A cinquant’anni dal sequestro che sconvolse l’Italia, “Il respiro della libertà” riporta al centro la vita, i sogni e le aspirazioni di Cristina. Lo spettacolo unisce recitazione, danza e musica e punta a coinvolgere anche gli studenti
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A cinquant’anni dalla vicenda che sconvolse l’Italia, la storia di Cristina Mazzotti si prepara ad arrivare a teatro. Proseguono infatti le prove di Cristina Mazzotti – Il respiro della libertà, il progetto nato per restituire attraverso i linguaggi dello spettacolo dal vivo non soltanto la memoria di un caso di cronaca che segnò profondamente il Paese, ma soprattutto la storia di una ragazza di diciotto anni, dei suoi desideri e della vita che le fu sottratta.
Dopo i primi mesi dedicati alla costruzione del progetto e al lavoro sulle sue diverse componenti artistiche, è stata intanto fissata una tappa fondamentale: il debutto è previsto il 21 novembre 2026 al Teatro Fumagalli di Cantù, con due rappresentazioni alle 11.30 e alle 20.30.
Lo spettacolo è una produzione di Colisseum – impresa sociale, in collaborazione con la Fondazione Cristina Mazzotti, e nasce dalla volontà di trovare un linguaggio capace di parlare della vicenda di Cristina senza trasformarla nell’ennesima ricostruzione del sequestro. Il punto di partenza è invece Cristina stessa: una giovane donna, la sua quotidianità, le relazioni, le aspirazioni e quella libertà che il rapimento interruppe brutalmente.
Dalla memoria al palcoscenico
Cristina Mazzotti aveva 18 anni quando, la sera del 30 giugno 1975, venne rapita mentre rientrava a casa. La sua prigionia durò settimane e si concluse con la sua morte. Una vicenda rimasta nella memoria collettiva italiana e diventata uno dei simboli della stagione dei sequestri di persona.
Cinquant’anni dopo, la scelta di raccontarla attraverso uno spettacolo nasce però da una domanda diversa: chi era Cristina prima di diventare, suo malgrado, un nome legato alla cronaca?
È attorno a questo interrogativo che si sviluppa Il respiro della libertà. L’obiettivo è riportare al centro la persona, sottraendola alla sola dimensione della vittima e restituendo spazio alla ragazza che esisteva prima del sequestro. Da qui anche la scelta di affidarsi a più linguaggi: parola, recitazione, movimento, danza e musica partecipano alla costruzione della narrazione e permettono di avvicinarsi alla sua storia da prospettive differenti.
Le prove: il progetto entra nella sua fase scenica
In queste settimane il lavoro sta entrando sempre più concretamente nella dimensione del palcoscenico. Dopo la fase di ideazione e preparazione, le prove stanno permettendo di mettere in relazione le diverse anime dello spettacolo e di costruire progressivamente il rapporto tra interpreti, musica, movimento e spazio scenico.
È proprio questa una delle caratteristiche del progetto: non una successione di discipline autonome, ma una drammaturgia nella quale i diversi linguaggi devono dialogare tra loro. Le prove diventano quindi il luogo in cui quanto sviluppato separatamente comincia ad assumere una forma comune e in cui vengono definiti ritmi, passaggi e relazioni tra le diverse presenze in scena.
Le immagini realizzate durante le prove raccontano questa fase ancora in divenire: corpi nello spazio, momenti di confronto e di lavoro, scene che vengono costruite e nuovamente messe alla prova. Il dietro le quinte diventa così anche una testimonianza della nascita dello spettacolo, a pochi mesi dal debutto.
Cristina Mazzotti e le nuove generazioni
Uno degli aspetti centrali del progetto è il rapporto con i giovani. Cristina Mazzotti – Il respiro della libertà è stato pensato anche per incontrare gli studenti delle scuole superiori, che appartengono a generazioni per cui il nome di Cristina e la stagione dei sequestri degli anni Settanta non costituiscono più una memoria diretta.
Raccontare questa storia a teatro significa allora creare un ponte tra due epoche. Non si tratta soltanto di conoscere un episodio della storia italiana recente, ma di partire da una ragazza che aveva diciotto anni – un'età molto vicina a quella degli studenti – per interrogarsi sul significato della libertà, sul valore della vita e sulla responsabilità della memoria.
È anche per questo che il titolo Il respiro della libertà assume un significato che va oltre la ricostruzione della vicenda: mette al centro ciò che Cristina rappresentava prima che la cronaca prendesse il sopravvento sulla sua identità.
Verso il 21 novembre
Il percorso proseguirà nei prossimi mesi attraverso le prove e la progressiva definizione dello spettacolo, fino all'appuntamento del 21 novembre 2026 al Teatro Fumagalli di Cantù.
Il debutto rappresenterà il punto d'arrivo di un lavoro sviluppato attraverso discipline e sensibilità differenti, ma anche l'inizio della vita pubblica del progetto: il momento in cui la storia di Cristina uscirà dallo spazio delle prove per incontrare gli spettatori.
A oltre cinquant'anni da quel 30 giugno 1975, Cristina Mazzotti – Il respiro della libertà sceglie così di tornare a pronunciare il suo nome partendo dalla vita, prima ancora che dalla tragedia. Perché Cristina Mazzotti non rimanga soltanto la protagonista di una delle pagine più dolorose della cronaca italiana, ma possa essere conosciuta, soprattutto da chi allora non era ancora nato, come la ragazza che era.
Debutto: 21 novembre 2026
Orari: 11.30 (matinée) e 20.30 (serale)
Teatro: Teatro Fumagalli, Cantù
Titolo: Cristina Mazzotti – Il respiro della libertà
Produzione: Colisseum – impresa sociale
PATROCINI, MEDIA PARTNER E PARTNER DEL PROGETTO
Con il patrocinio e il contributo del Comune di Cantù – Assessorato alla Cultura e della Fondazione
Provinciale della Comunità Comasca.
Con il patrocinio del Comune di Eupilio.
Media partner: La Provincia.
Partner di progetto: Fondazione Cristina Mazzotti.
Altri partner: Spirito del Pianeta e Terrakit Music.

