Una Lettrice che si accinga a dialogare, sia pure a distanza, con un Racconto come La fiuma di Dario Franceschini, si trova di fronte a una sfida. Riuscirà a cogliere un legame tra la dimensione metaforica del Romanzo, preannunciata già nel Titolo, e la fedele ricostruzione di eventi come la Resistenza, la Liberazione, il Referendum del 46, la Costituzione? Si può, cioè, restare fedeli alla Verità, senza rinunciare al simbolismo proprio delle fiabe? Alla Lettrice non resta che leggere il libro per trovare risposte.

Prima di tutto nel Titolo che incuriosisce, sorprende e rimanda agli archetipi attraverso i quali l’uomo ha cercato di dare un significato all’esistenza. Ad esempio, il Mito ancestrale della Grande Madre. Il richiamo alla maternità è, d’altro canto,uno degli elementi caratterizzanti la narrazione sebbene non intesa in senso biologico, poiché essa supera i confini della famiglia e della discendenza naturale. Ginisca, infatti, è figlia di due madri, cresciuta da quella, delle due, che non l’ha partorita. Ella, a sua volta, preferisce affidare il futuro della figlia, dopo la propria morte, a un’altra donna piuttosto che al marito grazie a un coup de theatre nella trama. Clarice e sua madre, infine, sono nubili per scelta e non perché abbandonate dai loro compagni.

Protagonista della storia è dunque il femminile che rappresenta l’energia creatrice, la quale alimenta e feconda ma che, nel contempo, talvolta distrugge, travolge e soprattutto trasforma. Date tali premesse, la parola fiume non può che essere, appunto, declinata al femminile. Perché chiamarlo “fiume” se è femmina?- si chiede infatti Clerice, ancorabambina. L’intero racconto è incentrato quasi esclusivamente sulle donne e sul loro genio, quasi mai riconosciuto. Una di esse, appartenente alle Lavandaie della Lega femminile giunge finanche a delineare una sorta di filosofia della storia attraverso l’immagine simbolica di un direttore d’orchestra (uno dei tanti ricordi che le nonne, custodi della memoria, trasferiscono ai loro discendenti).

La Donna, pur analfabeta e ignara di musica, conosceva, grazie alla sapienza popolare, un segreto da tramandare : “Tutti credevano che fosse il direttore a guidare i musicisti, ma in realtà erano loro a comandare il direttore, che li seguiva soltanto”. Sembra quasi di udire l’eco di Tolstoj il quale riteneva che la Storia non fosse il risultato delle azioni di Grandi Individui bensì del fluire collettivo dell’Umanità. Tale visione trova, altresì, espressione nell’Incipit de La fiuma, attraverso la descrizione di un Evento storico reale, che assume però anche il valore di un autentico mito fondativo: il Referendum del 2 Giugno 1946, con cui l’Italia sceglie la Repubblica e Ginisca, figlia di un ricco agrario, di sposare un muratore, perché con la Repubblica, e con il voto alle donne, tutto sembra divenuto possibile.

Un mito fondante è, dunque, un memoriale, un racconto collettivo, non necessariamente immaginario, che una comunità riconosce come origine di un nuovo ordine sociale, di una nuova identità e di valori condivisi. Nel tempo lineare della Storia, tale Evento è collocato tra il 25 Aprile 1945, ovvero la fine della dittatura ma non degli odi, dei rancori, delle vendette e il 1 Gennaio 1948 che dall’Autore viene descritto come il momento in cui viene registrato il passaggio “dalla violenza come strumento di lotta politica” a un confronto che “avveniva in modo molto duro ma entro regole condivise e civili”.

Oltre a un titolo, un incipit e un intreccio, una fabula ha anche una fine che, nel caso de La fiuma, sembra preludere piuttosto a un nuovo Inizio, nell’incontro, davanti a una tomba del cimitero di Baura, tra Fidelma, l’ ormai centenaria mamma di Tina, e la giovane Ginisca, che di Tina è l’erede, senza saperlo. Fidelma è quasi una creatura mitologica, con i suoi 102 anni, come lo è la traghettatrice Nena, capace di sfidare la piena della fiuma, nel 1951, e che dalla fiuma non si è mai voluta allontanare, neppure per sposare l’uomo che amava e da cui ebbe una figlia.

Nel racconto ci sono, infatti, personaggi storici come De Gasperi, Fanfani, Togliatti, Coppi, Bartali e persone comuni che assumono le sembianze di figure narrative uscite dal Mito. Se gli uni danno alla storia un senso di concretezza, le altre ci ricordano che Il femminile non tenta di imbrigliare il fiume, piegando la Natura ai suoi voleri, poiché del fiumeaccetta il flusso senza subirlo e con il fiume muta forma, si adatta, continuando nel contempo a scorrere.

Per questo finanche Fidelma ha compreso, sia pure tardivamente, a differenza dei maschi della sua famiglia, di avere sbagliato a ostacolare l’amore tra Tina e Lucia. Il tempo della Natura, infatti, come quello delle Madri, è ciclico e si distingue dal tempo lineare dei Padri, scandito dagli orologi delle realtà urbane. Il tempo delle Madri non punta dritto verso una meta poiché, per avanzare, ritorna spesso su se stesso e, in virtù di questa circolarità, il sole tramonta per risorgere; dopo ogni inverno viene sempre primavera e quando una fiuma muore nel mare, la sua sorgente è già pronta a rinascere. Sarà nel giusto la nostra Lettrice che ha creduto di cogliere, nel racconto appena letto, oltre la trama storica, la dimensione simbolica e archetipica di un eterno fluire, in cui ogni fine custodisce già il principio di una nuova vita?