Il giallo della morte di Sissy, presto l’inchiesta potrebbe arrivare ad una svolta

VIDEO | Tra due giorni i periti inizieranno le analisi sulla pistola di ordinanza che ha ferito l’agente della polizia penitenziaria nell’ospedale di Venezia, sul cellulare e il computer della giovane

30 gennaio 2019
20:56
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Sissy Trovato
Sissy Trovato

È una storia in cui misteri e mezze verità si intrecciano in un groviglio che appare al momento inestricabile. Un’indagine che ha vissuto, fin dall’1 novembre 2016, di piccoli scatti e brusche frenate. A più di due settimane dalla morte di Sissy Trovato l’inchiesta potrebbe essere arrivata a un punto di svolta. Tra due giorni i periti nominati dalla procura di Venezia, che coordina le indagini, e quelli della famiglia Trovato inizieranno le analisi sulla pistola di ordinanza che ha ferito l’agente della polizia penitenziaria nell’ospedale di Venezia. Analisi scientifiche che fanno il paio con quelle tecniche sul cellulare e il computer della giovane di Taurianova. «L’1 febbraio – ha dichiarato il consulente della famiglia Trovato Anna Barbaro – saremo impegnati per effettuare le analisi sulla pistola di Sissy trovato per cercare di appurare se sulla stessa ci siano tracce di sangue e tracce di dna che siano riconducibili a Sissy o a qualche altra persona».

 

Le ultime settimane hanno riservato più di una sorpresa dopo anni di sostanziale blocco delle indagini. Colpi di scena che se da una parte potrebbero offrire nuovi spunti all’inchiesta, dall’altra gettano più di un’ombra sulla conduzione delle indagini nei due anni in cui Sissy è rimasta in coma.

Intanto, la lettera ritrovata dai familiari nella casa di Taurianova e indirizzata da Sissy al direttore del carcere. Un atto di accusa dell’agente nei confronti di alcune sue colleghe, confidenze apprese dalla Trovato da parte di alcune detenute e che Sissy avrebbe voluto portare a conoscenza dei suoi superiori. Fatti gravi, annota la ragazza, che sarebbero avvenuti all’interno della Giudecca. Secondo il padre Salvatore Trovato, quella sarebbe solo una delle tante missive scritte dalla figlia - e consegnate dopo il suo ferimento agli inquirenti – scritte per denunciare presunti giri di droga e prostituzione all’interno del penitenziario di Venezia.

 

A questo si aggiunge la testimonianza di una ex detenuta rilasciata a “Fanpage”, nella quale la donna parla dell’escamotage utilizzato per fare entrare cocaina all’interno della Giudecca e di come Sissy avesse denunciato tutto, dopo averlo scoperto per caso.

 

Infine, la lettera inviata al Gazzettino dall’ex direttrice del carcere Gabriella Staffi, che nega di avere mai ricevuto dalla Trovato denunce sul giro di droga. Un intervento fuori tempo massimo, quello della Staffi, secondo il comitato civico che si batte da anni per fare conoscere la verità sul caso di Sissy Trovato. «Siamo rimasti molto colpiti dalla lettera scritta dalla ex direttrice del carcere della Giudecca di Venezia, Gabriella Straffi – scrive la vicepresidente dal comitato Giuseppina Pinto - e pubblicata da alcuni giornali. Sono molte le affermazioni che ci lasciano perplessi, ma più di tutte ci lascia esterrefatti quando dice di aver rotto il riserbo che si era ripromessa di mantenere per la vicenda di Sissy. Dunque, se abbiamo capito bene, la signora Straffi si era prefissata di non parlare alla stampa dell’oscuro episodio che ha visto vittima una sua agente (perché?), però lo fa ora che il suo nome è stato associato a episodi poco chiari e al solo scopo di difendere la propria persona e il suo operato nel carcere. Quindi se nessuno avesse fatto il suo nome pubblicamente avrebbe continuato a tacere?...Non ci sembra che la direttrice si sia adoperata per scoprire che cosa sia successo a Sissy né internamente al carcere che all’epoca dirigeva, né esternamente, presso la magistratura, dove il suo interessamento avrebbe avuto certo un peso non da poco. Se si sente così macchiata e offesa da questi articoli, perché la direttrice non si è mossa prima? Forse se avesse adottato un comportamento diverso non saremmo qui a brancolare nel buio e dubitare di tutti, come è legittimo che sia».

 

Elementi che dovranno essere vagliati dagli inquirenti. La famiglia Trovato non ha mai creduto all’ipotesi del suidicio. Toccherà adesso alla procura di Venezia chiarire, una volta per tutte, cosa sia successo quella maledetta mattina dell’1 novembre 2016 nell’ospedale di Venezia.

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