Violenza inaudita

Tutti contro uno, giovane pestato sul lungomare di Reggio Calabria: l’aggressione ripresa dai passanti

Calci, pugni e sedie contro il povero malcapitato costretto alla fuga. Falcomatà: «Vergogna. Non dite che ci vogliono le telecamere o i controlli, è una questione di educazione» (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Redazione
1 agosto 2022
11:47

Sabato sera la movida di Reggio Calabria è stata nuovamente stravolta da una violenta aggressione nella parte basse della via marina, immortalata dai telefonini di molti semplici passanti – con il video diventato già virale – che hanno assistito a una serie infinita di pugni e calci, sedie lanciate contro il povero malcapitato che è stato costretto a subire e a darsi alla fuga. Purtroppo, non è la prima volta che il sabato sera reggino finisce rovinato da aggressioni e maxi risse scatenate spesso per futili motivi. 

Falcomatà: «Vergogna»

«Il nostro Lungomare in questi giorni è teatro di tante iniziative ed eventi, concerti, momenti di svago e di divertimento. Eppure c’è chi sembra non gradire e preferisce trascorrere il tempo in questo modo». È il sindaco sospeso Giuseppe Falcomatà a commentare, sui social.


«Scene già viste purtroppo, evidentemente i messaggi educativi non bastano mai. Ho sempre sostenuto che il compito delle istituzioni ed in generale delle agenzie educative sia quello di capire i motivi di questi episodi, di comprendere il disagio profondo che vi si nasconde. Ma a volte c’è poco da capire: evidentemente c’è chi, seppur giovanissimo, sceglie proprio di esprimersi in questo modo barbaro, attraverso la violenza. Questa non è la nostra città, non è la Reggio che conosciamo. Non è quella Reggio inclusiva, tollerante, quella Reggio del dialogo e del rispetto delle regole, per la quale lavoriamo ormai da tanti anni.

Non dite che ci vogliono le telecamere o i controlli, perchè qui è esclusivamente una questione di educazione. Ai ragazzi protagonisti di questo video vorrei dire vergogna, perchè quella che si vede non è semplicemente una rissa, ma un vero e proprio pestaggio, tutti contro uno. E allora più che ai ragazzi io mi rivolgerei ai loro genitori: se io riconoscessi mio figlio in quelle immagini non ci penserei due volte ad accompagnarlo in Questura».

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