Inchiesta Kossa

Sibaritide, la Cassazione conferma l’associazione mafiosa per Pasquale Forestefano

La Suprema Corte ha annullato senza rinvio una presunta estorsione e due intestazioni fittizie di beni confermando il reato più grave

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di Antonio Alizzi
1 ottobre 2021
07:36
La Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione

Arriva un’altra decisione della Suprema Corte di Cassazione, nell’ambito dell’operazione Kossa, l’inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro contro la presunta associazione mafiosa composta dalla famiglia Forastefano, operante nel territorio della Sibaritide, unitamente al clan degli “zingari”, identificato, dagli investigatori, negli Abbruzzese, gruppo leader nel traffico di droga in provincia di Cosenza.

Anche in questo caso, gli ermellini hanno confermato il capo relativo all’associazione mafiosa, contestata dal pm Alessandro Riello, nei confronti di Pasquale Forastefano, mentre cadono tre reati-fine. Si tratta della presunta estorsione ai danni di un autotrasportatore e di un operaio in servizio presso una ditta del Nord Italia, che si occupa del commercio ortofrutticolo, e di due presunte intestazioni fittizie di beni. L’imputato, visto l’inizio dell’udienza preliminare rimane in carcere. I suoi difensori sono Cesare Badolato e Pasquale Di Iacovo.


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