Tra i furbetti di Calabria Verde c'era anche chi andava a riparare antenne invece di recarsi al lavoro

VIDEO | Sono complessivamente 14 i dipendenti assenteisti indagati per truffa aggravata e continuata. C'era chi faceva la spesa, chi si dedicava all'orto di famiglia ed anche chi svolgeva una seconda redditizia attività (ASCOLTA L'AUDIO)

di Salvatore Bruno
23 aprile 2021
09:48

Entrava nella sede di Calabria Verde a Santo Stefano di Rogliano, timbrava e poi si allontanava dal servizio per esercitare una redditizia e parallela attività di antennista per un nutrito gruppo di clienti.


Truffa aggravata e continuata

E solo una delle tante anomalie riscontrate dai carabinieri della compagnia di Rogliano, guidati dal capitano Mattia Bologna, nel corso degli accertamenti coordinati dalla Procura della Repubblica di Cosenza, a carico di 14 dipendenti dell'ente regionale, ai quali è stato notificato oggi l'avviso di conclusione delle indagini preliminari. Sono accusati a vario titolo e, in alcune circostanze, in concorso tra loro, di truffa aggravata e continuata.

Sistema fraudolento consolidato

Gli approfondimenti investigativi sono cominciati nel 2018 nelle aree in cui gli operai avrebbero dovuto svolgere la propria attività cantieristica, in provincia di Cosenza. I militari hanno allora scoperto un vero e proprio sistema, evidentemente consolidato da tempo, grazie al quale numerosi dipendenti riuscivano ad eludere i vari strumenti di controllo delle prestazioni d’opera, primo fra tutti l’orologio marcatempo piazzato all’ingresso della struttura, in modo da allontanarsi indebitamente dal posto di lavoro.

Semplice stratagemma

Lo stratagemma era semplice: tutti i dipendenti del Distretto utilizzavano regolarmente il proprio badge di servizio, ma facendo in modo che, in ragione della tipologia di uscita selezionata, l’orologio marcatempo non sottraesse il tempo trascorso all’esterno della Sede dall’orario di lavoro prestato, approfittando della generalizzata mancanza di controllo da parte di Dirigenti e Capi squadra. Ecco allora che dai tabulati acquisiti al termine del monitoraggio, i carabinieri sono riusciti a ricostruire centinaia di ore di lavoro illecitamente sottratte alle mansioni d’ufficio, ma contabilizzate e puntualmente monetizzate nella busta paga mensile.

Meticolosa attività di osservazione e pedinamento

I carabinieri, per riscontrare le attività illecite, hanno fatto ricorso sia alle riprese di alcune videocamere ad altissima definizione strategicamente collocate nei pressi dell’orologio marcatempo posto all'ingresso dello stabile e nelle vicinanze di tutti gli ingressi della struttura, sia ai tradizionali servizi di pedinamento. In tal modo i dipendenti infedeli sono stati osservati nel compimento di un variegato bagaglio di incombenze di natura privata poste in essere durante l'orario di lavoro.

Varie incombenze personali

C'era chi faceva la spesa in vari supermercati della zona, chi si recava in ufficio postale per pagare le bollette di casa, chi andava in campagna per coltivare il proprio orto, chi dal medico, chi portava la propria auto dal meccanico e chi, più semplicemente, si abbandonava per ore dentro ai bar. Tra le altre situazioni particolari rilevate, come detto, è emerso che uno degli indagati era solito svolgere, nel corso delle missioni esterne dalla propria sede di servizio, la professione di antennista.

Indagato anche personale dirigente

Tra i 14 indagati figurano anche dirigenti della struttura e addetti ai cantieri boschivi della provincia di Cosenza, responsabili di mancato controllo. Nel complesso, le attività investigative condotte hanno portato ad acclarare circa 3.800 ore di servizio non prestato, ma comunque regolarmente retribuito, effettuate nell’ambito di 950 episodi complessivamente individuati; tutto questo per un controvalore economico che arriva a sfiorare i 70mila euro di danno per Calabria Verde. Ed è proprio dal comportamento irregolare tenuto da dirigenti e dipendenti che è stato tratto il nome dell’odierna operazione Hall Pass, vale a dire tempo libero.

Inoltre figurano coinvolte altre 39 persone, non perseguite penalmente. Rischiano una sanzione perché ritenute responsabili di violazioni amministrative. 

Giornalista
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