Reportage

Un giorno al porto di Roccella: la routine degli sbarchi tra operatori stremati e vite in cerca di futuro

La macchina dell’accoglienza non si ferma mai in questa estate da record che ha già visto migliaia di migranti approdare in Calabria. Identificazione, assistenza medica, smistamento. Barca dopo barca, ognuna con il suo carico di umanità dolente. Ecco cosa succede in 24 ore nello scalo portuale della Locride

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di Vincenzo Imperitura
4 settembre 2022
16:30

Il primo “carico” conta una cinquantina di persone. Pochi uomini, diverse donne, tanti bambini, alcuni piccolissimi. Una motovedetta della guardia di finanza li ha intercettati in mattinata appena dentro il limite delle acque territoriali, a largo di Riace. In porto, a Roccella, ci arrivano poco dopo le 2 del pomeriggio: sole a picco e umidità alle stelle. Il gruppo di migranti stipato sul piccolo veliero con bandiera statunitense viene scortato fino alla banchina sud, proprio davanti al tendone di plastica allestito dalla Croce Rossa in cui sono “ospitati” i gruppi arrivati nei giorni precedenti e che, poco alla volta, vengono trasferiti in altre strutture meno precarie e più dignitose.


Le procedure ormai sono collaudate, i movimenti di volontari, protezione civile, medici e forze dell’ordine provati e riprovati mille volte, funzionano quasi in automatico: in questo 2022 che segna numeri record per la “rotta turca”, gli sbarchi sulle rive dello Jonio si ripetono con i ritmi di una catena di montaggio senza sosta. Le procedure di prima accoglienza e identificazione vanno avanti fino a poco dopo le 17, ma bisogna fare in fretta. Una pattuglia della guardia costiera sta rientrando con un nuovo “carico” intercettato a oltre 70 miglia a largo.

Il monoalbero rubato in Asia Minore e utilizzato per la traversata è poco più che un rottame dopo una settimana di viaggio e viene abbandonato in avaria in alto mare: i migranti raggiungeranno le banchine del porto delle Grazie a bordo del mezzo della guardia costiera che li ha appena tratti in salvo.

Sono passate da poco le 18 e la scena si ripete identica a come si era svolta poche ore prima. Nemmeno il tempo di ripulire il piazzale dalle coperte termiche e dai beni di prima necessità utilizzati per il “carico umano” appena archiviato, che la macchina dell’accoglienza si rimette in moto. Questa volta sono in 76, in prevalenza siriani. Tra loro una ventina di bambini, tre hanno meno di un anno. I più piccoli passano di mano in mano: sono gli uomini e le donne della Croce Rossa a prendersi cura di loro durante le procedure di identificazione dei genitori. Il gruppo è partito lo scorso 26 agosto – raccontano agli investigatori e agli interns di Frontex che si affannano un po’ intontiti tra la banchina e il tendone – la spiaggia indicata come punto di partenza è quella di Abdeh, in Libano. Un porto anomalo rispetto alla “consuetudine” turca che si ripropone sempre identica da almeno un ventennio. Saranno le analisi degli strumenti di navigazione da parte degli esperti della guardia costiera a verificare se qualcosa sta cambiando sul flusso migratorio che interessa la Locride, anche alla luce dei nuovi accordi che le diplomazie mondiali hanno disegnato sulle pretese del “falco” Erdogan.

Le ore passano, il caldo resta opprimente, il turno di chi opera sulle banchine di questa sgangherata e meravigliosa “porta d’Europa” sempre lo stesso. Sul piazzale nascosto del piccolo porto turistico di Roccella – ancora pieno come un uovo di diportisti – gli autobus fanno su e giù per tutta la sera. Trasferiscono i migranti già identificati verso altri centri. Serve fare spazio ancora una volta. Una motovedetta della Guardia di finanza sta trainando l’ennesimo piccolo veliero.

Quando i due natanti rientrano in porto, è da poco passata l’una del mattino. Piano piano, il monoalbero con bandiera statunitense, viene svuotato del suo carico umano. Questa volta sono 85: tanti adolescenti non accompagnati e diversi anziani che hanno fatto l’ultima parte del viaggio in coperta. I più piccoli invece vengono fuori dalla pancia della barca per ultimi, stretti al collo dei soccorritori. Alle 2.30 del mattino, il piazzale del porto delle Grazie è ancora in piena attività.

La maggior parte degli operatori (tra civili e forze dell’ordine) che rendono possibile ogni volta questo trasbordo di essere umani in sicurezza, lavora ormai da più di 12 ore ma il tempo per tirare il fiato è un miraggio. La segnalazione dell’ennesimo barchino è arrivata dai mezzi aerei che pattugliano questa porzione di Mediterraneo. Ad uscire questa volta sarà una pattuglia della Capitaneria. Manca qualche minuto alle 3 del mattino, una nuova giornata dell”emergenza sbarchi può cominciare.

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