Katyuzhanka e il diario dell’ufficiale ritrovato nella scuola assediata dai russi

Il quaderno ritrovato in un istituto di Katyuzhanka, cittadina a 60 chilometri da Kiev che subì un assedio all'inizio del conflitto

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di Giusy Criscuolo
23 maggio 2022
12:22
Foto Radio Svoboda
Foto Radio Svoboda

Sono con N.O. che preferisce rimanere anonima e mi dice: “Sai ci sono storie che nessuno conosce. Tutti vanno alla ricerca dei sensazionalismi, ma la storia te la possono raccontare le piccole cose, come un diario o delle frasi scritte e lasciate per chi le potrà leggere”. Ci troviamo a Katyuzhanka, una cittadina nell’Oblast di Kiev, circa a 60 km dalla Capitale e a 40 circa da Irpen, Bucha, Gostomel. La cittadina ha subito un assedio armato da parte degli “occupanti” all’inizio del conflitto. Sembra che avessero aperto un posto di Comando ed è lo stesso luogo dove numerosi militari russi ricevettero delle medaglie “per essersi distinti” durante l’operazione speciale e le cui foto fecero il giro del web e furono ampliamente pubblicate dai medi russi. Ed è in questa scuola occupata che N.O. mi dice essere stato trovato il diario dato a “Radio Svoboda” per essere pubblicato.

Ma prima del racconto è giusto fare un inciso che racconti questa piccola realtà, presa di assalto nel mese di marzo e dove molte atrocità sono state commesse, così come in molte altre realtà che sono passate sottaciute perché più piccole. Mi viene raccontato questo tragico spaccato dove la vita dei civili è stata spenta allo stesso modo che a Bucha, fucilati per strada. I morti sono stati seppelliti nel cortile della scuola. La polizia ha lentamente riesumato e identificato i corpi. La cosa peggiore mi dice essere stata l’identificazione dei cadaveri in decomposizione dei propri cari.


Il diario

Ed è proprio nel perimetro della scuola che viene trovato questo diario. Probabilmente appartenuto ad un ufficiale. Lo evincono dalla scrittura e dalla correttezza grammaticale con cui sono scritte, nonché dal luogo dove è stato trovato, che era l’unica stanza della scuola tenuta in modo “ordinato”, come fosse l’ufficio di un Superiore. Il diario che riguarda le pagine della cittadina ha iniziato a essere scritto il 13 marzo, giorno in cui il villaggio è stato invaso. In esso, un militare, aveva iniziato ad annotare le sue riflessioni esistenziali su dove e perché l'esercito fosse arrivato in Ucraina, analizzando la strategia militare russa e raccontando come interrogava gli ucraini a Katyuzhanka.

“Durante le operazioni di pulizia dopo la disoccupazione del villaggio, tutti i dipendenti della scuola di Katyuzhanka sono stati incaricati di raccogliere tutto ciò che potesse avere valore utilizzabile come prova materiale in futuro”, avrebbe detto ai giornalisti Mykola Mykytchyk, il direttore della scuola.

È stato così trovato un diario in uno degli uffici, probabilmente occupato da uno degli ufficiali. E a detta del direttore: “Molto probabilmente un avvocato o un rappresentante del Servizio di sicurezza federale (FSB)”. La sua identità non sembra essere stata ancora identificata. Da alcune note nel diario, sembrerebbe che lui e i suoi uomini abbiano attraversato il confine ucraino il 24 febbraio. Pochi giorni dopo, il 28 febbraio, sono arrivati a Katyuzhanka.

Cominciò a descrivere i suoi pensieri il 13 marzo, quando l'esercito russo iniziò l’occupazione del villaggio da dove scavavano trincee da quasi due settimane. "Siamo andati a studiare, ma siamo entrati in guerra...” l’incipit del diario.

Il militare annota perfettamente il percorso effettuato per arrivare fino a lì. Partiti da Smolensk sono passati per la Bielorussia e sono entrati in Ucraina.

“Sono seduto a Katyuzhanka, questo è un villaggio. Sto studiando i documenti scolastici. Non ho ancora fatto i conti con il fatto di essere in un Paese straniero, ancora non credo nella guerra. Non so ancora se andrà tutto bene”.

Allo stesso tempo, si permette di dubitare delle scelte fatte dal Comando: “Ma tutto questo è vero? Muoversi in un paese straniero e bombardare le sue città? Volevano una guerra lampo e di conseguenza si sono seduti al quinto punto. Probabilmente la storia chiamerà le nostre azioni come il secondo hitlerismo e organizzerà un altro "Norimberga" e non mi vanterò, fu colpevole e fu combattuto, mi dispiace!”

Nelle pagine del diario i militari raccontano le perdite tra i loro. “Sbavature di artiglieria, UAV smussati ... le truppe non sono coordinate, trecento o duecento in abbondanza, e il comando nei rapporti parla solo di successo immaginario ... Putin avrà presto 70 anni, se morirà iniziando una guerra, succederà qualcosa!

Due giorni dopo, il 15 marzo, il militare avrebbe scritto che era probabile che un OGVS sarebbe stato organizzato nel loro luogo occupato, allestendo un Comando. “Ci sono voci nell'aria sulla controffensiva ucraina. Presumibilmente, i paesi aiutano con personale e attrezzature. Ma si tratta solo di voci” descriveva a distanza di quasi un mese dall’inizio dell’offensiva.

Iniziano così gli interrogatori: “Grazie agli sforzi congiunti del tuo umile servitore e impiegato, 12 persone sono state interrogate. Tutte naziste” avrebbe scritto “Sono stato spietato, crocifiggendoli con interrogatori e controinterrogatori, individuali e notturni”.

“Ancora una volta ho dovuto interrogare il prete, non posso dire che fosse morbido, per niente - la mia severità e professionalità sono state mostrate con puro sacrificio di sé, che ha suscitato l'ammirazione degli specialisti dell'FSB” - avrebbe scritto il militare nel suo diario - Gli interrogatori sono riusciti, informativi, promettono di fornire un pastore protestante per l'interrogatorio. Se ha qualcosa da nascondere, lo scoprirò, non importa quanto sia astuto, ho mangiato un cane con questi compagni, come si suole dire!”

E poi fantastica sulle prospettive di carriera: “I colleghi della sicurezza di alto rango prevedono un futuro di successo per me e promettono di aiutarmi a prepararmi e rimanere all'accademia” fantasticando sul fatto che desidera diventare giudice e riformare la magistratura.

Così alcune pagine di diario, che andranno nelle mani di chi gestirà i futuri processi per “crimini di guerra”, sono in grado di raccontarci cosa accade, come accaduto in Iraq, in Siria, in Afghanistan, in Libia, in Africa. Tutti quei quaderni e quei diari lasciati a marcire, sono in realtà un patrimonio inestimabile, dietro ognuno dei quali si nasconde una storia che si aggiunge all’infinito puzzle dell’umanità.

(Foto del diario Radio Svoboda)

Giornalista
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