Usura aggravata dalla modalità mafiose, a processo albergatore di Gioia

Salvatore Stanganelli è accusato di aver fatto da tramite tra il coimputato Gioffrè e l'imprenditore Pulice favorendo di fatto la cosca Piromalli-Molè

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di Redazione
25 giugno 2019
07:09

Che ci fosse un'indagine su di lui lo aveva detto il pm Giulia Pantano durante il processo "Atlantide". Due giorni fa, il gup di Reggio Calabria lo ha rinviato a giudizio. Salvatore Stanganelli è accusato di usura aggravata dalle modalità mafiose perché, secondo la procura antimafia reggina, avrebbe fatto da tramite tra Vincenzo Gioffrè, coimputato con Stanganelli nel processo, e l'imprenditore Carlo Pulice, favorendo di fatto la cosca Piromalli-Molè. 


Stanganelli è un noto albergatore di Gioia Tauro, marito della dirigente scolastica del liceo Piria di Rosarno Maria Rosaria Russo. Quest'ultima è conosciuta per essere molto attiva nell'associazionismo antimafia, ma è coinvolta nell’inchiesta sui fondi elargiti all’associazione antimafia “Riferimenti”, che la vede imputata per due ipotesi di abuso d’ufficio.
Ironia della sorte, tra le fonti di prova del pubblico ministero contro Stanganelli ci sono anche le dichiarazioni rese nel processo Atlantide da Antonio Russo, collaboratore di giustizia e fratello della dirigente scolastica.


I due imputati Stanganelli e Gioffrè compariranno davanti al tribunale di Palmi l'11 dicembre prossimo, accusati usura aggravata dall’agevolazione alla cosca Piromalli-Molè.

I particolari dell'inchiesta sono riportate nel decreto di rinvio a giudizio. Stanganelli e Gioffrè sono accusati «con distinti ruoli…e con la finalità di agevolare la cosca Piromalli-Molè», perché «si facevano dare da Pulice Carlo o promettere di dare, in corrispettivo del prestito di una somma pari a 5 mila euro, interessi usurai perché pari al 10% ogni mese dell’importo iniziale, per un importo complessivo di 40mila euro».

I due imputari «d’intesa tra loro, nella consapevolezza e approfittando dello stato di bisogno in cui versava Pulice Carlo, imprenditore che in quel momento non aveva alcuna disponibilità finanziaria, atteso che la sua unica attività lavorativa era legata alla gestione di un canile denominato “Dolly dog” andato distrutto a causa di un evento alluvionale». Pulice e Stanganelli erano legati da una lunga amicizia e, nel momento in cui un’alluvione aveva distrutto il primo canile gestito dall’imprenditore, Pulice si era rivolto a Stanganelli per farsi prestare 5mila euro. Particolari confermati dallo stesso Pulice e dalla compagna Rita Raschillà, durante la loro testimonianza in udienza e in sede di indagine.

Secondo l’accusa, Gioffrè avrebbe dato materialmente i soldi a Pulice tramite Stanganelli che si sarebbe impegnato per l’amico, tanto da «fargli pressioni psicologiche…proferendo al suo indirizzo espressioni tipo “ma come ti ho portato io da Gioffrè?!! Non mi far fare brutte figure” con la chiara finalità di indurlo al pagamento del prestito usurario con solerzia».

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