Corigliano Rossano

Violenza su disabili, l’esperto: «La sicurezza si ottiene con monitoraggio e formazione del personale»

VIDEO | La recente inchiesta dei maltrattamenti pone la questione della sicurezza nelle strutture rilanciata con forza dal presidente della onlus Mondiversi 

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di Matteo Lauria
30 luglio 2022
21:10

La vicenda dei maltrattamenti ai ragazzi diversamente abili a Corigliano-Rossano apre a una serie di riflessioni in materia di sicurezza negli ambienti di lavoro. Come è noto, tre operatori di un centro diurno sono finiti ai domiciliari e per altri tre soggetti sono scattate delle denunce a piede libero. Il Gip ha rigettato le istanze di scarcerazione avanzate dai legali ed ora si ricorrerà al Tribunale del Riesame.

La questione ha avviato una discussione circa il ruolo degli enti del terzo settore, degli operatori del sociale, delle amministrazioni comunali e extracomunali. In particolare l’attenzione è stata posta sul sistema integrato dei servizi sociali nel territorio. Il presidente dell’associazione Mondiversi onlus, Antonio Gioiello, la cui struttura è impegnata da anni nel settore dell’accoglienza e della violenza sulle donne, nell’esprimere la più assoluta vicinanza ai ragazzi vittime di maltrattamenti e alle famiglie interessate, rilancia la problematica della sicurezza nei luoghi di lavoro nei centri diurni e nelle strutture residenziali.


«La sicurezza riguarda sia gli utenti, sia le famiglie, sia gli educatori, afferma Gioiello. Si devono creare le condizioni ambientali affinché certe situazioni si possano evitare mediante un lavoro preventivo». Uno degli elementi richiamati e su cui intervenire è la condizione psicologica dell’operatore chiamato a gestire la persona diversamente abile e come evitare alcune condotte: «Necessita dare vita, e non è certo compito della magistratura che svolge egregiamente il suo lavoro, a un sistema integrato di servizi sociali a partire dalle pubbliche amministrazioni, dai piani di zona e da chi si occupa di valutare e monitorare i servizi. Occorre in sostanza capire se tra gli operatori vi siano condizioni di sofferenza e, soprattutto, verificare le posizioni professionali sul piano formativo. Sono da evitare, secondo Gioiello, i contesti in cui l’utilizzo della forza si trasforma in un metodo di approccio con gli utenti. E di tutto ciò non possiamo attribuire la responsabilità solo ed esclusivamente agli operatori, ma all’intero sistema».

Spesso gli educatori entrano in contatto con realtà complesse in cui diventa difficile gestire il malato e tutto questo avviene, in alcuni casi, in una condizione psicologica gravata dai ritardati pagamenti degli stipendi perché magari gli enti preposti (Comuni, Regioni, Ministeri), effettuano i versamenti ai gestori dei servizi con molto ritardo. Dunque, se da un lato sono da perseguire le condotte violente, dall’altra ci sono delle condizioni che non favoriscono la serenità necessaria agli operatori.

Come uscirne? «Bisogna rispettare gli standard formativi a cui gli operatori sono sottoposti e i corsi devono essere verificati sulla qualità e la consistenza. Ogni operatore deve essere sottoposto a supervisione poiché lo stress può essere elevato. Solo così possiamo ridurre i rischi di violenze nei centri».            

 

Giornalista
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