Cosenza, una giornata in terapia intensiva con il primario: «Niente panico»

VIDEO | Parla Pino Pasqua che dirige il reparto maggiormente sotto pressione a causa della pandemia di Covid. I pazienti che non devono essere intubati rispondono meglio alle cure e guariscono prima

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di Emily Casciaro
6 novembre 2020
16:18

All’ospedale di Cosenza anche oggi è un via vai di ambulanze. Nel giro di pochi minuti ne arrivano tre. Nel reparto di terapia intensiva dell’Annunziata la situazione è sotto controllo. I posti in terapia intensiva attivati sono 30, al momento 14 occupati. Di questi, 4 sono intubati e ventilati meccanicamente e 10 vengono assistititi con respirazione non invasiva.

I malati con respiratore rispondono meglio alle cure

Il criterio di conteggio dei ricoverati tra sub intensiva ed intensiva, che ha fatto tanto discutere per quei numeri “corretti” nella notte, «dipende da un diverso approccio che si sta utilizzando nella cura della malattia», dice Pino Pasqua, primario del reparto di terapia intensiva dell’Ospedale di Cosenza.
«In questa seconda ondata, abbiamo capito che l’assistenza precoce, non invasiva, quindi una struttura sub intensiva sui pazienti Covid, può dare dei benefici sull’outcome, ovvero sulla guarigione del paziente». È sufficiente ossigenarli con un casco e monitorarli, ma non intubarli.

In pratica, si sta utilizzando maggiormente «la terapia sub intensiva anche per avere più turnover e meglio utilizzare i posti letto disponibili. I pazienti nell’arco di qualche giorno ritornano nei reparti e possono essere dimessi in poco tempo».
Oggi, intanto, due pazienti ricoverati in terapia saranno dimessi.

«Niente ansia, stiamo tranquilli»

L’appello del primario Pasqua è chiaro: «Sicuramente il numero dei pazienti è raddoppiato rispetto a quelli di marzo e testimonia che la positività è aumentata: lo dicono i tamponi ed il numero di positivi che quotidianamente vediamo nei bollettini, ma ancora abbiamo disponibilità di posti, ancora abbiamo possibilità di poter trattare la patologia. Cerchiamo di stare tranquilli, perché questo clima di ansia non ci aiuta».

Giornalista
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