Fase 2: le prime messe con fedeli in Calabria tra mascherine, volontari e guanti

VIDEO | Riapertura con indicazioni ferree per evitare contagi. A Rosarno i volontari aiutano il parroco a far rispettare le regole igieniche e del distanziamento  

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di Agostino Pantano
18 maggio 2020
14:09

No all’acquasanta e al segno della pace, vietato pure l’uso di libretti per seguire le preghiere e la fila per ricevere l’ostia: sebbene con queste limitazioni anche in Calabria il “popolo di Dio” ha ripreso a gremire le chiese nel primo giorno dopo il confinamento.
Cinque messe, in 3 parrocchie, e 6 volontari che in ogni occasione indirizzano i fedeli verso il rispetto delle norme igieniche e del distanziamento personale, fulcro della “riapertura” anticipata delle chiese resa possibile da un protocollo tra ministero dell’Interno e Conferenza episcopale: solo per citare i numeri di Rosarno, nella diocesi di Oppido-Palmi.


La prima funzione è stata celebrata di mattina presto, non prima che il vicario vescovile generale in persona, don Pino Varrà, ricordasse ai fedeli già seduti tra i banchi le avvertenze.
«Utilizzeremo un solo ingresso – ha spiegato il sacerdote – useremo la mascherina ma lasceremo fuori i guanti, igienizzando le mani tramite i dispenser. Occuperemo i posti autorizzati, e segnati con una apposita indicazione e chi volesse ricevere la comunione dovrà rimanere in piedi, al proprio posto, perché sarà il celebrante a raggiungerlo». Nella chiesa rosarnese, quasi tutti i 90 posti autorizzati sono occupati – segno evidente che c’era attesa per il ritorno alla quasi normalità – tanto è vero che i fedeli stessi riferiscono di aver provato «una emozione indescrivibile» e di non «ritrovato affatto complicato rispettare le regole».

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Uno sforzo corale, quello di privarsi ancora dell’acqua santa e del segno della pace, che la diocesi guidata da Francesco Milito, ha seguito in ogni dettaglio.
«Con diverse riunioni tra i vicari – prosegue don Varrà – abbiamo messo nero su bianco le indicazioni da seguire, in coerenza con i documenti emanati dal governo, e in base al principio espresso anche da Don Bosco: il buon cristiano deve essere anche un buon cittadino». E in effetti tutto sembra andare per il verso giusto, non ci sono assembramenti neanche all’uscita – visto che si attraversano le porte laterali usate solo per defluire – e i volontari della parrocchia rivelano di essere operativi sin dalla prima mattina per abituare anche i parrocchiani alle novità imposte da una emergenza che ancora non è finita.

Giornalista
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