Cerchi concentrici, stelle a nove punte, una croce orientata e la data 1564 compongono una trama ancora da decifrare. Tra le ipotesi, il legame con il “Lunario novo” e il calendario gregoriano
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Il cortile del castello di Cirò è caratterizzato da un pavimento demarcato con un disegno multi articolato, raffigurante una trama grafica complessa. Intorno al centro prescelto ruotano ‘quattro’ cerchi concentrici, il primo di piccolo raggio è vuoto, il secondo, sebbene invisibile, delimita l’ampiezza di una prima stella a nove punte, impostata su un enneagramma, la cui geometria è replicata in scala maggiore, generando una seconda stella confinata entro il perimetro del terzo cerchio. Il quarto cerchio racchiude gli altri tre cerchi e conforma una corona circolare, che esalta le due stelle.
Nella corona, suddivisa in settori irregolari, compare per ben due volte la data 1564, un indicatore che nessuno ha chiarito se espone l’anno di realizzazione o altro. Dalla corona circolare partono i bracci di una croce, geograficamente orientata, che oltre a confinare i quattro settori angolari della corte quadrangolare, direzionano dodici partizioni parallele all’asse nord-sud e dieci partizioni parallele all’asse est-ovest, conformando nell’insieme una fitta griglia quadrettata. Sui due bracci disposti sull’asse est-ovest compaiono diversi simboli geometrici e altri simboli simili appaiono sui quadranti di sud-est, di nord-ovest e nelle quadrettature laterali. Lo schema grafico quadrettato e orientato sembra conformare un insieme pensato e strutturato con diverse matrici crittografate, generanti altrettanti ‘rebus’, la cui soluzione è affidata al discernimento ordinato e conseguente celato nelle diverse geometrie simboliche.
Decenni or sono, gli architetti Salvatore Costa e Nicodemo Gagliardi, insieme al giornalista Giuseppe De Fine, tutti cirotani, si sono approcciati per primi a studiare la geometria enigmatica del pavimento stellato del castello di Cirò, provando a svelarne gli arcani, formulando tesi diverse in parte convergenti, teorizzando l’ipotesi che trattasi di uno schema collegato alla messa in pratica dei complessi calcoli del “Lunario novo”, elaborato da Luigi Lilio di Cirò da cui sortì il concepimento del calendario in uso quasi in tutto il mondo dal 1582. Secondo chi studia in continuità il pavimento stellato, lo schema fissa, oltre la reiterazione temporale, anche i cicli solari rispetto alle stagioni e alla latitudine del globo, all’interno dei tropici che delimitano la zona equatoriale, le due zone temperate e le due zone polari, quest’ultime estese dai poli ai rispettivi circoli.
In antichità si osservava il tempo dando molta importanza all’influenza che la luna aveva sul ciclo vitale della natura. L’osservazione della misurazione dell’epatta lunare continua ancora oggi a condizionare l’uomo sulle attività da svolgere, in ragione del trascorrere del tempo scansito da tradizioni plurimillenarie. La scienza non ha ancora svelato da quanti millenni l’uomo ha adottato il calcolo astronomico lunare, cui si è riferito per regolarsi nelle attività agrosilvopastorali e umane, in tante parti ancora correnti.
È risaputo invece che Aloysius Lilius Hypsichronaeus (cirotano) riuscì per primo nel mondo a teorizzare scientificamente il procedimento di calcolo dei cicli dell’epatta lunare, giungendo a definire con estrema precisione lo scorrere del tempo astronomico, dimostrando i suoi calcoli nel “Compendio Lunario novo”, concependo il metodo di misurazione e di correzione del tempo. Fu infatti Lilio a ideare la misurazione del tempo astronomico attraverso il calendario equilibrato, corretto ogni quattro anni con l’introduzione dell’anno bisestile di 366 giorni, che consente il recupero del giorno di ritardo maturato nell’arco temporale dei tre anni precedenti, estesi convenzionalmente 365 giorni. Dal compendio di Lilio scaturì la riforma del calendario romano, detto giuliano, con l’introduzione del calendario corrente, diffuso nel mondo da Papa Gregorio XIII, a partire dalla primavera dal 1582.
Gli anziani di Cirò tramandano che l’originale pavimento stellato del cortile del castello cela la mappa, che indica il nascondiglio di un grande tesoro. Questo teorema si aggiunge alle diverse tesi sin qui avanzate sull’enigmatico disegno crittografato del castello di Cirò, ognuna delle quali affascinanti, pur se nessuna di essa è approdata sin qui a dati incontestabili. Il lastricato stellato, disegnato con laterizi e ciottoli, continua tuttavia a incuriosire, costituendo un codice enigmatico, misterioso e bizzarro, che custodisce da secoli un intrigato e avvincente arcano, difficile da decifrare e anche per questo unico al mondo.
*Architetto e storico

