Tropea, nel cimitero degli orrori a controllare che altre tombe non siano state profanate

VIDEO| Dopo lo scempio dei cadaveri per far spazio a nuove sepolture che ha fatto scattare l’inchiesta della Procura di Vibo, molti cittadini hanno voluto verificare l’integrità dei loculi di famiglia

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di Cristina Iannuzzi
11 febbraio 2021
18:15

Hanno raggiunto la tomba dei bisnonni, per accertarsi che non fossero tra quelle profanate: «È stata una sensazione orribile entrare in questo luogo sacro con la paura di non trovarli» ammette una ragazza. Al cimitero di Tropea c’è un insolito via vai di persone. Molti sono venuti a controllare i loculi dei propri cari col timore di non trovarli. Perché in questo luogo non tutti i defunti sono stati lasciati in pace. «Che Dio possa perdonarli» il commento di una signora. «Mai ci saremmo aspettati una cosa del genere, siamo sotto shock» aggiunge un’altra donna.

Il rais dei morti

L’inchiesta della Guardia di finanza ha accertato come alcune salme siano state fatte a pezzi e poi bruciate per fare posto ad altre. Tutto avveniva alla luce del sole. Qui il ras dei morti, sostiene la procura di Vibo, era il custode.  Il cimitero è aperto. I due addetti alla manutenzione conoscevano bene gli arrestati. Mai nessun sospetto. «Vedevo ogni giorno Francesco Trecate – dice l’operaio – era stato lui a consegnarmi le chiavi del magazzino ora posto sotto sequestro dopo che le telecamere di video sorveglianza hanno mostrato ciò che avveniva al suo interno: bare svuotate e cadaveri fatti a pezzi.


Quei loculi tra le bare del secolo scorso

Colpisce come nella zona vecchia del cimitero, dove la maggior parte delle sepolture risalgono alla metà del secolo scorso, ci siano anche, stranamente, loculi recenti. L’incongruenza alimenta il sospetto che queste tombe siano state ricavate “sfrattando” le vecchie salme.
Eppure a Tropea circolavano da tempo strane voci, che nessuno pare abbia voluto ascoltare. Una verità piombata addosso a tutta la cittadinanza e all’amministrazione comunale guidata dal sindaco Nino Macrì che all’indomani dell’inchiesta scrive un mea culpa. Si colpevolizza per non essersi accorto di nulla. Lo fa pure Virginia Saturno, consigliera comunale di minoranza che ha deciso di dimettersi: «È una questione di coscienza – afferma – non posso far finta che non sia accaduto nulla. Mi sento colpevole di non avere capito ciò che stava succedendo nella mia città. Non potevo che dimettermi» conclude. È la sola, dopo questo scandalo, ad essersi fatta da parte.

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