Inchiesta Brooklyn

Sequestro ponte Morandi a Catanzaro, i fratelli Sgromo non rispondono al gip

I due imprenditori lametini sono stati colpiti da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per i reati, tra gli altri, di trasferimento fraudolento di beni e autoriciclaggio. Ha risposto alle domande invece il finanziere della Dia, Michele Marino, dichiarandosi estraneo alle contestazioni  

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di Luana  Costa
5 novembre 2021
15:59

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere gli imprenditori lametini Eugenio e Sebastiano Sgromo, di recente rimasti coinvolti nella inchiesta denominata Brooklyn messa a segno dalla Guardia di Finanza sotto il coordinamento dalla Dda sui lavori di manutenzione straordinaria del viadotto Bisantis e della strada statale 280 dei due mari di Catanzaro. Entrambi sono stati colpiti da una ordinanza di custodia cautelare in carcere per i reati, tra gli altri, di trasferimento fraudolento di beni e autoriciclaggio, reati aggravati dalle modalità mafiose. 

L'inchiesta

In particolare, sono accusati di aver ceduto quote societarie ad una dipendente - presunta prestanome Rosa Cavaliere - per eludere le potenziali misure di prevenzione patrimoniale. Questa mattina si è svolto per entrambi l'interrogatorio di garanzia dinanzi al pubblico ministero titolare del fascicolo, il sostituto prcouratore Veronica Calcagno, e al gip che ha firmato l'ordinanza, Paola Ciriaco.


Sebastiano Sgromo

Sebastiano Sgromo, assistito dall'avvocato Giuseppe Fonte, si è avvalso della facoltà di non rispondere a causa di esigenze difensive: «L'essersi avvalso della facoltà di non rispondere - ha chiarito il legale - discende da una esigenza difensiva poiché l'interrogatorio è stato fissato dopo l'arresto e non si è avuto il tempo materiale di prendere visione delle carte. All'esito dello studio ci determineremo per rendere ogni chiarimento utile, tuttavia, sin d'ora l'indagato si professa estraneo agli addebiti contestati».

Michele Marinaro

Ha chiesto invece la revoca della misura cautelare in carcere il legale di Michele Marinaro, ex finanziere in servizio alla Dia e accusato di corruzione in atti giudiziari per aver sottoscritto informative tese ad allegerire la posizione dei due fratelli Sgromo - all'epoca indagati - in cambio di utilità tra le quali il suo trasferimento alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. L'indagato, assistito dall'avvocato Aldo Ferrara, ha risposto alle domande del pm e del gip chiarendo di non aver redatto personalmente le informative in questione, le quali sarebbero state stilate dall'ufficio. Inoltre, ha chiarito di aver intrattenuto rapporti con Eugenio Sgromo solo a partire dal dicembre del 2017 quando era già in attesa del trasferimento a Roma e in ogni caso le indagini a carico dei due fratelli imprenditori erano già concluse.

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Aldo Ferrara, Francesco Gambardella, Giuseppe Fonte, Raffaele Rizzuti, Renzo Andricciola, Enzo Gennaro, Giovanni Vecchio, Antonio Procopio, Rossella Cerminara, Sergio Rotundo e Domenico Anania.

Giornalista
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