correnti dell’ "ANPHORA S.c.a.r.l." per poi utilizzarli per scopi personali e investimenti immobiliari e finanziari.
Una volta delineato il profilo di pericolosità sociale “qualificata” del Cellni (in quanto soggetto gravemente indiziato di contiguità alla ‘ndrangheta) oltre che “generica” (in quanto dalla metà degli anni ’90 dedito ad attività delittuose ed in spregio della normativa fiscale e tributaria), l’attività investigativa si è concentrata sulla ricostruzione della capacità reddituale e del complesso dei beni di cui Francesco Cellini  e il suo nucleo familiare sono risultati poter disporre, direttamente o indirettamente, accertando che lo stesso non avrebbe potuto di redditi leciti tali da permettersi i cospicui investimenti societari, sicché tali investimenti erano da considerarsi sproporzionati rispetto alle risorse lecite del nucleo familiare.

Il provvedimento di sequestro


Alla luce di tali risultanze, su richiesta della stessa Dda, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto- nel decorso mese di marzo - il sequestro di prevenzione del patrimonio riconducibile a Francesco Cellini e al proprio nucleo familiare, stimato in circa 19 milioni di euro, costituito da quote sociali, patrimonio aziendale e rapporti finanziari delle società villesi, “Nova Salus s.r.l. in liquidazione”, “Nuova Anphora s.r.l.” e di quella reggina “Anphora Cooperativa Sociale a r.l.”,compresa la Clinica “Nova Salus”,  2 fabbricati 1 terreno.

 

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