Sissy Trovato, rigettata la richiesta di archiviazione per il suicidio: proseguono le indagini

Il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta del legale dei genitori della ragazza di Taurianova trovata ferita gravemente nel 2017 nell'ospedale di Venezia e morta dopo due anni di agonia. Per la famiglia si tratterebbe di omicidio

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di Francesco Altomonte
25 novembre 2020
15:46
Sissy Trovato
Sissy Trovato

Il gip del tribunale di Venezia ha respinto la richiesta di archiviazione della locale procura, disponendo il proseguimento delle indagini sul caso, come richiesto dalla difesa dei congiunti di Sissy Trovato Mazza.

 


Il 30 settembre 2019 la procura della Repubblica di Venezia aveva avanzato una seconda richiesta di archiviazione a seguito delle nuove indagini che avevano visto, tra l’altro, l’analisi delle tracce biologiche rinvenute sulla pistola, l’acquisizione dei tabulati telefonici, oltre all’autopsia a seguito della morte della giovane agente di polizia penitenziaria ed all’esame dei filmati del circuito di sorveglianza dell’ospedale.

 

Il pubblico ministero in base alle risultanze riteneva che non emergessero indizi di commissione di alcun reato e che potesse confermarsi l’ipotesi del suicidio, avanzando perciò nuova richiesta di archiviazione. Parallelamente alle indagini della procura, l’avvocato Girolamo Albanese, legale dei genitori di Sissy, insieme ai propri consulenti,  Luciano Garofano, Anna ed Aldo Barbaro, hanno eseguito autonomi approfondimenti scientifici e balistici finalizzati alla ricostruzione dell’evento, che per come ricostruito dagli esperti della procura non convinceva.

 

In particolare dall’analisi delle tracce di sangue da retroproiezione sulla scena del crimine emergeva l’inconciliabilità con l’ipotesi di suicidio e la compatibile presenza di una seconda persona all’interno dell’ascensore al momento dello sparo che ne aveva ostacolato la diffusione. I risultati delle indagini difensive prendevano corpo in una seconda opposizione all’archiviazione da parte dell’avvocato Albanese, in cui si richiedevano, tra l’altro, ulteriori approfondimenti balistici sulla dinamica dell’evento sulla scorta delle emergenze rassegnate dai consulenti, oltre all’acquisizione delle celle agganciate dal telefono di Sissy nel corso delle chiamate senza risposta nell’orario in cui l’agente si trovava in ospedale, uniche dirimenti sul posizionamento del cellulare, che non risultavano dai tabulati acquisiti.

 

Le argomentazioni difensive sono state rappresentate al gip all’udienza del 23 luglio 2020. A scioglimento della riserva assunta il giudice veneziano, accogliendo quanto richiesto dagli avvocati ti Girolamo Albanese ed Eugenio Pini, ha respinto la richiesta di archiviazione, disponendo in particolare che il pm per il tramite dei propri consulenti si confronti con le evidenze delle tracce ematiche rappresentate dalla difesa, ne approfondisca il significato e rivaluti la ricostruzione dell’evento.

 

Al contempo il gip ha disposto l’acquisizione dei dati sulle celle sollecitate dal telefono di Sissy Trovato Mazza con riferimento alla telefonate senza risposta mentre si trovava in ospedale. È stata ancora disposta l’audizione di una persona informata sui fatti. Il Gip non ha mancato di evidenziare come purtroppo il caso sconti la mancanza di alcuni iniziali accertamenti sulla scena del crimine che avrebbero potuto essere fondamentali, ma che purtroppo risultano oramai irrecuperabili.

 

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I genitori di Sissy hanno espresso soddisfazione per il provvedimento rilevando come l’Autorità Giudiziaria abbia dato concreto ascolto alle loro ragioni, come sempre finalizzate alla ricerca della verità. Confidano ora che gli approfondimenti investigativi possano fare definitiva chiarezza sul caso.

 

La giovane agente della polizia penitenziaria originaria di Taurianova è morta il 12 gennaio 2019 dopo più di due anni di agonia a seguito del ferimento all’interno di un ascensore nell’ospedale della Giudecca di Venezia avvenuto nel novembre 2016. I tecnici incaricati dal tribunale, il 15 ottobre scorso, avevano consegnato tutte le perizie e il pubblico ministero, davanti ai nuovi dati, aveva deciso di chiudere le indagini. Le indagini sulla traiettoria del colpo, sull’arma e sui cellulari della ragazza non avevano evidenziato nulla di anomalo, così come i filmati delle telecamere del sistema di videosorveglianza dell’ospedale veneziano.

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