L’idea

Gli artisti calabresi invocano una legge sulla musica: «Politica cieca, aspettiamo il nuovo assessore alla Cultura»

VIDEO | Al teatro dell’Acquario di Cosenza una riunione organizzata dal collettivo Approdi che è stata il primo passo per creare un sistema forte e integrato in grado di interloquire con le istituzioni. «È un settore che anche qui potrebbe far tanto in termini di occupazione e fatturato»

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di Alessia Principe
2 ottobre 2021
09:07

Un sistema, tanto per cominciare, tanto per ricominciare e meglio di prima. Così il mondo della musica calabrese vuole uscire dal guado di una regione che fa sempre fatica a stringere le fila e portare a casa risultati. Il collettivo Approdi, da molto tempo impegnato su vari e fronti e su tutto il Paese, a Cosenza ha chiamato a raccolta musicisti, promoter, organizzatori di concerti, per buttare giù un piano, una proposta, per una legge regionale sulla musica, sulla falsariga di quanto avvenuto per teatro e cinema.

La musica calabrese ha una sola voce

Il fine è sempre lo stesso: unirsi e diventare talmente compatti e forti da poter essere interlocutori necessari con le istituzioni spesso sorde, reticenti, in alcuni casi dolosamente omissive. Il caos Calabria, che nell’ultimo anno è stata retta da un facente funzioni, si è incanalato nel momento più difficile dal Dopoguerra. Hanno chiuso teatri, cinema, auditorium e qualcuno forse neanche rivedrà la luce alla fine del tunnel. Un tempo sospeso che interessa anche il Teatro dell’Acquario di Cosenza, che ha ospitato l’incontro e non a caso, piegato da una crisi che rompe ossa e progetti.


«Per la musica sono stati spesi un sacco di soldi – dice Leon Vulpitta “Panta Rei” – ma non s’è formato un humus, una filiera, le professionalità tecniche sono praticamente assenti. Dobbiamo assolutamente prendere in mano la situazione e cambiare le cose».

Approdi fa il punto sullo stato dell’arte

Promoter, organizzatori di show e concerti, musicisti ma anche attori e rappresentanti del teatro non vogliono che cali il sipario sull’universo culturale di una Calabria che con il lato artistico fa sempre a pugni.

«Aspettiamo il nuovo presidente – dice alla platea Ruggero Pegna, storico promoter calabrese – e soprattutto aspettiamo il nuovo assessore alla Cultura che ci auguriamo venga nominato. La cultura ha bisogno di un referente, è una delega che i presidenti non possono e non devono trattenere».

«Se ci guardiamo in faccia possiamo capire quanto insieme possiamo avanzare, prenderci spazi - incalza Dario Della Rossa, musicista –. La Calabria ha sempre sfornato grandi artisti ma in pochi ce l’hanno fatta, tantissimi si sono persi perché è proprio la strada giusta che non sono riusciti a imboccare, qui questa strada non c’è. L’obiettivo, quando si organizzano eventi, non può essere solo quello di chiudere rendiconti, è un sistema viziato in partenza che non produce frutti ma va ad escludere».

Il gran caos dei bandi

Il brutto pasticcio del bando sui grandi eventi è la prova che quello che abbiamo, non funziona. Graduatorie saltate, il marchio di storicità svanito, elenchi pubblicati e poi dimenticati, l’inserimento di nuove categorie, date non coincidenti con la possibilità concreta di organizzarli questi eventi, fanno facilmente capire come una legge sulla musica sia una necessità non più prorogabile.

«La politica ci ignora – tuona Pegna –. La musica potrebbe essere in Calabria una grandissima industria in termini di numero di occupati e di fatturato, non considerare la cultura come un’industria è un grosso errore».

Giornalista
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