Vibo, commercio in agonia e serrande abbassate nell’ultima città d’Italia

VIDEO | Desolazione sul corso principale, un tempo cuore pulsante dello shopping che ora soccombe agli elevati costi di gestione e alla concorrenza dei grandi centri commerciali

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di Cristina Iannuzzi
5 luglio 2019
16:44

Il commercio, nel cuore del centro storico di Vibo Valentia, è al tracollo. Saracinesche abbassate, vetrine spoglie, una dopo l’altra, sono la metafora di una realtà non in affanno, ma alla canna del gas. Una crisi che non risparmia neanche una delle più grandi catene d’abbigliamento: l’Oviesse che ad agosto lascerà corso Vittorio Emanuele III per stabilirsi definitivamente all’interno del centro commerciale situato alla periferia di Vibo che - quello sì - pullula di negozi. Non in centro. Non sul corso principale, un tempo l’anima economica della città capoluogo di una provincia giovane e da sempre ultima per qualità della vita. Qui dove oggi si contano oltre 80 saracinesche abbassate. E non è solo colpa della crisi economica che qui è iniziata prima e non è mai finita. I centri commerciali sorti uno dopo l’altro e a brevi distanze. Il commercio on-line. La tassazione esasperata. Lo spopolamento.E improvvide iniziative come l’istituzione dei parcheggi a pagamento.

 

È il giorno della vigilia dei saldi di fine stagione. Davanti ai negozi, che hanno iniziato da tempo le vendite promozionali, niente file. Sul corso si contano una manciata di persone: qualche anziana con le buste delle spesa e un gruppetto di turisti provenienti dall’Australia. Sono figli di emigrati calabresi. Sembrano incantati dalle bellezze di Vibo. Le loro voci allegre spezzano un’atmosfera surreale e desolante. Entriamo in uno dei negozi storici della città che ha alle spalle quasi mezzo secolo di storia. Quarantacinque anni per l’esattezza. «A fine anno - annuncia amareggiato il titolare Domenico Catania indicandoci un’eloquente scritta su un cartello - chiudiamo i battenti». Il motivo è presto detto: «Lavoriamo solo per pagare le tasse…». Basta passeggiare sul corso per rendersi conto della drammaticità della situazione. La maggior parte delle vetrine sono tappezzate dai cartelli “vendesi” o affittasi”. Non ce la fa più chi, da queste parti, è un pezzo di storia. Ma si arrende anche chi aveva aperto i battenti da poco.

 

Su una vetrina scorgiamo la scritta “svendita totale per chiusura attività”. La commessa conferma: «A fine mese si chiude e io sarò a spasso». Un’attività giovane che non ha sopportato l’assenza di politiche volte a risollevare il commercio. Ci ha provato pure Michele Catania, già presidente provinciale della Confcommercio e ora referente di Ascom Cnl Vibo. Certi mali li denuncia da tempo ma è rimasto inascoltato dalle amministrazioni che si sono succedute. Lui una proposta ce l’ha… Un progetto tanto semplice quanto ardito, che richiede però dedizione e tempo. Per il referente dell’associazione dei commercianti è necessario «abbassare i fitti, rimodulare le strisce blu e valorizzare il centro storico». Proposte avanzate alla nuova amministrazione comunale nella quale sono riposte le ultime speranze. 

Giornalista
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