La storia

Vive in Calabria ma il suo cuore è in Ucraina: «Mia madre rischia la vita per una guerra non nostra»

La drammatica testimonianza di una donna ucraina, di Kharkiv, che da tempo risiede e lavora a Reggio: «Volevamo libertà, adesso vogliamo solo la pace» (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Anna Foti
19 marzo 2022
06:31

«La chiamo diverse volte ogni giorno così le tengo compagnia ma il mio cuore è straziato dalla paura e dal dolore di vedere come ucraini e purtroppo anche russi si stiano scontrando senza che alcuno si preoccupi dell'incolumità della popolazione civile. Neppure l'esercito della Russia, paese che abbiamo sempre sentito come il nostro, lo sta facendo, segno che questa guerra ormai è andata davvero oltre». Questo è il drammatico racconto di una donna ucraina che vive però da tempo in Calabria, dove si è perfettamente integrata e lavora.

Kharkiv è la sua città d'origine e, per proteggere i cari rimasti in Ucraina, preferisce restare anonima. Manifesta preoccupazione soprattutto per la madre anziana rimasta da sola e delusione per un conflitto che sembra destinato solo a generare altra morte e altra distruzione senza che alcuno si fermi.


«Una guerra altrui sulla nostra pelle»

«Credevo che l'avanzata russa avrebbe reso evidente la spaccatura in un paese di fatto già diviso tra chi si sente ucraino e chi si sente russo, come noi, invece la resistenza ucraina è andata oltre e adesso anche nei condomini della nostra città, a quaranta chilometri dal confine russo, si nascondono i carri armati ucraini che i russi non rinunciano a bombardare. Una guerra altrui combattuta sulla nostra pelle; una guerra che a questo punto non è mai stata nostra. Noi avremmo solo voluto essere un popolo libero di parlare russo anche in terra ucraina. Cosa che ci è stata vietata. Volevamo libertà, adesso vogliamo solo la pace», racconta ancora la donna.

Il freddo e le bombe

«Chi riesce a fuggire - ci dice ancora la donna -, attraversa il confine sotto shock dopo essere scappato portandosi dietro il fragore delle bombe, con nel cuore il peso di non aver potuto portare con sé parenti anziani che certamente non avrebbero potuto affrontare quel viaggio di sei giorni e sei notti in piedi in treni e pullman pieni. Un accanimento militare da entrambe le parti che sta colpendo i più fragili ai quali, con temperature insolite di dieci gradi sotto zero nel mese di marzo, non è consentito uscire, muoversi o raggiungere il confine russo. Gli unici spostamenti possibili sarebbero verso l'Ucraina occidentale». 

Addolorata e delusa, preoccupata per le sorti della madre, la donna adesso si chiede quando e come questa guerra finirà, chi sopravvivrà e chi, semmai qualcuno lo farà, ricostruirà la sua splendida e adesso distrutta Kharkiv.

Giornalista
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