Morì a Vibo di parto, assolto il ginecologo che effettuò il cesareo

La donna venne a mancare il 20 agosto 2010 per emorragia dopo aver dato alla luce la bimba che portava in grembo. Per i giudici la condotta del medico è esente da responsabilità

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di G. B.
17 gennaio 2019
18:30

Assolto perché il fatto non sussiste. Questo il verdetto pronunciato dal Tribunale monocratico di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Marina Russo, per il ginecologo Domenico Princi, sotto processo per il decesso di Eleonora Tripodi, la 32enne di Santa Domenica di Ricadi venuta a mancare il 20 agosto del 2010 per una sopravvenuta emorragia dopo un parto cesareo (il terzo) dal quale è nata una bimba nella clinica “Villa dei Gerani”. Per il Tribunale di Vibo Valentia, la condotta del ginecologo è esente da responsabilità penale. Cade così per l’imputato l’accusa di omicidio colposo per la quale il pm Benedetta Callea aveva chiestola condanna a tre anni di reclusione .

Secondo l’accusa, Eleonora Tripodi è deceduta durante il trasporto in ambulanza da Vibo all’ospedale di Lamezia Terme. Dopo il parto cesareo - eseguito dal dottore Princi - la donna, già madre di due bimbi, sarebbe stata colpita da una fatale emorragia. 

La Procura nella ricostruzione delle responsabilità si era affidata ai consulenti medici Katiuscia Bisogni e Michele Morelli, mentre il marito di Eleonora, Mario Mazzitelli, convinto del ritardo dei medici nel far partorire la moglie - aveva nominato quali periti di parte i dottori Massimo Rizzo, Mario Bresaola e Paolo Albarello. Il dottore Princi – che ha sempre sostenuto di aver agito correttamente e di essersi trovato dinanzi ad un rarissimo caso di placenta fuoriuscita dall’utero - aveva invece nominato quali propri consulenti i dottori Domenico Corea e Antonello Scalzo. I genitori di Eleonora – i coniugi Francesco Tripodi e Vincenza Furchì – si erano costituiti parti civili nel processo con l’avvocato Giovanni Vecchio che assisteva anche Mario Mazzitelli e Romina Tripodi, marito e sorella della Tripodi.

L’imputato era invece difeso dagli avvocati Giovanni Marafioti e Renato Milasi, mentre fra le parti civili figuravano pure “CittadinanzAttiva” con l’avvocato Giovanna Fronte e l’associazione “Codici” con l’avvocato Annamena Rubino.

Giornalista
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