Vibo, non si piegò al pizzo e tentarono di ucciderlo: condannati a risarcirlo con 1,2 milioni di euro

Attraverso le dichiarazioni della vittima e dei familiari gli inquirenti diedero vita alla storica operazione Mafia del pane. I Franzè subirono di tutto, dal taglio degli ulivi al tentato omicidio, ma non persero mai la fiducia nella giustizia

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di Giuseppe Baglivo
25 giugno 2021
17:45
Mafia del pane, Mimmo Sette
Mafia del pane, Mimmo Sette

Sentenza del Tribunale civile di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Gilda Romano, nella causa che vedeva opposti Francesco Franzè, vittima di mafia di Arena, e Mimmo Sette, 53 anni (in foto), anche lui di Arena ma residente a Dasà. Il giudice ha condannato Mimmo Sette al risarcimento dei danni nei confronti di Francesco Franzè, vittima nel 1995 di un tentato omicidio a colpi di fucile caricato a pallettoni che gli hanno provocato lesioni permanenti e gravi danni.


La “Mafia del pane”

Con le sue dichiarazioni, Francesco Franzè e la mamma Anna Barba ha dato vita alla storica operazione denominata “Mafia del pane” che ha portato alla condanna anche di Mimmo Sette che avrebbe cercato di ottenere il monopolio nella produzione e distribuzione del pane nella zona arrivando anche ad attentare alla vita di Francesco Franzè. La domanda risarcitoria avanzata da Francesco Franzè – assistito dagli avvocati Nazzareno Latassa e Marcello Scarmato – è stata accolta dal giudice che ha condannato Mimmo Sette al pagamento della somma complessiva di 686.130,50 euro a titolo di risarcimento del danno, oltre alla refusione in favore di Francesco Franzè delle spese di giudizio, liquidate in 5.493,67 euro. Gli avvocati Nazzareno Latassa e Marcello Scarmato nel notificare l’atto di precetto a Mimmo Sette per la somma di 686.130,50 euro hanno quindi aggiunto il pagamento di altre somme: 338.608,04 di interessi legali, 224.089,76 euro a titolo di rivalutazione monetaria, più altre spese generali, cassa di previdenza e iva che portano complessivamente alla ragguardevole somma di 1.250.257,60 euro a carico di Mimmo Sette.

Le lesioni dopo la sparatoria

Tutte le eccezioni di nullità dell’atto di citazione eccepite da Mimmo Sette sono state respinte dal giudice in sentenza ed in particolare quella che puntava alla prescrizione dell’azione risarcitoria. Dalla certificazione medica versata in atti e dalla consulenza tecnica medico legale d’ufficio è rimasto accertato che Francesco Franzè (in foto) è stato attinto da colpi d’arma da fuoco sparati da Mimmo Sette che hanno determinato la sottoposizione della stessa vittima ad un intervento chirurgico che gli ha salvato la vita, stante la gravità delle lesioni che hanno comportato due ricoveri ospedalieri ed un lungo periodo di degenza.

Per un dato periodo temporale, inoltre, Francesco Franzè è dovuto ricorrere alla carrozzina ed alle stampelle, riportando anche un trauma psicologico ed un’invalidità permanente pari al 75%.

Il risarcimento

Alla cifra di 686.130,50 euro, il giudice è arrivata attraverso i seguenti riconoscimenti: 674.101,00 euro per il 75% del danno biologico; 7.056,00 euro per 72 giorni di inabilità temporanea assoluta; 3.479,00 euro per 71 giorni di inabilità temporanea parziale al 50% e 1.494,50 euro per 61 giorni di inabilità temporanea parziale al 25%. A tali somme devono quindi essere sommati gli interessi legali e la rivalutazione monetaria e quindi si arriva alla cifra complessiva di 1.250.257,60 euro.

Anna Barba (in foto), che da anni conduce una vera e propria battaglia, in tutte le sedi, contro la mafia delle Preserre, si è detta soddisfatta della sentenza del giudice Gilda Romano arrivata al culmine di una serie di processi in sede penale scaturiti dalle coraggiose denunce della stessa, del marito Giuseppe Franzè e del figlio Francesco. 

Non si piegarono alla mafia

Sin dagli anni ’80 ha subito di tutto: dal taglio degli ulivi al portone del negozio incendiato, dai pestaggi sino al tentato omicidio del figlio. «Tutto ciò – ha dichiarato Anna Barba – solo perché ho osato non pagare il pizzo e rifornirmi per il pane da grossisti senza chiedere il permesso ai mafiosi. Continuo a ringraziare l’Arma dei carabinieri per il sostegno che mi hanno sempre dato non lasciandomi mai sola ed in particolare i militari della stazione di Arena guidati dal maresciallo Valerio Oriti».

Giornalista
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