Sistema Rende, Sandro Principe in aula: «Non ho mai fatto favori ai clan»

L'ex sindaco e consigliere regionale ha negato ogni addebito, sostenendo di non conoscere gli affiliati alle cosche assunte nella cooperativa comunale 

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di Salvatore Bruno
30 gennaio 2021
13:30
Sandro Principe
Sandro Principe

Nessun favore ai clan, semmai il Sistema Rende si è distinto per aver improntato l'azione amministrativa alla diffusione della legalità anche attraverso specifici progetti promossi nelle scuole della città del Campagnano.   

Il principato socialista

Nel processo celebrato condotto davanti la Corte d'Assise di Cosenza, alla sbarra è stato il turno delle testimonianze di Sandro Principe e di Umberto Bernaudo, ultimi sindaci della stagione cinquantennale inaugurata nelle stanze del comune dal compianto Cecchino e proseguita con il figlio Sandro e poi proprio con Bernaudo, sindaco dal 2006 al 2011 fino all'elezione di Vittorio Cavalcanti che lascerà l'incarico nel giugno 2013, anzitempo, vinto dalle pressioni e dall'arrivo in municipio della Commissione d'accesso antimafia.


Le assunzioni di Lanzino e Di Puppo

Nel corso della sua deposizione Sandro Principe, che nelle udienze precedenti aveva preso più volte la parola per dichiarazioni spontanee, incalzato dal pm Pierpaolo Bruni, ha affermato di non essere a conoscenza delle assunzioni di Ettore Lanzino e Michele Di Puppo, esponenti di spicco del clan Lanzino-Ruà, in seno alla cooperativa comunale Rende 2000 finanziata con soldi pubblici per quasi due milioni di euro all'anno, ma destinata proprio al reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati e quindi anche di coloro che avevano avuto problemi giudiziari.

Voto di scambio?

Secondo la Procura invece, queste assunzioni, insieme alla concessione di un bar nel quartiere di Villaggio Europa, ad Adolfo D'Ambrosio, anche lui intraneo alla cosca, sarebbero state la contropartita del sostegno elettorale del gruppo criminale, in favore di Sandro Principe e Umberto Bernaudo ma anche di Giuseppe Gagliardi e Pietro Ruffolo, anche loro imputati nel processo per voto si scambio, corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa.

Il ruolo dei pentiti

La tesi dell'accusa, corroborata dalle dichiarazioni di alcuni pentiti, è che le cosche abbiano alterato l'esito delle elezioni comunali del periodo compreso tra il 1999 ed il 2011, delle provinciali del 2009, delle regionali del 2010. Principe, durante la sua deposizione, ha negato di conoscere anche Adolfo D'Ambrosio, nipote di un attivista del Psi con cui invece l'ex sottosegretario aveva uno stretto rapporto. Bernaudo invece, ha ricordato di aver subito una intimidazione nel 2008, quando sotto la propria abitazone furono rinvenuti una tanica di benzina ed alcuni proiettili, attribuendo questo episodio proprio alle sue politiche ostili ad ogni tentativo di infiltrazione della criminalità. La prossima udienza del processo è stata fissata per il 12 marzo.

Giornalista
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