Decreto contro le lauree telematiche, studenti calabresi in allarme

Sono concreti i rischi di una svalutazione dei corsi di studio basati sull'e-learning. Il provvedimento al vaglio della Corte dei conti e del Consiglio di Stato in caso di via libera potrebbe penalizzare molti universitari

4 febbraio 2020
15:37

Dopo sforzi, spese, e tante ore passate sui libri, per migliaia di laureati e laureandi spunta all’orizzonte il pericolo di tramutarsi in studenti di serie B. Questa la possibile conseguenza del decreto firmato dall’ex ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti il 23 dicembre scorso, 3 giorni prima di rassegnare le sue dimissioni, che vieta agli atenei l’istituzione di alcuni corsi di laurea in forma telematica tra cui, oltre a vecchie conferme come medicina, odontoiatria, professioni sanitarie e tutte le altre lauree ad accesso programmato nazionale, figurano alcune novità: scienze dell’educazione, servizio sociale, scienze e tecniche psicologiche (corsi triennali), scienze pedagogiche e psicologia (corsi magistrali) non potranno più beneficiare dello svolgimento per via telematica, considerato incompatibile con la natura delle professioni che i laureati in questi corsi andranno a svolgere.


E in Calabria? 

Benchè il decreto riguardi gli studenti di tutto il paese, le conseguenze che si porterà dietro potrebbero essere sentite maggiormente da alcuni in particolare, tra cui quelli della nostra regione. Infatti se per i corsi di studio del filone socio-educativo l’Università della Calabria (Unical) rappresenta da anni un punto di riferimento con corsi in grado di accogliere un gran numero di studenti da tutta la regione, lo stesso non si può dire per quelli dell’area psicologica, nati nell’Università Magna Grecia (Umg) solo da poco tempo (nel 2016 il corso triennale e nel 2019 quello magistrale) e che per la loro natura di corsi a numero chiuso faticano a soddisfare l’intera domanda regionale (250 i posti alla triennale, 100 quelli per la magistrale).

 

Prospettive poco confortanti

È in questo scenario che centinaia di studenti ogni anno si sono indirizzati verso la vasta offerta di corsi telematici presenti sul territorio pur di non vedersi costretti a lasciarsi alle spalle la propria terra e i propri affetti per andare a studiare in qualche altro ateneo fuori regione. Proprio questi studenti rischiano di ritrovarsi in futuro ad essere considerati laureati di serie B per gli effetti di un decreto che, nonostante entrerebbe in vigore solo dall’anno accademico 2020/2021 e permetterebbe di concludere gli studi a chi si trova già in corso, andrebbe a delegittimare gli sforzi compiuti negli anni per conseguire una laurea non più considerata al pari della sua controparte conseguita per via tradizionale.


Le reazioni

Favorevoli al decreto la Conferenza dei Rettori delle Univeristà Italiane (Crui), che già da tempo spingeva in questa direzione, e l’Ordine degli psicologi che lo definisce «un’ importante vittoria per la professione». Contrarie invece diverse università telematiche che annunciano un ricorso presso le autorità competenti e definiscono il decreto illegittimo e penalizzante nei confronti degli studenti. Avviata intanto una petizione su Change.org, volta verso l’annullamento del decreto, che ha raccolto ad oggi circa 18mila firme. Tra le lamentale degli studenti spiccano quelle di numerosi studenti lavoratori, spesso in età avanzata e con famiglia, che trovano nelle lauree telematiche l’unica via per conciliare lo studio ai numerosi impegni.


In attesa di certezze

«Il decreto si trova attualmente al vaglio della Corte dei conti e del Consiglio di Stato, che dovranno esprimersi in merito prima che possa trovare un’effettiva attuazione. Interviene intanto Fratelli d’Italia chiedendo chiarezza in merito, in quanto il decreto sembrerebbe scomparso dal sito del Miur (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca) e non risulta ancora pubblicato nella gazzetta ufficiale. «Abbiamo chiesto, con un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, che faccia chiarezza e ci dica se tale decreto sia stato realmente adottato - dichiarano in una nota il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati Francesco Lollobrigida e la vicepresidente della commissione Cultura e Istruzione, Paola Frassinetti - Che esprima la sua posizione sulla qualità dell’attività formativa delle università telematiche, tenendo conto del fatto che la loro istituzione risponde alle linee d’azione sviluppate nell’ambito dell’Unione europea sull’e-learning e che i titoli accademici delle università telematiche sono equivalenti a quelli delle università tradizionali».

Emanuele Veltri per LaC School

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