Truffa, i fondi della Regione utilizzati per pagare i legali di Domenico Gallico

FOTO- VIDEO | Gli indagati avrebbero beneficiato indebitamente dei contributi pubblici per migliaia di euro pur non avendone i requisiti in quanto gravati da misure di prevenzione personale o condannati per delitti di criminalità organizzata

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di Redazione
13 dicembre 2018
11:18
La conferenza stampa dell’operazione
La conferenza stampa dell’operazione "Cerere"

Sono complessivamente otto le persone raggiunte da misura cautelare nell’ambito dell’operazione “Cerere”, scattata questa mattina a Reggio Calabria (leggi QUI i nomi). Tutti risultano intranei o contigui a noti sodalizi di ‘ndrangheta reggini, tra i quali i Gallico di Palmi, gli Alvaro di Sinopoli, i Lo Giudice di Reggio Calabria ed i Laganà-Caia di Seminara. Sostenuti dalla complicità di incaricati di pubblico servizio, ai quali pure è stato contestato il reato associativo, nel periodo 2010-2018 avrebbero beneficiato di contributi pubblici, erogati dall’Agenzia Regione Calabria per le Erogazioni in Agricoltura (Arcea), nonché alla disponibilità di titoli di pagamento della “Politica Agricola Comune”, per un ammontare di diverse centinaia di migliaia di euro.


Gli indebiti percettori, evidentemente privi dei requisitivi soggettivi poiché gravati da misure di prevenzione personale o condannati per delitti di criminalità organizzata, grazie alla complicità e al sistematico contributo degli incaricati di pubblico servizio operanti per conto del consorzio olivicolo “Conasco”, dissimulavano il proprio stato carcerario – una di essi, Teresa Gallico, in regime detentivo speciale ex art. 41-bis dell’ordinamento penitenziario – in modo da proporsi all’organismo pagatore della Regione Calabria, Arcea, in qualità di imprenditori agricoli in attività.


Le indagini hanno permesso di accertare numerose anomalie, di carattere formale e sostanziale, afferenti la trattazione delle domande di accesso ai contributi ovvero la soppressione di documenti che, per legge, avrebbero dovuto essere custoditi dagli stessi incaricati di pubblico servizio. A titolo esemplificativo, proprio Teresa Gallico, sebbene detenuta dal 2010 a seguito dell’operazione “Cosa Mia”, ha percepito ininterrottamente contributi per complessivi 59mila euro in qualità di titolare di un’impresa individuale di fatto inattiva da poco tempo dopo il suo arresto, proprio grazie alla complicità dei dipendenti della Conasco, che hanno attestato falsamente la presentazione della domanda da parte dell’interessata e intenzionalmente omesso di informare l’organismo pagatore del suo stato detentivo. Ed in più, gli accertamenti bancari consentivano di appurare che parte dei proventi venivano indirizzati al pagamento degli onorari dei difensori di Domenico Gallico, pluriergastolano al vertice della cosca omonima.

 

Nel medesimo contesto, la Conasco Scarl è stata sottoposta alla misura cautelare dell’interdizione dall’esercizio dell’attività di assistenza agricola e sono stati eseguiti sequestri per equivalente delle occorrenze finanziarie degli indagati per una somma complessiva di oltre 220.000 euro.

 

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