Traffico internazionale di droga, Ventrici “capo indiscusso”

Per i giudici era a capo “di una vera e propria associazione attiva da molti anni sul mercato”. Ecco le motivazioni della sentenza “Due torri connection”

di Redazione
6 marzo 2018
13:23

Durante un'intercettazione ambientale del dicembre 2010, Francesco Ventrici espresse dubbi sul prezzo di una partita di droga, dicendo di non aver mai pagato una cifra simile, "in 20 anni che faccio questo lavoro". Ed è utilizzando le sue parole che i giudici del tribunale di Bologna descrivono il narcotrafficante calabrese, condannato a 26 anni al termine del processo nato dall'operazione 'Due Torri Connection'. Ventrici, si legge infatti in un passaggio delle 240 pagine di sentenza, "quindi è uno spacciatore di livello intercontinentale con esperienza pluriennale, questo è il suo 'lavoro', consolidato, acquisito e indefettibile".

Il processo

Al centro del processo, concluso a fine novembre con altri sette imputati condannati a 17 anni, due a 13 anni e un'assoluzione, c'era il tentativo, poi fallito, di far arrivare tra il 2010 e il 2011 una maxi-partita di cocaina, 1.500 kg, che doveva partire dall'Ecuador e raggiungere l'Emilia-Romagna, via Lubiana.

Un’associazione a delinquere

E' "indubbio", per il tribunale presieduto dal giudice Michele Leoni, che il gruppo malavitoso guidato da Ventrici, difeso dall'avvocato Fausto Bruzzese, non si costituì in vista di un'unica operazione, cioé l'acquisto del carico di cocaina, "ma era una vera e propria associazione per delinquere impegnata nel traffico internazionale di droga, attiva da molto tempo sul mercato dello spaccio ad alti livelli, con un programma criminoso indeterminato e ben proiettato nel futuro e aperta a ingressi e contributi da parte di eventuali nuovi associati".

Ventrici “narcotrafficante di antica data”

Così come non ci sono dubbi che Ventrici fosse "capo indiscusso, organizzatore e narcotrafficante di antica data". Egli era "titolare di ogni potere decisionale, impartiva le direttive, predisponeva e coordinava gli incontri nella propria abitazione, manteneva, anche per interposta persona, i contatti coi fornitori esteri, gestiva l'impiego dei capitali e dei mezzi necessari, valutava e attribuiva eventuali responsabilità soggettive per la mancata riuscita delle operazioni". (ANSA)

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