Migranti e zona rossa: alta tensione a Rosarno e la Regione improvvisa

VIDEO | Stop alla cucina da campo portata dalla Croce rossa, mentre gli ospiti in quarantena passano dai container alle tende. La Cgil accusa: «Si poteva dare una diversa accoglienza» 

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di Agostino Pantano
14 ottobre 2020
14:57

Prima 3, poi 18 casi di migranti positivi al Covid-19 e, infine, la zona rossa dichiarata per il campo container dove alloggiano. Gli ospiti, il cui numero preciso non si conosce, non possono entrare e non possono uscire dalla struttura di Rosarno – che il sindaco Giuseppe Idà aveva definito «abusiva», nei giorni scorsi – dopo l’ordinanza della presidente Jole Santelli che segna il secondo blocco – in tutto il territorio regionale - da quando si assiste ad una recrudescenza del virus.

«Da qui non si passa, la vostra presenza potrebbe provocare qualche esasperazione», così i giornalisti vengono gentilmente allontanati dalla zona rossa, e si ha l’impressione che la tensione possa salire da un momento all’altro. Chi è in quarantena alloggia in 5 tende piazzate fuori dalla struttura, ma nell’ordinanza della Regione era chiarito un tipo di supporto che nel volgere di una notte è cambiato.

«Avevamo fatto venire da Crotone una nostra cucina da campo – chiarisce Gabriella Andreacchio, presidente del locale comitato della Croce rossa – ma, dopo una riunione in Prefettura, ci è stato detto che per motivi di ordine pubblico era preferibile servire solo dei cibi freddi lasciando agli ospiti della struttura la possibilità di cucinarli».

Nell’ordinanza si afferma che sono solo 80 i tamponi a cui è stata sottoposta la popolazione di un campo che, sulla carta – secondo quanto risulta all’ufficio anagrafe del Comune – è composta da appena 45 domiciliati, cifre comunque inverosimili perché nei container disposti in questo lotto della zona industriale del Corap si trovavano molti lavoratori non identificati al momento dello scoppio del focolaio.

«Questa ordinanza ci piace solo a metà – commenta Rocco Borgese, segretario comprensoriale della Flai Cgil – perché riteniamo che sia sbagliato ipotizzare la chiusura del campo container formando una nuova tendopoli. Vista l’emergenza sanitaria, ci saremmo aspettati una soluzione abitativa diversa che assicurasse condizioni di sicurezza per i lavoratori stranieri».

Giornalista
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